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L'editoriale

Non è politica familiare

di

Claudio Carrer

Viene venduta come una “misura di politica familiare”, di “promozione e di sostegno della famiglia” e pertanto può dare l’impressione di essere una buona cosa, una giusta risposta ai bisogni della maggioranza della popolazione, ma non è affatto così. Parliamo della recente modifica della Legge federale sull’imposizione diretta, che in apparenza introduce un trattamento fiscale di favore per i genitori con figli minorenni o in formazione, ma che in realtà rappresenta solo un regalo alle famiglie più ricche del Paese, quelle con un reddito annuale dai 150.000 franchi in su.

Per tutte le altre poco o nulla. Anzi, l’onere di pagare il prezzo per i 350 milioni di franchi che verrebbero a mancare nelle casse dello Stato.


La revisione legislativa contro cui il Partito socialista ha promosso il referendum (il formulario per le firme in allegato) è stato uno degli ultimi atti del Parlamento prima delle elezioni, voluto da Udc, Plr e Ppd (il sedicente “partito della famiglia”). Un atto che va a intaccare uno dei principi fondamentali dell’imposizione fiscale in Svizzera, secondo cui ciascuno deve contribuire al finanziamento delle prestazioni dello Stato proporzionalmente alla sua capacità economica. Il testo prevede un aumento da 6.000 a 10.000 franchi delle deduzioni fiscali per i figli, da cui trarrebbe vantaggio solo un’infima minoranza della popolazione, che oltretutto non ne ha bisogno: gli sconti più sostanziosi sono infatti per i redditi superiori ai 200.000 franchi. Tenuto conto poi che il 45 per cento delle famiglie non paga l’imposta federale diretta perché guadagna troppo poco e che quelle che la pagano e hanno un reddito fino a 150mila franchi avrebbero diritto a deduzioni minime, risulta che a beneficiare del 70 per cento dei 350 milioni di franchi di sconti previsti sarebbe il 5,8 per cento di tutte le economie domestiche. Il 95 per cento della popolazione dovrebbe invece fare i conti con le inevitabili conseguenze: tagli nel sociale, nella formazione, nei servizi pubblici e di altre prestazioni dello Stato che i Cantoni attuerebbero per compensare le perdite fiscali.


Questa è politica clientelare. La politica familiare è altra cosa e la si dovrebbe pensare a partire dai problemi reali: le difficoltà a conciliare lavoro e vita privata, a trovare un alloggio a pigione moderata o a pagare i premi dell’assicurazione malattie. Se questi 350 milioni che si vogliono regalare ai ricchi venissero destinati a finanziare i sussidi di cassa malati (2,7 miliardi di franchi il contributo della Confederazione nel 2018) questi verrebbero aumentati del 13 per cento e andrebbero alle famiglie meno abbienti e del ceto medio, cioè alla maggioranza della popolazione.

Pubblicato

Giovedì 7 Novembre 2019

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