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Spazio Amnesty

No a una Svizzera senza diritti umani

di

Manon Schick

I parlamentari discutono in questi giorni dell’iniziativa “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri”. Il risultato sarà chiaro: tutti i partiti, eccetto l’Udc che lo promuove, respingeranno questo testo. L’unica incertezza riguarda la data in cui la popolazione svizzera sarà chiamata a votare: in novembre o l’anno prossimo. La società civile non ha aspettato i dibattiti in Parlamento per mobilitarsi contro questa pericolosa iniziativa. Numerose campagne sono state lanciate nelle ultime settimane – tra le quali anche quella della Sezione svizzera di Amnesty International, “I diritti umani sono la nostra forza” – e continueranno fino al voto. L’obiettivo è che dalle urne esca un “no” forte e chiaro.


Questa iniziativa rappresenta un vero pericolo per i diritti fondamentali dei cittadini svizzeri. Il suo scopo è far sì che il nostro paese si ritiri dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. Questa convenzione rappresenta una garanzia essenziale per i nostri diritti. D’altronde la Svizzera non l’ha potuta ratificare subito dopo la sua adozione poiché le donne non avevano il diritto di voto.


La messa in atto della convenzione è garantita da una Corte, basata a Strasburgo, alla quale può rivolgersi qualsiasi cittadino del continente europeo, a condizione di aver esaurito tutte le vie di ricorso possibili nei tribunali del suo paese. Raramente la Svizzera è stata condannata: nel 98% dei casi il tribunale ha ritenuto le denunce infondate, incomplete o ha dato ragione allo Stato. Questo dimostra che il sistema di protezione dei diritti nel nostro paese è complessivamente buono.


Ma ci sono stati querelanti che hanno ottenuto una vittoria contro la Svizzera: per esempio giornalisti che hanno denunciato limitazioni della libertà d’espressione o persone vittime di discriminazione, come un ragazzo malato di diabete che non era stato autorizzato a svolgere il servizio militare. Mi ricordo ancora di un incontro emozionante con una signora svizzera, accusata di aver rapito il proprio figlio, quando in realtà lei voleva solo proteggerlo dal padre, diventato un fondamentalista religioso. Questa madre aveva vinto il suo ricorso a Strasburgo. Una decisione che ha cambiato la sua vita, e quella di suo figlio.
La Convenzione è una protezione contro l’arbitrio dello Stato. Se la Svizzera dovesse uscirne, la protezione dei nostri diritti fondamentali sarebbe profondamente indebolita. Il nostro paese sarebbe l’unico in tutto il continente – ad eccezione della Bielorussia, dove un regime repressivo applica tuttora la pena di morte – a non applicare la convenzione.

Pubblicato

Giovedì 14 Giugno 2018

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