Grazie all'unità dei lavoratori delle Officine Ffs di Bellinzona nella lotta contro lo smantellamento dello stabilimento industriale, grazie anche al sostegno della popolazione ticinese, del mondo politico e del Consiglio di Stato il "Disastro annunciato" (area, 14.3.08), fortunatamente, non si è verificato. Per fermare la pericolosa manovra dei vertici della Ffs era decisivo l'intervento del Consigliere federale Moritz Leuenberger: ha convinto i capi delle Ffs a ritirare il loro piano di ristrutturazione e di sedersi alla "tavola rotonda".
Con l'accordo di intavolare delle trattative non tutti i problemi erano stati risolti, anzi, cominciava il confronto decisivo per la ricerca di soluzioni atte a garantire un futuro alle Officine. Il comitato di sciopero e il suo presidente Gianni Frizzo avevano chiesto delle ampie garanzie prima di discutere con le Ffs e avevano fatto capire che a Bellinzona tutto doveva continuare come prima. La richiesta di tali garanzie preliminari era stata criticata da diversi media della Svizzera interna, poiché non lasciavano quasi spazio alle trattative. In Ticino, però, la preparazione della "tavola rotonda" e gli esiti della trattative sono stati riportati dai media più da una posizione di sostenitore che di osservatore.
Dopo il primo turno di trattative a Lucerna, Gianni Frizzo e i suoi compagni hanno continuato a dire che Bellinzona era nelle cifre nere, e i tre quotidiani ticinesi lo hanno ripetuto benché già allora il mediatore, Franz Steinegger, aveva precisato che, calcolando a prezzi di mercato, le Officine sarebbero nelle cifre rosse. In occasione del terzo turno della "tavola rotonda" del 23 giugno tutti i partecipanti si sono impegnati a contribuire al miglioramento del risultato economico delle Officine Ffs di Bellinzona di almeno 10 milioni di franchi entro il 2010. Malgrado la implicita ammissione che le Officine non erano più concorrenziali, i giornali ticinesi non hanno messo in risalto questo fatto, forse per (un falso) rispetto verso i lavoratori. Tuttavia, in una situazione oggettivamente difficile, non serve chiudere gli occhi davanti all'evidenza. Sarebbe più utile che i media accompagnassero criticamente i lavoratori  spronandoli ad attuare le diverse misure per rendere più efficienti le Officine.
Sorprende come in Ticino tutta l'attenzione è concentrata sulle Officine di Bellinzona, mentre Ffs Cargo non sembra essere un argomento benché navighi in acque molto agitate. In seguito alla liberalizzazione del trasporto merci su rotaia, una decisione secondo me sbagliata, ma oggi praticamente non più reversibile, Ffs Cargo avrebbe bisogno di forgiare un'alleanza per il traffico merci internazionale poiché da sola, alla lunga, rischierebbe di naufragare mettendo in grave pericolo anche le Officine. Inoltre le Officine avrebbero bisogno di cooperare con altre aziende per assicurare un volume sufficiente di lavoro al suo settore mantenimento carri. Proprio adesso è in forse il rinnovo del contratto con la Hupac.
Ci sono tante domande  e parecchi interlocutori interessanti per poter chiarire le opportunità di successo delle Officine. Ma perché, in Ticino, i giornalisti non sono un po' più curiosi?

Pubblicato il 

27.06.08

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