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Nicole e i maschi

di

Libano Zanolari
In assenza del ticinese Massimo Busacca, attuale numero uno svizzero chiamato ad arbitrare una partita di coppa Uefa, il big-match Basilea-Thun è stato assegnato a Nicole Petignat, classe 1966, promossa in Lega Nazionale 9 anni fa, unica donna ad aver arbitrato in Europa una gara Uefa. Le qualifiche sono molto alte. Di questi giorni però Nicole dorme male: non riesce a digerire quanto è successo al St. Jakob (Giacobbe e non Giacomo) di Basilea. Intanto, che tirasse aria grama s’è capito già quando è entrata in campo: ma, si sa, ai fischi nel calcio sono abituati tutti. È un ambiente dove tutti sfogano le loro frustrazioni quotidiane. È successo che Nicole ha concesso al Basilea un calcio di rigore che, come s’è rivisto al rallentatore, molto probabilmente non c’era. Un errore, come ne capitano tanti. Poi ad aggravare la situazione, Nicole ne ha concesso un altro, per una spinta in area. Si poteva dare, ma molti (maschi) non lo danno perché, in seguito a una sciagurata tendenza, stupida e autolesionista, nel calcio la “deregulation”, l’uso delle zampe, gli elementi di “catch”, “wrestling”, rugby e lotta greco-romana sono sempre più in uso. Roba da maschi insomma, non da signorine, dicono i maschi. Apriti cielo: Nicole è stata messa alla gogna, non in quanto arbitro, ma in quanto donna, e a chiare lettere. Kubilay Türkylmaz opinionista del “Blick” è stato il più preciso: «Le donne devono dirigere solo partite di donne, non sono veloci nella corsa come gli uomini, non sono veloci nel pensiero e nelle reazioni, e non hanno la psicologia giusta». Fine. Su un punto si può essere d’accordo: Nicole non applica la regola del vantaggio, la quale afferma che se una squadra è vittima di un fallo ma mantiene il possesso della palla e continua l’azione, si va avanti. Nicole in questi casi dà l’impressione di essere pedante come certe maestrine. Ma anche i maschi hanno le loro “fisse”, le loro “pedanterie”. Insomma, il nocciolo della questione è il seguente: Nicole applica rigidamente le regole, che i maschi del calcio, autentici grulli autolesionisti, hanno in qualche caso, come abbiamo visto, abolito, abbruttendo il gioco e non imparando nulla da altri sport, dal basket per esempio, che pure secondo “l’aire des temps” diventa sempre più rude. Non solo i maschi vogliono le loro regole, ma con assoluta faccia tosta e disonestà pretendono di avere ragione. In Sciaffusa-Zurigo, i difensori Nef e Stahel senza guardare la palla hanno strattonato e maltrattato in tutti i modi l’attaccante Todisco. Il ticinese Bertolini ha concesso logicamente il rigore, lo Zurigo ha protestato violentemente. Ciò che i calciatori e i dirigenti non sanno è che nel medioevo, quando l’unica regola consisteva nel portare una enorme vescica di maiale riempita d’aria o di stracci da un villaggio all’altro o da un quartiere all’altro, il gioco era talmente violento da essere sovente proibito dai re. E Shakespeare nel “Re Lear” quando vuole scegliere un sommo insulto, dopo «son of a bitch», il maccheronico “sanababic” dei nostri emigranti (figlio di...), chiude con un sommo «you vile football-player»: vile, spregevole giocatore di calcio…

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Venerdì 20 Maggio 2005

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