< Ritorna

Stampa

 

No, cioè sì a un'altra Europa

di

Gianfranco Rosso
Il primo a ricordare che vi sono anche ragioni di sinistra per opporsi all’accordo di Schengen/Dublino è stato il consigliere nazionale Christoph Mörgeli, fedele amico e consigliere di Blocher, considerato l’ideologo dell’Udc. Lo ha fatto (durante il dibattito tenutosi questa settimana alla Camera del popolo) per ridicolizzare un suo avversario politico, il socialista Remo Gysin, che solo due anni fa era un fermo oppositore di Schengen e oggi ne esalta le virtù. Ma Mörgeli ha avuto il merito di ricordare che non bisogna essere per forza nazionalisti e di destra per opporsi ad uno strumento inventato dall’Unione europea. Schengen e Dublino vengono presentati come elementi costitutivi di un continente senza frontiere, ma in realtà non sono che dei mezzi di repressione militare e poliziesca che mirano a selezionare la presenza straniera sul territorio e dunque a controllare i flussi migratori. «Schengen e Dublino trasformano l’Europa in una fortezza, in un continente che chiude le porte al Terzo mondo», commenta la consigliera nazionale vodese Marianne Huguenin, del gruppo “A gauche toute” (Solidarietà e Partito del lavoro). Gruppo che ha votato contro questo accordo (siglato con l’Unione europea nel quadro dei Bilaterali bis), ma che nel plenum ha avuto diritto solo a due minuti e mezzo per presentare e motivare la propria posizione su tutti gli otto accordi in discussione. Al termine del dibattito, Marianne Huguenin ha spiegato ad area le ragioni che hanno spinto il suo gruppo a prendere le distanze dal resto della sinistra. La parlamentare vodese fa subito presente che «tutta la sinistra europea a suo tempo si era opposta con forza a Schengen e Dublino» e aggiunge che è «legittimo» avere una posizione critica anche se si è favorevoli all’adesione della Svizzera all’Unione europea: «noi vogliamo andare in Europa per combattere al fianco delle forze della sinistra europea e non per accettare tutto quello che è oggi l’Europa», spiega Huguenin. L’abolizione dei controlli sistematici alle frontiere interne al cosiddetto spazio Schengen viene infatti compensata dall’erezione di una specie di muro verso l’esterno. “A gauche toute” parla di un «sistema poliziesco ipertrofico», che ha il suo cuore nel cosiddetto Sistema di sicurezza di Schengen (Sis), una gigantesca banca dati in cui «nel 2003 erano memorizzati milioni di dati riguardanti circa 900 mila persone, di cui solo il 2 per cento ha commesso un reato o è ricercato. Il resto è costituito da immigrati e asilanti. Tra qualche tempo verranno immessi anche i dati biometrici delle persone e a quel punto la situazione rischia di finire fuori controllo». Tra gli aspetti problematici vi è poi Dublino, l’accordo indissolubilmente associato a Schengen che ha lo scopo di limitare il diritto d’asilo. Esso prevede che il richiedente possa inoltrare una sola domanda in tutta l’Unione europea e nel primo paese in cui ha messo piede. Tutti gli altri stati sono autorizzati ad espellerlo senza troppe formalità e senza per esempio verificare le ragioni che lo hanno portato a fuggire dal suo paese di origine. «Una persona che farà richiesta d’asilo alla Svizzera in quanto perseguitata non da uno stato (circostanza che il nostro Paese, a differenza di altri, non riconosce come motivo valido per concedere l’asilo) perderà il diritto di ottenerlo in tutta Europa», fa notare Marianne Huguenin. «Schengen/Dublino – prosegue la parlamentare vodese – è insomma una fabbrica di sans-papiers, che alla fine colpirà tutti noi. Con i controlli mobili che si terranno nei trenta chilometri al di là e al di qua delle frontiere interne verranno prese di mira le persone con un certo colore della pelle, con tratti somatici non occidentali o con un aspetto non europeo. L’apparenza giocherà insomma un ruolo fondamentale. Così non si fa altro che creare un clima di insicurezza e di paura. La libera circolazione è un’altra cosa». Signora Huguenin, come mai queste posizioni trovano scarsa accoglienza all’interno della sinistra? «Una parte della sinistra ha una visione piuttosto pragmatica e, a costo di andare in Europa, è pronta ad accettare tutto. Dimenticandosi forse che non è l’Europa ad averci imposto l’associazione a Schengen/Dublino ma che è una richiesta svizzera. A mio avviso la sinistra dovrebbe lottare per un’altra Europa». “A gauche toute” come concretizzerà la sua opposizione? «Noi non lanceremo il referendum, ma se questo vi sarà, in campagna faremo di tutto per far apparire anche il no di sinistra. Soprattutto per preparare il terreno per combattere la legge sugli stranieri, che con il suo sistema “dei due cerchi”che discrimina i non europei, ricalca perfettamente l’ideologia alla base di Schengen/Dublino». Perché rinunciate al referendum? «Per ragioni pratiche, ma anche per calibrare le nostre forze. Riteniamo più importante tenere le forze per combattere la Legge sugli stranieri e sull’asilo, attorno alle quali è più facile costruire un certo consenso». Un referendum da sinistra è già stato annunciato contro l’estensione a Est della libera circolazione delle persone. Qual è la vostra posizione? «Ne stiamo ancora discutendo, ma non credo che lanceremo il referendum. Personalmente sono dell’avviso che difficilmente si possa essere contro la Legge sugli stranieri per il sistema dei due cerchi, contro Schengen per le stesse ragioni e parallelamente contro la libera circolazione. Siamo per contro favorevoli a tutte le misure per impedire il dumping e per difendere le condizioni di lavoro dei lavoratori».

Pubblicato

Venerdì 10 Dicembre 2004

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Mercoledì 15 Dicembre 2021