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Niente distribuzione

di

Generoso Chiaradonna
Dopo il no alla Legge sul mercato elettrico, il Dipartimento delle finanze e dell’economia (Dfe) del Canton Ticino, diretto da Marina Masoni, passa al contrattacco. Infatti è stato presentato ieri il messaggio governativo per proporre al Gran consiglio l’acquisto, da parte dell’Azienda elettrica ticinese (Aet), di una partecipazione azionaria (15 milioni di franchi) nella società che gestisce l’impianto idroelettrico di Mattmark in Vallese. Oltre a questa espansione “aziendale”, il Dfe propone anche la sottoscrizione di una “dichiarazione d’intenti” con la vicina Lombardia per la costruzione di un elettrodotto transfrontaliero Mendrisio-Cagno. Tale elettrodotto dovrebbe consentire all’Aet di allacciarsi in proprio alla rete ad alta tensione italiana. Tutto ciò rientra nelle strategie del Cantone – come accennato prima – alternative al no popolare alla Lmee. Nel documento presentato ieri si esclude qualunque entrata dell’Aet nel settore della distribuzione come invece proposto da coloro che vogliono un ruolo pubblico anche in questa attività. A questo proposito abbiamo sentito Graziano Pestoni, deputato socialista a Bellinzona e segretario della Vpod, il sindacato della funzione pubblica. Il Dfe propone di non far entrare l’Aet nel mercato della distribuzione dell’elettricità. È errato? Secondo me è un errore. Bisognerà vedere la forma per fare in modo che l’Aet diventi anche azienda di distribuzione. Secondo noi bisognerebbe creare un ente cantonale della distribuzione. E l’Aet dovrebbe avere un ruolo trainante assieme anche alle altre aziende pubbliche. E andiamo anche oltre: ci chiediamo anche se al Cantone non convenga acquistare addirittura la Società elettrica sopracenerina (Ses) proprio in un discorso di approvvigionamento sicuro. È anche la rete di distribuzione che fa la sicurezza del settore energetico e dell’approvvigionamento. E la strada da percorrere è quella e non si capisce come mai l’Aet, azienda pubblica, possa stare in disparte da questo discorso. La motivazione del Dfe è quella di evitare un monopolio dell’Aet. Questa è l’opinione del Dipartimento. Io personalmente non sono così sicuro. È il Cantone, quindi il Parlamento che deve dire che “nell’interesse cantonale vogliamo creare un nuovo ente pubblico per la distribuzione dell’elettricità”. Non tocca né al Dfe e né all’Aet deciderlo. Quindi creare un terzo polo di distribuzione in Ticino dopo Ail e Ses? Non proprio. Io pensavo a un ente pubblico ex novo con dentro tutte le società di distribuzione, ivi comprese Ail e Ses, al quale l’Aet possa partecipare. Quindi un solo polo di distribuzione. Magari anche uniformando le tariffe? A quel punto si potrebbe pensare a tutte le ipotesi per migliorare il servizio pubblico e razionalizzare le risorse. Quindi, oltre a una garanzia di approvvigionamento potrebbe esserci anche un vantaggio in termini di minori costi per l’utente. È questa la strada da percorrere. Non quella di dire “dopo il no alla Lmee va tutto bene così, comperiamo una partecipazione nella Mattmark e costruiamo uno sbocco verso la Lombardia e siamo a posto”. Tra l’altro l’Aet ha già un accordo per lo smercio fuori cantone per quanto riguarda l’energia in esubero e, sempre restando a quanto scritto dal direttore dell’Aet Paolo Rossi e dal presidente Mauro Dell’Ambrogio, tale accordo è di lunga durata. Se l’Aet produce l’elettricità, la vende prevalentemente in Ticino e a un buon prezzo fuori, va benissimo. Ripeto, la questione è un’altra. Deve l’Aet entrare nel settore della distribuzione con motore il Cantone? Se il Dfe lancia queste idee è legittimo chiedere di fare un passo in più. Se non è conservatore dovrebbe rilanciare con qualcosa di più efficace.

Pubblicato

Venerdì 25 Ottobre 2002

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