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«Nessuno può dirsi assolto»

Parola dei vertici degli imprenditori ticinesi di ponteggi

di

Francesco Bonsaver

«Siamo tutti coinvolti in questa vicenda» chiarisce Omar Biaggi, presidente della Società ticinese imprenditori di ponteggi (Stip). Nessuno può dirsi assolto. Dai committenti pubblici e privati, dalle imprese edili o di ponteggi che affidavano in subappalto a imprese terze dai prezzi improponibili, ai controlli carenti delle autorità cantonali o delle paritetiche. Tutti sapevano che c’era del marcio, ma si faceva finta di nulla pur di strappare il minor prezzo possibile.


Senza rendersi conto che rincorrendo l’unica logica del minor prezzo, ci stiamo scavando la fossa da soli. Nella suicida spirale al ribasso, i prezzi dei ponteggi sono calati del 35-40% negli ultimi anni, racconta Biaggi.  Prezzi insostenibili per chi vorrebbe agire correttamente. «Come fa un imprenditore a garantire dignità ai propri dipendenti quando il prezzo del mercato non glielo consente? Alla fine siamo tutti perdenti, imprese, dipendenti e la società nel suo insieme».


Quanto sta emergendo dall’inchiesta potrebbe rappresentare la svolta. «La vera crisi è data dal sapere di dover fare e non fare nulla» commenta Marco Di Ascenzo, vicepresidente della Stip. Prendere coscienza del problema, affrontarlo di petto con l’obiettivo di superarlo per uscirne migliori. Un processo che la Stip avrebbe già intrapreso un paio di anni fa, grazie alla scossa ricevuta dall’esito dei controlli nelle proprie aziende effettuati dalla Commissione nazionale dei ponteggi. Della dozzina di imprese associate alla Stip (sulla cinquantina attive nel cantone) nessuna era risultata in regola. «All’inizio non la prendemmo bene, viste anche le sanzioni che dovemmo pagare  – spiega ad area il presidente della Stip –. Dall’arrabbiatura poi si passò alla presa di coscienza. Era l’occasione, lo stimolo giusto, per migliorarci investendo sulla professionalità del mestiere». Professionalità che fa rima con sicurezza in uno dei rami col più alto rischio d’infortuni. Il Ccl nazionale, decretato d’obbligatorietà, impone in questo ambito una serie di competenze da acquisire con una formazione specifica. Formazioni spesso ignorate sia dalle ditte di ponteggi, sia da imprese edili o artigianali che utilizzano ponteggi per realizzare le loro opere senza averne la formazione adeguata. «Se tutti gli attori rispettassero le norme professionali previste, la concorrenza sarebbe sana e leale, a beneficio anche degli operai» riassume Biaggi.


Una professionalità riconosciuta dunque quale strumento per uscire dalla crisi scoperchiata dall’inchiesta. Ma non solo. La professionalità dovrebbe esserci anche nei controlli. «In altri cantoni esiste la bau-polizei, ossia una sezione della polizia che si occupa unicamente  di verificare il rispetto delle norme nei cantieri, dalla sicurezza alle condizioni di lavoro. Noi vedremmo di buon occhio una simile istituzione, anche perché consentirebbe di centralizzare tutte le informazioni in un unico ente incaricato di verificarle» spiega Di Ascenzo. La volontà di ridare dignità al settore sembra esserci, «ma non possiamo esser lasciati soli in questo frangente» conclude Biaggi.

Pubblicato

Mercoledì 22 Febbraio 2017

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22.02.2017

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Dietro lo scandalo dei permessi, un gruppo di giovani da poco ventenni, un solo imprenditore o l’ombra di una organizzazione criminale tra le più potenti d’Europa? E chi guadagnava in cima alla scala dalla manodopera a basso costo ed estremamente ricattabile immessa nel sistema economico cantonale e nazionale? Questi gli interrogativi centrali a cui la magistratura ticinese è chiamata a dare delle risposte, districando la difficile matassa.

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