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Non c’è nulla di “ineluttabile”

di

Fabia Bottani
Francesco Bonsaver
Ineluttabile. Questo l'aggettivo più frequentemente usato dai vertici della Rtsi per giustificare il progetto di unione o fusione, a seconda dei punti di vista, dei servizi giornalistici radio, televisivi e internet. Un "progetto multimediale" già deciso che prevede entro l'autunno il trasferimento delle cronache della Svizzera italiana della radio da Lugano- Besso alla sede della televisione di Comano, in stretta collaborazione con la redazione del Quotidiano. Seguiranno le altre redazioni. Nel mare delle notizie giornaliere possibili, la notizia scelta verrebbe vestita «con la magia dei suoni per il servizio radiofonico, con la magia delle immagini per il servizio televisivo e con l'intreccio di tutto ciò e della parola nella pagina multimediale», per usare le parole di Edy Salmina, neo responsabile dell'informazione alla Rtsi. Aldilà delle importanti questioni del coinvolgimento dei dipendenti nel processo di trasformazione e della qualità del servizio pubblico che ne scaturirebbe, tale processo è veramente ineluttabile? Come si stanno comportando le altre unità del gruppo Ssr Idée Suisse? Cosa succede nelle redazioni radio e televisive del resto della Svizzera?

«Le decisioni e i sistemi organizzativi in questo settore evolvono molto rapidamente. Ogni anno anche alla televisione e alla radio romanda si sperimentano progetti, si tentano nuove vie. In questo momento, tuttavia, non mi risulta vi sia in cantiere un progetto di unificazione multimediale come quello in corso nella Svizzera italiana», afferma Valérie Perrin, del sindacato Sindacato svizzero dei media (Ssm) per la Svizzera romanda. «Forse si è iniziati in Ticino perché la geografia lo permette con minor sforzo rispetto alla Romandia e alla Svizzera tedesca», aggiunge.
Una decina di anni fa, racconta la signora Perrin, nella Svizzera Romanda fu lanciato il progetto "Opera" il cui scopo era quello di unificare a Losanna tutti gli studi radiofonici. La decisione sollevò reazioni sia da parte dei dipendenti sia della popolazione affezionata alla sede ginevrina, una sede storica, con una sua identità. Purtroppo la reazione non portò i frutti sperati tanto è vero che ora a Ginevra non esistono praticamente più studi radio se non "di emergenza". «Da allora non ci si è più spinti oltre nel "fondere". Quello che ci si limita a fare è creare una certa sinergia, una certa interrelazione a livello informatico e multimedia. Questo significa che benché radio e televisione abbiano ognuna un proprio sito internet, tra i due vi sono sempre maggiori correlazioni grazie a dei collegamenti».
«Certo, il passaggio di giornalisti tra radio e televisione è una realtà che la Ssr Srg conosce da sempre, ma questa è un'altra cosa», aggiunge Perrin. «Questa è polivalenza e non una confusione totale dei ruoli. Qui non si tratta di far elaborare a un giornalista una notizia "standard" che poi dovrà essere utilizzata con i dovuti accorgimenti da radio, tv o internet. Il giornalista "tutto fare" non è in cantiere», spiega. Al massimo in Romandia si sta lavorando in previsione di filmare certi "flash informativi" radiofonici per poi metterli su internet; in passato sono anche già stati filmati alcuni dibattiti o trasmissioni particolari per poi esser messi online. «Ma di "fusione" quasi totale tra radio, tv e internet non se ne parla, o quanto meno noi non ne siamo assolutamente informati. E ciò sarebbe molto grave...».
«Molto spesso decisioni come quella che si sta portando avanti in Ticino vengono presentate come una necessità del nostro tempo per seguire le nuove esigenze della popolazione sempre più fruitrice di internet e della multimedialità», afferma Perrin. ("L'obiettivo finale della nuova organizzazione è quello  rispondere in modo tempestivo, efficace e convincente alle grandi trasformazioni che stanno cambiando il volto del mercato e del comportamento del pubblico", ha detto recentemente Dino Balestra a La Regione Ticino). «Ma qualcuno si è preso la briga di svolgere dei sondaggi, far riempire questionari ai ticinesi per sapere se effettivamente anche questo pubblico è così "tecnologico", "multimediale" e desideroso di avere un'informazione come quella che si pensa di fare? È una domanda fondamentale che i promotori del progetto devono porsi e cui devono sapere rispondere, dati alla mano….», conclude la sindacalista.
«Siamo molto sorpresi delle notizie che arrivano dalla Svizzera italiana. Nella Svizzera tedesca di progetti come quelli in atto in Ticino non si è mai sentito parlare», racconta Ernst Gräube, segretario del Sindacato svizzero dei media (Ssm) della televisione svizzerotedesca a Zurigo. «Esiste una discussione di unificazione nel settore dell'alta tecnologia. Ma il progetto è molto in ritardo rispetto ai tempi previsti, anche perché conosce forti resistenze. Nel passato c'è stato anche un tentativo di centralizzare gli studi radio nella sede di Zurigo, ma il progetto è fallito per ragioni di federalismo. L'idea aveva suscitato forti reazioni politiche a Basilea e Berna, facendo affossare definitivamente il progetto». In Svizzera tedesca nulla sembra accennare a questo processo "ineluttabile". Ancora Gräube: «Teoricamente sarebbe possibile un primo passo di riunificazione delle redazioni online. Ma neanche questa possibilità è mai stata oggetto di discussione in Svizzera tedesca. Lo stabile della Radio è stato completamente rinnovato lo scorso anno. È molto difficile che la Drs accetti di abbandonare il nuovo edificio. Tanto più che nello stabile nel quale è insediata la Televisione svizzerotedesca (Sf) non esiste lo spazio materiale per inserirvi anche la Drs». Non pensate che il Ticino possa fungere da apripista per un nuovo modello che sarà poi esportato nelle altre unità della Ssr? «Il nuovo modello è quello della Svizzera romancia. È stato costruito un nuovo edificio nel quale lavorano tutte le redazioni. Ma si tratta di una unificazione di tipo fisico, nel senso che lavorano nello stesso posto, mentre il sistema di lavoro rimane separato» conclude Gräube.
Ma allora, il "modello ticinese"  è  o non è ineluttabile? Quello che per ora è certo è che, nel resto della Svizzera, del modello che si sta imponendo in Ticino non se ne è mai sentito parlare. Un caso? Una svista? O una precisa volontà della Direzione generale Ssr Srg di "tacere" fino a quando non ci saranno più dubbi che il modello ticinese sia quello giusto da attuare anche nel resto della Svizzera? Prima si sperimenta a Lugano? Il dubbio si scioglie  ascoltando la dichiarazione rilasciata ad area dal portavoce della Ssr Srg Idée Suisse, Daniel Steiner, secondo cui il Ticino  è piuttosto il banco di prova «e così potremo semmai adottare questo modello altrove».

"Spetta a Balestra decidere"

La Ssr Srg Idée Suisse vorrà vendere o meno lo stabile della Radio della Svizzera Italiana di Lugano Besso? La domanda anima il cuore di molti giornalisti e di molti ticinesi. Ma la domanda dimentica o meglio, ignora il fatto che a decidere della vendita in realtà è solo il Signor Dino Balestra. «È il Signor Balestra a dover stabilire se è ancora utile o meno possedere lo stabile di Lugano-Besso. Qualunque decisione prenderà noi l'accetteremo». A riaffermarlo ad area è stato Daniel Steiner, portavoce della Ssr Srg Idée Suisse, dopo che appena qualche giorno fa, Armin Walpen, Direttore generale dell'azienda radiotelevisiva, lo aveva affermato in una lettera scritta di suo pugno al sindacato Ssm Sezione Ticino in risposta alla petizione lanciata. «Anche se il proprietario ultimo è la Ssr Srg, la decisione non spetta a noi», ha ribadito più volte Steiner senza voler aggiungere altri commenti nemmeno sul fatto che alla fine dei conti i soldi della vendita tornerebbero nelle tasche della Ssr Srg...

Pubblicato

Venerdì 25 Gennaio 2008

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