Una rete di solidarietà per gli «invisibili» costretti alla clandestinità da un sistema legale che, di fatto, li fabbrica e li sfrutta con molta ipocrisia. Non esistono, ma hanno tutti un volto, una storia, un futuro a cui aggrapparsi. Alludiamo ai «sans papiers», agli «illegali» che vivono nel nostro paese ai margini della società, costretti come sono a nascondersi per non essere espulsi dalla Svizzera come «una merce» inutile, un peso fastidioso di cui liberarsi senza lasciare tracce. Senza documenti significa senza diritti. E significa soprattutto essere esposti allo sfruttamento e agli umori dei datori di lavoro che ripagano «i clandestini» con la moneta della precarietà, dell’incertezza. Non esistono, eppure vivono tra di noi da uno, cinque, dieci anni. Non esistono, ma lavorano. Perennemente in bilico, i «sans papiers» non hanno nessuna rete di sicurezza. Se cadono è la fine. Contro questa situazione, che tocca in Svizzera migliaia di persone, si è mobilitato il collettivo dei «sans papiers» di Friburgo che ha aperto la strada ad altri movimenti a Neuchâtel, La Chaux-de-Fonds e, da ieri, anche a Ginevra. I comitati di sostegno chiedono, compatti, una soluzione globale. Una soluzione collettiva che vada dunque ben al di là delle soluzioni individuali, caso per caso, che finiscono spesso per essere arbitrarie. La regolarizzazione collettiva dei «sans papiers», che privilegia il discorso della solidarietà, ci pare un atto di giustizia nei confronti di tutte quelle persone che giungono nei paesi ricchi per raccogliere, quando non vengono respinte dal muro delle frontiere, le briciole del benessere (pagate a caro prezzo). La lotta dei «sans papiers» è molto importante e va ben oltre la vicenda umana del clandestino. Perché denuncia la paradossale e fallimentare politica migratoria della Svizzera e dell’Unione europea, autentiche fortezze che violano il principio della libera circolazione di tutte le persone. Calpestano, insomma, un diritto dell’essere umano. Ma non facciamoci molte illusioni: la nuova legge sugli stranieri (ancora in discussione) e la nuova revisione della legge sull’asilo alimenteranno la fabbrica istituzionale dei «sans papiers».

Pubblicato il 

31.08.01

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