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Nestlé non digerisce i diritti dei lavoratori

di

Francesco Bonsaver
La più grande federazione internazionale dei lavoratori del settore agroalimentare denuncia il comportamento anti sindacale della multinazionale elvetica Nestlé.

«Un'alimentazione sana per una vita sana - e tanti saluti ai diritti sindacali» Questa la realtà per migliaia di dipendenti del gruppo svizzero numero uno al mondo nel campo agroalimentare.
L'accusa arriva dal sindacato internazionale dei lavoratori dell'agricoltura, dell'agroalimentare e dell'alberghiero (Uita), una federazione di 368 organizzazioni sindacali che difende oltre 2,8 milioni di lavoratori presenti in oltre 120 paesi. Una denuncia diventata una campagna mediatica, sostenuta in Svizzera da Unia, pure lei affiliata all'Uita.
India, Indonesia Corea del sud e Hong Kong sono i paesi in cui, stando alla denuncia, i diritti dei dipendenti del gruppo Nestlé non sono rispettati. In India e Indonesia, la multinazionale elvetica si rifiuta di negoziare collettivamente i salari dei suoi dipendenti, non riconoscendo i loro sindacati. Eppure si tratta di un diritto sancito dalle convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e contenuto nei principi direttivi riguardanti le multinazionali dei paesi Ocde, sottoscritti anche dalla Svizzera.
La risposta di Nestlé ai lavoratori organizzati della multinazionale in India è stata di chiedere al tribunale locale un'ingiunzione di divieto di attività sindacale e assemblee dei lavoratori in un raggio di 200 metri dai suoi stabilimenti.  
Nestlé Hong Kong invece si rifiuta di riconoscere un sindacato creato dai lavoratori, autorganizzatisi perché stufi di lavorare con contratti precari che prevedono fino a 17 ore di lavoro al giorno. Anche in Corea del sud, la direzione della filiale del gruppo non vuole riconoscere il sindacato locale come interlocutore.
Comportandosi in questo modo, Nestlé contraddice se stessa, quando dichiara nelle sue linee guida di «sostenere la libertà di affiliazione ad un sindacato e di riconoscere il diritto alle convenzioni collettive ai sensi dei principi del Patto mondiale delle nazioni unite».
Jacqueline Baroncini, portavoce di Uita, contesta a Nestlé di presentarsi come un'impresa socialmente responsabile, quando nella realtà dei fatti l'unico valore dell'impresa sembra essere il profitto dei suoi azionisti. «Nel 2008 - ha spiegato Baroncini - Nestlé ha destinato 8,7 miliardi di franchi all'acquisto delle sue azioni. Con lo scopo di accrescere i guadagni per ogni azione. Questo importo corrisponde a più della metà di quanto l'impresa spende in anno ai salari. Questi 8,7 miliardi destinati all'acquisto di azioni e all'aumento dei dividendi per gli azionisti, sono soldi non investiti nella ricerca, nella formazione, nel miglioramento delle condizioni salariali e di lavoro dei dipendenti di Nestlé. Si tratta dunque di uno spostamento di un'enorme quantità di liquidi in favore degli azionisti, in un contesto di continue violazioni dei diritti sindacali» ha concluso Baroncini.
Natalie Imboden, responsabile di Unia per il settore agroalimentare, ha esortato il gruppo svizzero ad assumersi le sue responsabilità, migliorando in tempi brevi la situazione nei paesi asiatici. «Le dichiarazioni di intenti non sono sufficienti. Occorre vegliare quotidianamente affinché i diritti dei lavoratori non siano violati» ha affermato la sindacalista.
Per questo motivo, Uita e Unia hanno scritto una lettera a Nestlé affinché intervenga rapidamente nel ristabilire il rispetto delle norme internazionali sul diritto dei lavoratori.
André Daguet, consigliere nazionale e membro del comitato di direzione di Unia, ha sottolineato l'importanza per la Svizzera di contribuire attivamente allo sviluppo dei principi direttori dell'Ocde destinati alle multina-
zionali. I principi formulati nel 2000 sono delle raccomandazioni relative al comportamento responsabile delle aziende in tema di lavoro e relazioni tra partner sociali. «Se i principi sono indirizzati alle multina-
zionali, i governi sono responsabili della loro promozione. La Svizzera, sede di numerose multinazionali, deve svolgere un ruolo attivo sul tema» ha sottolineato il consigliere nazionale.
Nei nove anni di esistenza dei principi, i sindacati hanno notificato 103 casi problematici all'Ocde. «Nestlé, dati alla mano, è la multinazionale che in questi anni ha raccolto più denunce in assoluto» ha chiosato Daguet.

Pubblicato

Venerdì 28 Agosto 2009

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