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Noi vi dimentichiamo

di

Gianfranco Rosso
Né amnistia né dibattito: il Consiglio federale non cede alla richiesta di una regolarizzazione dei sans-papiers e il Parlamento si sottrae alla discussione. Il movimento però non molla e approfitta del tempo che passa per crescere, per diventare una realtà sempre più «nazionale». Martedì, queste donne e uomini senza diritti sono tornati davanti a Palazzo federale per far sentire la loro voce e per ascoltare le parole di solidarietà di una quindicina di Consiglieri nazionali della sinistra. «Non vi dimenticheremo», ha assicurato la socialista Ruth-Gaby Vermot all’indomani dell’ennesimo schiaffo del Consiglio federale, il quale, rispondendo ad una serie di domande di Consiglieri nazionali, ha ancora una volta escluso l’ipotesi di un’amnistia. Il Parlamento non vede l’urgenza Ad erigere il muro fra le istituzioni e la realtà sociale ha collaborato però anche il Parlamento: il Consiglio nazionale ha infatti respinto una mozione d’ordine della sinistra che chiedeva di accordare l’urgenza ai numerosi atti parlamentari sul tema dei sans-papiers. I Consiglieri nazionali socialisti sono usciti così dal palazzo per ammettere la loro sconfitta: «ora abbiamo più bisogno noi di voi che voi di noi» ha detto il capogruppo socialista alle Camere Franco Cavalli, auspicando un’ulteriore forte crescita del movimento popolare. «Del resto» -ha aggiunto- «come volete che il nostro governo si occupi di voi quando non ha nemmeno il coraggio di esprimersi sulle migliaia di licenziamenti che toccheranno i dipendenti di Swissair». Il vodese Pierre-Yves Maillard, sin dall’inizio al fianco dei sans-papiers, ha invece denunciato il doppio profitto che il lavoro nero rappresenta per alcuni: «i padroni approfittano da un lato della forza lavoro dei clandestini e dall’altro usano la loro presenza per fare pressione sui salari dei lavoratori regolari». Ciò nonostante il Parlamento chiude gli occhi, nasconde la testa sotto la sabbia, rendendosi così corresponsabile per quelle migliaia di persone che vivono e lavorano in Svizzera sfruttate da un padronato che si crede al di sopra della legge. Il movimento cresce Ma i sans-papiers non si perdono d’animo, proseguono la loro battaglia con grande lucidità. Un loro portavoce spiega ad «area» le prossime mosse: «dopo quattro mesi il movimento è cresciuto, anche se non in modo sufficiente per essere considerato un movimento nazionale. I due mesi che ci separano dalla prossima sessione, li sfrutteremo per proseguire il lavoro a Zurigo e a Basilea. Un movimento forte sarà la nostra risposta al silenzio del parlamento, dal quale ritorneremo in dicembre. Per far questo dobbiamo crescere nella Svizzera tedesca e, speriamo, anche in Ticino». Manca ancora l’impegno concreto Secondo te hanno fatto abbastanza i politici della sinistra e il mondo sindacale? «Per essere onesto no. Sui principi sono tutti d’accordo, ma manca un impegno concreto delle organizzazioni. Con questo non voglio però sminuire l’impegno singolo di molti compagni, che ci sono vicini e ci garantiscono aiuti concreti». La lotta, dunque, continua... su tutti i fronti.

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Venerdì 5 Ottobre 2001

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