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Nessun bavaglio

di

Sabina Zanini
Sempre dolce il sapore della vittoria. Soprattutto in una vertenza che vedeva contrapposti da una parte il colosso Migros (il querelante) e dall’altra il Sindacato edilizia e industria, Sei, (l’imputato) proponeva uno scontro tra forze impari. Ma a quanto pare anche in questo caso Davide ha vinto Golia. Raccontiamo i fatti come furono dal principio. Due anni fa alcuni attivisti del Sei avevano organizzato un’azione di protesta davanti alla Migros di Sant’Antonino contro il prolungamento degli orari di lavoro. La Migros, come si può ben intuire, non aveva gradito. Così citò sei sindacalisti del Sei per violazione di domicilio e altri due per ingiuria. Questa settimana è stato celebrato il processo presso la pretura di Biasca. Parallelamente al processo c’è stata una nuova manifestazione in nome della libertà di espressione. Si è trattato di una protesta silenziosa. I dimostranti si sono imbavagliati davanti all’edificio della pretura. E hanno esposto uno striscione con la scritta «La democrazia si ferma davanti alle porte dei supermercati Migros». Naturalmente non mancavano i vessilli del Sei che sventolavano. Saverio Lurati, segretario cantonale del Sei, tiene a sottolineare soprattutto la valenza politica di questo processo: «si trattava di un processo eminentemente politico». Come sappiamo l’esito della vertenza è stato positivo per il Sindacato. Lurati conferma: «Il pretore ci ha dato ragione su tutta la linea con delle motivazioni che per ora sono provvisorie. Le farà avere più avanti per iscritto. Dal canto suo, Macconi, l’avvocato della Migros, si è riservato di eventualmente ricorrere in cassazione». Prosciolti da ogni accusa dunque. A tener banco in tutto il procedimento legale è stato l’aspetto politico. Lurati ricorda che «durante le deposizioni abbiamo ribadito ad ogni piè sospinto la questione politica». In discussione era innanzitutto la libertà di espressione. Non solo. I sindacalisti sono stati accusati di violazione di domicilio. Al proposito Lurati fa notare che «i supermercati non sono delle strutture private. Anzi, proprio per espressa volontà dei fondatori questi negozi hanno la valenza di centri di aggregazione». Una sorta di moderna agorà dove dovrebbe essere permessa un’espressione politica libera e vasta. La piazza, da che mondo è mondo, «è uno spazio deputato dove poter manifestare la propria opinione». Tempo fa c’era stata una vertenza simile, anch’essa vinta dal Sindacato, dove era il Jumbo a querelare il Sei sempre per via di una sgradita manifestazione. Allora i querelanti reclamavano anche per il fastidio arrecato alla clientela dai manifestanti. Lurati ci spiega che nel corso della manifestazione a Sant’Antonino i sindacalisti hanno «aperto una rete metallica per significare che ad una certa ora della sera quel grande magazzino doveva essere chiuso. Con questo non volevamo impedire l’accesso alla clientela». È stata un’azione simbolica e «la gente ha dato l’impressione di averne capito il significato». Sempre sulla valenza politica della sentenza Lurati precisa che «essendo la Migros un colosso a livello nazionale, se ha deciso di portare avanti la vertenza è perché riteneva di poter utilizzare la sentenza in altri frangenti». La valutazione politica che bisogna dare è questa: «Il Sei ha ricevuto una garanzia tangibile di poter continuare nella sua attività di difesa dei lavoratori. I lavoratori e le lavoratrici possono star tranquilli che il sindacato più profilato del Cantone sarà sempre con loro nelle battaglie».

Pubblicato

Venerdì 31 Maggio 2002

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