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Neuchâtel, rivoluzione morbida

di

Gianfranco Helbling
Rivoluzione a Neuchâtel? In molti l’hanno creduto, dopo la vittoria di due settimane fa della sinistra plurale (Partito socialista, Verdi, Partito del lavoro e Solidarités) alle elezioni cantonali: una doppia maggioranza, sia in governo che in parlamento, che a livello cantonale in Svizzera non si vedeva più dal 1938 (Basilea città). In realtà, come ci spiega in questa intervista il presidente dei socialisti neocastellani Jean-Nat Karakash, nipote di immigrati turchi d’origine greca, la maggioranza di sinistra non intende minimamente fare la rivoluzione: quella di Neuchâtel sembra piuttosto la vittoria della moderazione, come conferma la decisione di rinunciare al ballottaggio. Jean-Nat Karakash, quale presidente del Ps neocastellano lei ha condotto le trattative con gli altri partiti di sinistra (i Verdi, i comunisti del Partito del lavoro e Solidarités) per l’elaborazione della vostra piattaforma elettorale comune. È stato difficile trovare un accordo? No, è stato semplice, abbiamo lavorato sulla base della piattaforma programmatica che avevamo elaborato già quattro anni fa. Del resto sul piano cantonale un’unione delle forze di sinistra ha una certa tradizione, mentre è più recente nei comuni. Questo non impedisce che poi ci siano disaccordi su questioni puntuali, per quanto importanti: il Ps ad esempio s’è opposto in gennaio all’imposta di solidarietà, non sul principio ma perché così come presentata era eccessiva. Qualcuno osserva che ora che avete la maggioranza per governare sarà più difficile andare d’accordo. È vero che è più facile coalizzarsi per opporsi a qualcosa piuttosto che per fare qualcosa assieme. Trovare un ampio consenso su un progetto richiede tempi lunghi, e questo spiega la lentezza della politica svizzera, che è una politica di concordanza. Ma credo che questo garantisca anche un ampio appoggio alle decisioni politiche. Cercheremo quindi di concordare la nostra azione con tutti i partiti di sinistra e con il più ampio arco possibile di quelli della destra. In particolare se la destra moderata capisce la lezione delle urne dovremmo poter avere un dialogo regolare, come è stato in passato quando abbiamo permesso la costruzione di alleanze che andavano dai radicali alla sinistra. Raramente invece avremo l’Udc dalla nostra parte. La vostra dunque è stata la vittoria di una sinistra rassicurante, più di centro che di sinistra? Sapevamo che conquistare la maggioranza avrebbe significato una novità importante per i neocastellani, per cui dovevamo rassicurare gli elettori che non avremmo fatto la rivoluzione. E il nostro obiettivo non è di cambiare tutto, ma di continuare il lavoro che come socialisti facciamo in governo da anni. La differenza è che se sui punti di disaccordo prima perdevamo sempre, ora avremo la possibilità di essere maggioritari. Un discorso preelettorale rassicurante che però si sarà basato sulla politica da voi condotta in passato. La decisione del popolo di affidarci la maggioranza in governo e in parlamento è la logica conseguenza di un’evoluzione durata decenni nel corso della quale la sinistra s’è costantemente rafforzata sul litorale e negli agglomerati. Molti elettori erano d’accordo nel dire che il governo nell’ultimo quadriennio aveva lavorato male, ma questo non voleva ancora dire che avrebbero automaticamente votato per noi. Abbiamo quindi dovuto dimostrare di saper governare, e lo abbiamo fatto con l’esempio delle città. È un discorso che può sembrare centrista perché si parla di gestione, ma ha funzionato. Inoltre abbiamo sempre detto di voler trovare degli accordi con chi a destra fosse disposto a discutere e a trovare dei buoni accordi di compromesso. È quanto avveniva fino alla fine degli anni ’90, poi, in particolare nell’ultima legislatura, la destra ci ha sistematicamente marginalizzato. Noi non vogliamo ripetere questo errore. Non c’è il rischio così di perder di vista utopia e ideali? Abbiamo anche dei progetti che fanno sognare. Penso ad esempio alla rete urbana neocastellana, che dovrà unire le nostre città e permettere di pensare diversamente ai rapporti fra le diverse regioni del cantone e fra cantone e comuni, che non devono più stare in un rapporto gerarchico ma di collaborazione orizzontale. E farebbe sognare se tutti i giovani potessero trovare una formazione adeguata alle loro possibilità e un posto di lavoro quando lo cercano. La vostra vittoria non è però da attribuire in primo luogo alla sconfitta dei partiti di destra? Certo la destra ha commesso degli errori e ha perso, ma della nostra vittoria non si possono attribuire tutti i meriti soltanto alla sua sconfitta. È vero però che i cittadini neocastellani sono rimasti molto delusi dalla destra negli ultimi sei anni, da quando ha fatto la sua svolta ultraliberale. A ciò s’è sommato l’arrivo dell’Udc, che ha spinto i partiti di destra più moderati ad abbandonare la loro politica di centro per farne una molto più dura e ideologica. Questo per reazione ha spostato molti voti a sinistra. Ma la nostra è una vittoria anche del lavoro a lungo termine, sempre a contatto con la gente: da anni ci si trova ogni sabato nelle piazze e nelle strade più importanti, la gente ha imparato a conoscerci e a dialogare con noi. La destra invece è sempre stata molto distante e lontana. Così abbiamo ottenuto il voto di molti cittadini che si erano disaffezionati alla politica. A sinistra hanno condiviso tutti la decisione di un patto con la destra per rinunciare al ballottaggio? No, molti erano dell’idea che non avremmo dovuto fare compromessi. È molto probabile che se fossimo andati al secondo turno con quattro candidati sarebbero stati eletti tutti. Ma dopo sarebbe stato molto difficile lavorare, perché disponiamo in Gran consiglio di una maggioranza risicata (58 a 57). Inoltre durante tutta la campagna avevamo sottolineato la volontà di lavorare assieme agli altri, e molti ci hanno votato perché ci hanno trovato ragionevoli: se avessimo forzato sul ballottaggio avremmo tradito una parte importante dei nostri elettori. E infine non era il caso che il Ps avesse da solo la maggioranza assoluta in governo senza prima averla avuta in coalizione con altri: era una responsabilità che non ce la siamo sentita di assumerci subito, dopo decenni di opposizione. Signor Karakash, cosa ha sbagliato la destra nella gestione finanziaria del canton Neuchâtel? Per tutti gli anni ’90 destra e sinistra avevano collaborato per riequilibrare i conti di gestione, con l’accordo che alla fine si sarebbe dovuto ancora risanare il debito. Raggiunto l’equilibrio la destra ha però voluto procedere subito a una riduzione delle imposte, a cui noi abbiamo acconsentito purché fosse equilibrata. Ma subito dopo ha lanciato un’iniziativa per un’ulteriore riduzione lineare delle imposte del 12 per cento, argomentando che l’economia andava bene. Questo ha rovinato il clima portando negli ultimi quattro anni ad una politica dei veti incrociati, mentre la destra continuava con le sue riduzioni fiscali (ad esempio le tasse di successione). Si è così creato un grosso problema sia sul fronte delle entrate, per la riduzione delle imposte, che su quello delle uscite, perché non c’era più il consenso necessario per mettere in atto le riforme che permettessero di contenere la spesa. La sinistra al governo aumenterà le imposte? Non necessariamente. Noi crediamo che si debba cambiare alcuni meccanismi del sistema fiscale per una miglior ripartizione delle imposte: oggi alcune categorie di contribuenti pagano un po’ troppo mentre altre potrebbero dare di più. Penso al sistema delle deduzioni dall’imponibile, che si dovrebbe trasformare in uno sconto d’imposta ad esempio per chi ha figli, o alle imposte di successione, che dovrebbero contenere un elemento di progressività. E si può organizzare meglio la ripartizione di compiti e introiti fiscali fra il livello cantonale e quello comunale. Ma l’obiettivo non è aumentare l’imposizione fiscale, quanto di lavorare con l’aumento naturale del gettito. Piuttosto si possono riorganizzare certi servizi statali affinché costino meno caro, mantenendo però lo standard di prestazioni cui il cittadino è abituato. In questo senso la pianificazione ospedaliera sarà molto importante. Ora il Ps assumerà la direzione delle finanze togliendola alla liberale Perrinjaquet? Certamente, abbiamo la maggioranza, non possiamo non avere il controllo delle finanze del cantone. La sinistra alle elezioni del 10 aprile ha conquistato la maggioranza assoluta sia nel Gran Consiglio che nel Consiglio di Stato di Neuchâtel. Nel legislativo ha 58 seggi (Ps 47, Verdi 10, Partito del lavoro 6 e Solidarités 1) contro i 57 della destra (15 Partito radicale, 25 Partito liberale e 17 Udc). Il più grosso balzo in avanti rispetto al 2001 l’ha fatto l’Udc (che entra per la prima volta in parlamento); i Verdi guadagnano 3 seggi, il Ps 2. Perdono seggi liberali e radicali (10 ciascuno), e Pdl e Solidarités (uno ciascuno). Per il governo ai primi 5 posti si sono classificati nell’ordine Jean Studer (Ps), Sylvie Perrinjaquet (liberale), Fernand Cuche (Verdi), Bernard Soguel e Didier Berberat (entrambi Ps). Quest’ultimo è stato sacrificato dalla decisione della sinistra di accordarsi con la destra per evitare un secondo turno (nessuno al primo turno aveva ottenuto la maggioranza assoluta), permettendo così l’elezione tacita del sesto classificato, il radicale Roland Debély.

Pubblicato

Venerdì 22 Aprile 2005

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