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Non è solo questione di celle

di

Stefano Guerra
Celle a tratti sovrappiene, zuffe, contatti visivi con reclusi adulti, assenza di un sostegno educativo e psicologico, agenti di custodia messi a dura prova, tensioni fra Magistratura dei minorenni da un lato, autorità carcerarie e Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione dall’altro. È questa la realtà del “regime minorile” per adolescenti in attesa di giudizio inaugurato quattro mesi fa al Penitenziario cantonale della Stampa a seguito dell’abbandono delle celle Pretoriali e quale soluzione ponte verso il nuovo carcere giudiziario, che sarà provvisto di una sezione riservata ai minorenni. area se n’è occupata la scorsa settimana. Si tratta del provvisorio, minore dei mali? Molti la pensano così. Noi dubitiamo. E tentiamo di esplorare un terreno nel quale non si addentra chi si limita a interrogarsi sulle condizioni logistiche della detenzione preventiva dei minori. In questa edizione area torna perciò sull’argomento, aprendo la discussione sui presupposti giuridici e le implicazioni etiche di quest’ultima così come praticata da anni anche in Ticino dove, come constata il professor Nicolas Quéloz, si ricorre con crescente disinvoltura e in maniera «criticabile e inquietante» all’incarcerazione dei minorenni in attesa di giudizio. Una misura, dice Quéloz, la cui applicazione dovrebbe essere «ridotta al minimo, anche in caso di reati gravi», alla quale invece si fa capo con sempre maggior frequenza anche nell’intento di dimostrare «che la legge esiste, che i magistrati dei minorenni fanno il loro lavoro, che reagiscono alla delinquenza giovanile», fenomeno che molti – compreso il capo del Dipartimento delle istituzioni Luigi Pedrazzini (cfr. area, n. 1-2, 14 gennaio 2005) – vorrebbero in aumento a dispetto di ciò che studi specialistici e statistiche ufficiali indicano, perlomeno a proposito di reati gravi. (1) Sintomo di una filosofia e di una prassi da tolleranza zero che avanza anche nella giustizia penale minorile in Svizzera, il ricorso sempre più disinibito alla detenzione preventiva assume una connotazione ancor più inquietante oggi in Ticino. D’accordo: l’incarcerazione di minori in uno stabilimento per adulti (proibita dal Codice penale) è misura eccezionale e transitoria; le esigenze dell’inchiesta – come spiega nell’intervista il Magistrato dei minorenni Silvia Torricelli – la possono in parte giustificare; la gravità di alcuni reati magari anche (come fa notare il deputato, ex consigliere di Stato ed ex direttore di carcere Alex Pedrazzini); e le condizioni di detenzione alle Pretoriali non erano certo migliori di quelle offerte attualmente nel comparto minorenni della Stampa. Ma tutto ciò non giustifica una prassi del Magistrato dei minorenni (avallata dai Giudici dell’istruzione e dell’arresto e da alcuni avvocati difensori) che di fatto al momento attuale in Ticino relega in secondo piano la primordiale finalità educativa del diritto penale minorile. Una finalità compromessa (o che arrischia di esserlo) da un impeto punitivo che, sfogato nelle condizioni che il cantone è in grado di offrire oggi agli adolescenti in attesa di giudizio, può anche essere giuridicamente corretto ma «discutibile da un punto di vista della sensibilità umana», in quanto «lede principi dei diritti del minore». (2) (1) Cfr. ad esempio lo studio di una commissione istituita dal Consiglio di Stato (“Rapporto sulla devianza penale giovanile nel Cantone Ticino”, ottobre 2002, p. 11), oppure “Délinquance juvénile: consommation de stupéfiants et vols avant tout”, comunicato stampa dell’Ufficio federale di statistica, 10.11.2003. (2) Serafino Privitera, “La giustizia penale per i minorenni nel Cantone Ticino”, www.ristretti.it/areestudio/estero/svizzera/htm. Nicolas Quéloz è professore ordinario di diritto penale e criminologia all’Università di Friburgo. Autore di numerosi studi sulla delinquenza giovanile e sulla giustizia penale minorile, nell’intervista concessa ad area sottolinea che «in particolare nel diritto penale minorile la carcerazione preventiva è una soluzione estrema, da adottare in ultima ratio» in quanto «l’obiettivo centrale di tale diritto è la rieducazione». «Incarcerare dei minorenni, e in particolare prima del giudizio – un periodo psicologicamente difficile –, non è auspicabile», sottolinea Quéloz che aggiunge: «La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, che la Svizzera ha ratificato nel ’97, stabilisce che tutte le misure prese dai magistrati devono servire l’interesse superiore dei minorenni. La stessa convenzione ricorda che la detenzione preventiva da un lato dev’essere ordinata in via eccezionale, dall’altro deve farsi in stabilimenti totalmente separati da quelli degli adulti. La Svizzera però ha ratificato la convenzione con una riserva, affermando che non è in grado di garantire l’applicazione di questa clausola». A quali condizioni un minorenne può essere posto in detenzione preventiva? Ci vuole una base legale, il rispetto del principio di proporzionalità e un interesse pubblico. Che la persona sia un adulto o un minorenne, bisogna che esista un grave indizio di colpevolezza nei suoi confronti. Inoltre la carcerazione preventiva può essere pronunciata se esiste uno dei motivi seguenti: il pericolo di fuga, il pericolo di collusione [quando l’interessato, in particolare per mezzo di contatti con complici o testimoni, potrebbe compromettere concretamente le operazioni istruttorie o distruggere le prove, ndr] e il pericolo di recidiva. Come si presenta la realtà svizzera oggi? Esiste una differenza fra i cantoni latini e la Svizzera tedesca. Nei primi, Ticino compreso, si registra un aumento sia della carcerazione preventiva sia delle pene detentive nei confronti dei minorenni. Nei cantoni latini si ricorre con frequenza sempre maggiore – e in maniera criticabile e inquietante – alla detenzione. Si vuole dimostrare che la legge esiste, che i magistrati dei minorenni fanno il loro lavoro, che reagiscono alla delinquenza giovanile. Negli ultimi anni anche nella giustizia penale minorile in Svizzera sta emergendo la filosofia della tolleranza zero importata dagli Stati Uniti. Ma a mio avviso la carcerazione preventiva di minorenni dev’essere ridotta al minimo, anche in caso di reati gravi. Per qualche ora, anche per uno o due giorni, ritengo sia ammissibile farvi ricorso. A condizione che sia per motivi strettamente legati all’inchiesta, come la raccolta e la messa al sicuro delle prove, oppure per evitare la fuga. Purtroppo queste misure si prolungano, ed è a quel punto che vanno trovate delle alternative. Quali ad esempio? Un’alternativa è quella di collocarli in un istituto educativo. Si tratta di una soluzione usata molto più frequentemente per i giovani svizzeri che non per quelli stranieri. Avendo spesso uno statuto precario o minori risorse rispetto agli svizzeri, la tendenza è quella di mantenere quest’ultimi in detenzione preventiva per periodi più lunghi: c’è una netta differenza di trattamento fra giovani svizzeri e giovani stranieri. Per tornare al collocamento, il problema è la carenza di strutture adeguate, in particolare di istituti chiusi. Gli stabilimenti esistenti sono pieni, e le liste d’attesa lunghe. Altre alternative – ma lo riconosco: esistono spesso difficoltà enormi nel metterle in atto – potrebbero essere una famiglia di accoglienza, il mantenimento nella sua stessa famiglia con delle misure di accompagnamento, oppure il collocamento in un istituto educativo aperto. La tesi che va per la maggiore è che il ricorso più frequente al carcere preventivo nei confronti di minori non è che il riflesso dell’aumento della delinquenza giovanile. Cosa ne pensa? Conosco le statistiche, quelle sulla delinquenza e quelle sulle sanzioni nei confronti dei minorenni. E constato questo: da un lato si adottano o si richiedono misure sempre più energiche, dall’altro i minorenni che commettono reati gravi rappresentano in Svizzera un’infima minoranza (il 2 per cento circa) dei giovani condannati per aver infranto la legge. E allora perché questa enfasi sull’inasprimento della giustizia nei loro confronti? Silvia Torricelli, l’impressione che uno ricava dal sovraffollamento del comparto minorenni alla Stampa è che lei ricorra con facilità alla carcerazione preventiva. La procedura per i minorenni è uguale a quella per gli adulti. Se ci sono i motivi, allora ordino un fermo. Il giorno successivo sarà il Giudice dell’istruzione e dell’arresto (Giar) a valutare se esistono i presupposti per tramutare il fermo in arresto. E in caso di arresto viene subito nominato un avvocato d’ufficio (se non ce n’è uno di fiducia). Lui, come pure il minorenne, può inoltrare un’istanza di libertà provvisoria. Per un magistrato dei minorenni avere degli adolescenti in carcere preventivo è stressante: sarei una masochista se provassi piacere nell’arrestarli. Però la carcerazione preventiva spesso si prolunga per settimane o mesi. Si, è vero. Nei mesi scorsi si sono verificati dei casi che hanno determinato delle carcerazioni più lunghe del solito: un tentato omicidio, ripetute aggressioni a scopo di rapina, infrazioni aggravate alla Legge sugli stupefacenti per spaccio di importanti quantitativi di cocaina. Si tratta di infrazioni gravi. E poi nelle aggressioni a scopo di rapina che ho citato erano coinvolti sette correi, cinque minorenni e due maggiorenni: in tali casi c’è un alto pericolo di collusione, e per accertare i fatti ci vuole più tempo. In altri casi il pericolo è la recidiva, perciò dobbiamo attendere la perizia psichiatrica. E di solito i periti ci mettono fra i 60 e 70 giorni a depositarla. Infine, alcuni ragazzi coinvolti nelle ultime inchieste, pluri-recidivi, avevano già esaurito in precedenza le possibilità di collocamento in istituti ticinesi: trovare loro un posto in Svizzera interna non è facile. Il problema è che non ci sono alternative. Non teme che, viste le condizioni di detenzione che oggi il Cantone offre ai minorenni, le carcerazioni preventive prolungate si trasformino di fatto in una punizione anticipata, senza alcuna valenza rieducativa? No. Nel diritto penale minorile la pena è sussidiaria alla misura educativa. E la detenzione preventiva è strettamente finalizzata agli obiettivi dell’inchiesta. Ripeto: da un lato c’è stata una serie di reati gravi che prima non si verificavano, dall’altro se dobbiamo fare delle perizie psichiatriche, ad esempio, i tempi sono quelli che sono. È il caso di uno dei ragazzi che abbiamo attualmente in detenzione preventiva. Nel 2004 è già stato arrestato quattro volte. Ogni volta che veniva messo in libertà provvisoria ricominciava, e ogni volta il Giar ha riconfermato l’arresto. Box Alex Pedrazzini, da un punto di vista etico e giuridico è sostenibile mantenere dei giovani in attesa di giudizio alla Stampa? No. Ma vi è una differenza sostanziale tra quanto “dovrebbe essere” e quanto si può concretamente offrire in questo ambito. Nel canton Ginevra da anni all’interno del carcere di Champ Dollon vi è un’unità per i minorenni in palese violazione della legge. A più forte ragione è difficile fare combaciare teoria e pratica in Ticino. Ma conoscendo le condizioni di detenzione nelle pretoriali e quelle alla Stampa, non v’è dubbio che la seconda soluzione sia di gran lunga preferibile alla prima. Senza nulla togliere al personale delle pretoriali, che fa miracoli. Il professor Quéloz constata che nei cantoni latini vi è un crescente e «inquietante» ricorso alla carcerazione preventiva di minori. Condivide? Conosco e stimo il professor Quéloz e quanto dice è certamente corretto. Ci si deve chiedere però: per quale ragione si registra questo fenomeno? Non credo che sia per crudeltà mentale dei magistrati. Si è confrontati a reati più gravi e ad una “clientela” più difficile. È triste dirlo, ma il delinquente rumeno di sedici anni che in gioventù per sopravvivere ha dovuto sbrogliarsela da solo nelle fogne di Bucarest è in realtà un adulto. La giustizia deve quindi adeguare le sue risposte a queste nuove realtà. Come valuta l'approccio adottato negli ultimi anni dalla giustizia penale in Ticino nei confronti dei minorenni, in particolare per quel che riguarda la detenzione preventiva? Per esperienza posso assicurare che nella Giustizia è più facile gridare allo scandalo che non gestire il quotidiano. Nessuno di noi vorrebbe vedere dietro alle sbarre un minorenne. Però mi si dica che genere di alternativa esiste durante l’inchiesta se si è confrontati ad esempio ad un diciassettenne straniero, senza nessun aggancio col nostro Paese, accusato di violenza carnale e tentato omicidio. Attendo proposte.

Pubblicato

Venerdì 21 Gennaio 2005

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