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Non è l'Europa che vogliamo

di

Manon Schick

La capitale italiana ha accolto, lo scorso week-end, i dirigenti europei riuniti per celebrare il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma. L’occasione per ricordare che questo accordo ha fatto al continente un regalo inestimabile: la pace. Ma è pure l’occasione per dire che la politica dell’Unione europea in materia di migrazione è oggi ben lontana dai valori fondatori di rispetto dei diritti umani e della dignità umana.


Negli ultimi anni i dirigenti europei hanno speso miliardi per erigere barricate attorno all’intero continente e innalzare dei muri lungo le sue frontiere. Hanno pure firmato un vergognoso accordo con la Turchia. Il tutto con il solo obiettivo di impedire ai rifugiati di raggiungere il nostro territorio. Poco importa se questi profughi sono fuggiti dalla Siria, dall’Iraq o dal Sudan. Poco importa se molti di loro rispondono ai criteri per ottenere una protezione. Poco importa se mettono in pericolo la propria vita salendo a bordo di imbarcazioni di fortuna, ritrovandosi così alla mercé dei passatori. Chiaramente ai leader europei tutto questo non interessa.


Questa non è l’Europa che voglio. Non voglio paesi incapaci di dimostrare la benchè minima solidarietà, scaricando tutta la responsabilità su Italia e Grecia, che si trovano ad applicare una politica disumana. Non voglio che i rifugiati fuggiti dalla Siria vengano trattati come criminali, vengano incarcerati sull’isola di Lesbo perché non hanno un permesso di soggiorno o siano lasciati a marcire in campi profughi insalubri per mesi e mesi.
Non voglio paesi come l’Ungheria, che incarcera automaticamente tutte le persone che arrivano sul suo terrritorio, bambini inclusi, in container circondati da filo spinato. Credevo che queste immagini appartenessero a un passato ormai lontano.


Non voglio un’Europa che passa più tempo a riflettere sul come barricarsi invece di salvare vite umane. Oltre 5.000 persone sono morte nel Mar Mediterraneo nel 2016, e la settimana scorsa l’ennesimo naufragio ha ucciso 250 persone. Questi drammi non sono delle tragedie inevitabili : sono la conseguenza di decisioni politiche, come non permettere la creazione di vie di accesso legali e sicure verso l’Europa ai rifugiati.
Voglio un continente che concede una protezione a delle persone in fuga dalla guerra. L’Unione europea e la Svizzera possono e si devono svegliare. Siamo stati capaci di costruire la pace sul nostro continente, dobbiamo essere capaci di ritornare ai nostri valori costituenti: il rispetto e la protezione dei diritti fondamentali.

Pubblicato

Giovedì 30 Marzo 2017

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