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New York, invito alla riflessione

di

Alberto Bondolfi
I commenti sull’attentato di New York e della sede del pentangono non si contano e nemmeno si lasciano valutare o classificare. All’inizio gli amici mi trasmettevano alcuni testi, tra i più originali ed intelligenti, attraverso la posta elettronica. Poi sono arrivate le petizioni e le richieste di firme per messagi a Bush ed ad altri presidenti sparsi nel mondo. Ho rivisto i medesimi nomi che già si erano fatti vivi durante e subito dopo i fattacci di Genova. L’impegno di molti volontari per la causa della pace e della giustizia internazionale da una parte fa impressione e sprona ad uscire dalla passività che immobilizza ancora molti di noi non solo dall’11 settembre scorso. I messaggi di internet ci fanno vedere che anche in America non tutti si adeguano al patriottismo ordinato dall’alto contro «il male». Molti cittadini mettono in guardia contro una crociata ottusa ed inefficace al contempo. Certo non si vede ancora un movimento strutturato come ai tempi della guerra del Vietnam: ma purtroppo per ottenere simili effetti deve prima scorrere il sangue. Meglio dunque rimanere in questa fase spontaneista. La verità è sinfonica Invece di guardare Cnn mi sono comprato «Courrier international» e così ho potuto leggere, anche se a 10 giorni di distanza, i commenti dei giornali arabi e di quelli latinoamericani. Ho trovato conferma che «la verità è sinfonica» o meglio «non è armonica» ma piena di dissonanze. Nei commenti di casa nostra ho deprecato, almeno all’inizio, molte considerazioni «virtuali», tendenti cioè a valutare già sin d’ora operazioni militari che gli Usa potrebbero eventualmente fare nei prossimi giorni. Il nemico assoluto infatti ha un nome, Bin Laden, ma è invisibile ed ancor meno ha rivendicato qualsiasi implicazione diretta negli attentati di New York e Washington. Mi sono però subito reso conto che non bisognasse criticare solo tali «commenti a secco», ma farne di altri che mettessero comunque a nudo l’inaccettabilità di una vendetta militare indifferenziata. Appunto per il fatto che gli attentati non hanno alcuna giustificazione morale, essi vanno considerati come azioni criminali. Contro di esse si devono attivare i tribunali internazionali e non gli eserciti che marcino contro stati territoriali e che uccidono necessariamente la popolazione civile inerme ed innocente. L‘hanno affermato, con il loro linguaggio di morte, anche gli attentatori che hanno colpito le torri gemelle e hanno schivato il palazzo dell’Onu che pure si trova a poca distanza.

Pubblicato

Venerdì 28 Settembre 2001

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