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No allo smantellamento sociale

di

Silvano De Pietro
Investire nel futuro, fermare lo smantellamento dello stato ed avviare le riforme sociali. È questo, in sintesi, il programma d’azione che l’Unione sindacale svizzera intende perseguire in contrasto con il mutato clima politico nel paese. E non si tratta tanto di un auspicio, ma di una necessità, visto che la principale preoccupazione della gente è la disoccupazione, aumentata considerevolmente. La maggioranza di destra persegue invece l’obiettivo indicato dal potere economico, cioè lo smantellamento dello stato e della socialità accompagnato da una minore pressione fiscale sui ricchi. Alla tradizionale conferenza stampa d’inizio anno, il presidente dell’Uss, Paul Rechsteiner, insieme ai segretari centrali Serge Gaillard, Colette Nova, Natalie Imboden e Rolf Zimmermann, hanno delineato il quadro politico e rivendicativo nel quale si muoverà il movimento sindacale nel corso dell’anno appena iniziato. Un quadro che è fatto soprattutto di richiami, di avvertimenti e di indicazioni, sulla base di un’analisi attenta delle necessità politiche e sociali del momento. E che si pone quale chiara alternativa alla politica che l’economia ed il governo vogliono attuare. Tanto per cominciare, un secondo pacchetto di misure di risparmio «ci porterebbe verso un enorme ritardo in materia d’investimenti, mettendo in pericolo la ripresa», ha detto Rechsteiner. Proprio adesso che la Svizzera ha invece bisogno di «investire nel futuro», vale a dire nella formazione e nelle infrastrutture quali i trasporti pubblici e l’edilizia abitativa. Ma anche nella sicurezza sociale, in particolare nell’assicurazione contro la disoccupazione, il cui ruolo è semplicemente vitale per la maggioranza della popolazione composta da salariati. Sul piano concreto, i primi banchi di prova saranno le votazioni popolari sul pacchetto di misure fiscali e sull’11.ma revisione dell’Avs. L’inedita coalizione (i cantoni e la sinistra) che ha promosso il referendum contro le misure fiscali è la prova di quanto la politica neoliberale in favore dei ricchi rimetta in questione non soltanto la coesione sociale del paese, ma anche la compensazione delle disparità tra regioni. Quanto all’11.ma revisione dell’Avs, la prima ad impronta chiaramente peggiorativa, essa non colpisce soltanto le donne con l’aumento della loro età di pensionamento, ma anche gli uomini, perché costringe i coniugi ad aspettare un anno in più per ottenere la rendita di coppia. «Per i sindacati, non si tratta soltanto d’introdurre una pensione anticipata degna di questo nome, ma soprattutto di rafforzare il primo pilastro, che dal punto di vista sociale ed economico è meglio concepito di altre forme di previdenza», ha detto il presidente Rechsteiner. Se tuttavia si fa tesoro dell’esperienza della passata legislatura, dovrebbe essere possibile, nonostante il contesto sfavorevole, realizzare ora delle riforme sociali per esempio in materia di politica familiare: con l’assicurazione maternità («speriamo che la prossima votazione popolare in materia sia anche l’ultima») e con il miglioramento degli assegni familiari. La disponibilità al compromesso del Pdc sulla politica della famiglia dovrebbe offrire a questo partito l’occasione di difendere una posizione indipendente da quella della destra. Ma i problemi sul tappeto sono veramente tanti. C’è la revisione della legge sull’assicurazione malattie, quella della legge sulla previdenza professionale (Lpp), la seconda parte della quarta revisione dell’Assicurazione invalidità (Ai). È una lotta continua, che non deve però far perdere di vista gli obiettivi globali di un movimento sindacale. Bisogna migliorare le disposizioni di protezione dei lavoratori alla luce dei mutamenti intervenuti sul mercato del lavoro. Le preoccupazioni in merito sorgono anche con l’entrata in vigore, nel secondo semestre 2004, dell’accordo con l’Ue sulla libera circolazione delle persone. «Con una certa inquietudine», ha detto Rechsteiner a questo proposito, «constatiamo che, chiamato a rimpiazzare il controllo di polizia degli stranieri, il nuovo sistema basato sulle misure d’accompagnamento, vale a dire sulle cosiddette commissioni tripartite, non è ancora stato messo in atto in modo efficace in diversi cantoni. I rischi di pressione sulle condizioni di lavoro in Svizzera sono a volte sottostimati in modo imperdonabile». La problematica della pressione sui salari si aggraverà con l’estensione dell’Ue verso l’Est; e l’Unione sindacale non approverà la relativa estensione degli accordi bilaterali senza adeguate misure complementari e non discriminatorie. Nella politica degli stranieri, l’Uss s’impegnerà a favore del progetto di legge relativo alla naturalizzazione degli immigrati stranieri. Motivo di fiducia in questo campo è l’evoluzione che la società elvetica ha conosciuto in questi ultimi anni. Quanto alla politica sindacale, c’è attesa per il completamento del processo di fusione tra Flmo e Sei nel nuovo sindacato interprofessionale. E questo sarà il più importante cambiamento che il panorama sindacale svizzero abbia visto negli ultimi cent’anni. Un processo che continuerà, tra l’altro, con l’adesione dell’Associazione del personale della Confederazione all’Uss. Il 2004 sarà un anno decisivo per la Svizzera, ha detto Rechsteiner. Lo stato sociale, come lo stato dispensatore di servizi, è qualcosa di solidamente ancorato nella maggioranza della popolazione. Lo dimostrerebbero la riuscita del referendum contro l’11.ma revisione dell’Avs e la votazione contro la liberalizzazione del mercato dell’elettricità. Pertanto – ha concluso il presidente dell’Uss – «il nuovo governo di destra non dovrebbe scambiare i suoi sogni per realtà» ed ignorare che la popolazione «s’identifica con la sua Avs e con le sue Ffs». «La Svizzera possiede il potenziale per una forte crescita economica». L’affermazione è dell’economista Serge Gaillard, segretario centrale dell’Uss. Gaillard ha tracciato un quadro decisamente ottimista ed in contrapposizione a quanto la maggioranza borghese ed il nuovo governo vanno predicando. La ripresa è alle porte, ostacolata dalla passività della politica economica della “zona euro” dipendente dalla congiuntura americana. Ma se un forte deprezzamento del dollaro metterebbe in pericolo la ripresa, la Svizzera potrebbe reagire a questa eventualità negativa se la Banca nazionale compensasse la svalutazione del dollaro con un deprezzamento del franco rispetto all’euro. Secondo Gaillard, in Svizzera c’è una sotto-occupazione del 7 per cento, per compensare la quale avremmo bisogno di una crescita del 3 per cento. L’attuale tasso di crescita dell’1,8 per cento non basta, per cui un ulteriore stimolo da parte della Banca nazionale non comporterebbe eccessivi rischi d’inflazione. Dunque, ulteriori misure di risparmio sarebbero dannose. Fino al 2003 la politica finanziaria ha stabilizzato l’economia grazie al finanziamento dell’assicurazione contro la disoccupazione in funzione della congiuntura. Quest’anno vi saranno ancora degli effetti restrittivi; ma dopo i due miliardi risparmiati, non sono necessarie altre misure d’economia. Un secondo pacchetto di misure di risparmio metterebbe invece in forse la ripresa; e dopo qualche anno di boom, la Svizzera avrebbe accumulato un ritardo irrecuperabile in materia d’infrastrutture. E saremmo quindi costretti ad una nuova politica finanziaria prociclica. Nella situazione attuale, il pacchetto di misure fiscali, sul quale voteremo in maggio, è una specie di bastone tra le ruote. È semplicemente assurdo – ha sostenuto ancora Gaillard – ridurre le imposte durante un periodo di crescita economica prima di aver ristabilito l’equilibrio delle finanze pubbliche. Inoltre, dal punto di vista della politica sociale, è una provocazione aumentare a lungo termine l’imposta sul valore aggiunto (Iva), che costituisce un carico ulteriore per le famiglie e le economie domestiche a basso reddito, mentre vengono ridotte le imposte dirette per le famiglie benestanti ed i proprietari d’immobili.

Pubblicato

Venerdì 9 Gennaio 2004

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