La manifestazione degli edili ticinesi del 4 luglio è stata una magnifica sorpresa. Soprattutto nei numeri. L'alta adesione, espressione di un'intensa voglia di essere protagonisti del proprio destino, è stata esemplare.
I muratori non sono scesi in strada per chiedere aumenti. A gran voce hanno chiesto che la loro dignità di costruttori di case e di strade non sia calpestata. In una parola, esigono rispetto. Vogliono continuare a lavorare onestamente come hanno sempre fatto, nella consapevolezza di meritare a fine mese quanto gli spetta. Temono di diventare le vittime sacrificali di un sistema speculativo generatore di situazioni perverse come quelle verificatesi al cantiere Palace. Sanno che a pagare il prezzo più alto di un mercato del lavoro deregolamentato sarebbero gli ultimi anelli della catena, cioè loro, le maestranze.
La partecipazione massiccia degli edili è il segnale di una dignità mai sopita. Non era scontato. Le generazioni di muratori che han fatto le lotte e le conquiste più significative, come il prepensionamento, han lasciato il posto ai giovani. Questi han dimostrato di aver saputo raccogliere il testimone dai loro predecessori.
Il sindacato Unia ha invece ben assolto il mandato ricevuto dagli operai di tradurre il malcontento dei cantieri organizzando una giornata nella quale tutti insieme, uniti, si potesse gridare al mondo "Basta, così non va". Si potrebbe obiettare che questo è il normale compito di un sindacato. Anche questo non è così scontato. L'Ocst ha preferito essere più papista del papa, dispiegando mezzi e mezze bugie per vanificare la giornata. E a quel punto, il 4 luglio è diventata una scommessa.
Se parte delle imprese ha compreso quanto fosse anche nel loro interesse mantenere alta la guardia dopo lo scandalo Palace, non ostacolando la riuscita della giornata, altri hanno cercato di sabotarla. Si ha un bel dire «ogni operaio è libero di aderire o meno», se la libertà è condizionata alle ritorsioni aziendali. Definire poi "strumentalizzati" i muratori, come hanno fatto Vittorino Anastasia, direttore degli impresari costruttori, o l'editorialista del Giornale del Popolo, equivale a insultarli, indicandoli come incapaci d'intendere. La risposta l'han data gli operai stessi. Non erano pochi gli iscritti all'Ocst che hanno partecipato al corteo. Forse a farsi strumentalizzare è stato qualcun altro, tentando di soffocare la voce di chi gli paga lo stipendio.

Pubblicato il 

08.07.11

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