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Nelle pensioni c’è chi ci sguazza

di

Silvano De Pietro
Lo scandalo della banca Swissfirst non è soltanto uno dei tanti episodi di disonestà nel mondo della finanza, ma è anche un preoccupante campanello d'allarme per i lavoratori, i cui capitali depositati nelle casse pensioni fanno gola agli squali di ogni risma che nuotano in quelle acque torbide. E da questo punto di vista il caso della Swissfirst è davvero esemplare: vi sono coinvolti banchieri avidi e privi di scrupoli, gestori di casse pensioni fessi o disonesti (più probabile la seconda ipotesi), uomini politici ed aspiranti tali, ma anche i poteri pubblici che non riescono a mettere a punto una credibile gabbia normativa di protezione del denaro del "secondo pilastro" previdenziale.

Tutto è cominciato poco meno di un anno fa, quando il 12 settembre 2005 la Swissfirst annunciò la sua fusione con la banca Bellevue, entrambi istituti finanziari con sede a Zurigo. L'accordo prevedeva che la Swissfirst avrebbe assorbito il settore operativo della Bellevue, cedendo in cambio a quest'ultima il 50 per cento delle proprie azioni. Nei giorni seguenti questa operazione, il valore delle azioni Swissfirst era salito in borsa da una media di 54-57 franchi a 85-90 franchi, con un incremento superiore al 50 per cento.
Principale azionista della Swissfirst era il suo direttore operativo, Thomas Matter, con il 20 per cento del capitale. Il secondo più forte azionista era Rumen Hranov, uomo d'affari d'origine bulgara, che dal 1998 possedeva il 10 per cento della Swissfirst. Ma tra gli azionisti c'erano anche numerosi investitori istituzionali, tra cui diverse casse pensioni di ditte quali Roche, Coop, Rieter, Siemens, quella del personale della Confederazione (Publica) e quelle gestite dalla compagnia assicurativa Nationale.
Per far sì che la banca Bellevue venisse in possesso della metà della azioni Swissfirst e permettere così la realizzazione della fusione tra i due istituti, invece di procedere con un aumento di capitale o con una ristrutturazione dell'intero assetto azionario, Thomas Matter convinse parecchi azionisti, tra i quali diverse casse pensioni, a vendere tutti o parte dei titoli di proprietà in loro possesso. Gli azionisti che vendevano non potevano non sapere che il valore delle azioni sarebbe fortemente aumentato dopo la fusione, e tuttavia  hanno ugualmente deciso di rinunciare ad un potenziale guadagno.
Le casse pensioni hanno così perso l'occasione d'incrementare il valore del proprio portafoglio di circa 20 milioni di franchi, mentre Matter ha ceduto solo una piccolissima parte (1,5 per cento) del suo pacchetto azionario. Questo particolare avrebbe mandato su tutte le furie Rumen Hranov, che ha denunciato Matter per truffa ed ha fatto scoppiare lo scandalo. I gestori delle casse pensioni, stranamente, sono rimasti zitti e buoni. La cosa ha sollevato la curiosità dapprima dei giornalisti e poi della magistratura, che hanno ovviamente sospettato Matter ed alcuni responsabili finanziari delle casse pensioni di "insider trading", amministrazione infedele, arricchimento illecito.
Particolarmente di mira è stato preso (dal "Blick") il responsabile della cassa pensione della Rieter, Jürg Maurer, che ha cercato di confutare le accuse presentandosi in conferenza stampa spavaldo e sorridente, ma senza dare esaurienti risposte alle tante domande sulla sua ricchezza e sulle sue operazioni in borsa. Ma nel mirino dei media è finito anche il consigliere nazionale zurighese Hans Kaufmann, dell'Udc, che ha agito come consulente di diverse casse pensioni e che fino a maggio scorso è stato membro del consiglio d'amministrazione di Swissfirst.
Ora, incalzato dalle accuse, Thomas Matter s'è dimesso dal suo incarico per (dice lui) evitare alla banca il peso di un procedimento penale. Continua a dire di essere «profondamente convinto di aver portato a termine la fusione nel rispetto di tutte le norme legali». Ma il "Tages Anzeiger" l'ha definito apertamente vittima «della propria incapacità».

Casse pensioni, norme blande

In seguito al caso Swissfirst, il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz intende accelerare la revisione delle norme penali in caso di operazioni insider. La settimana scorsa ne ha discusso anche il Consiglio federale, che, come ha rivelato il portavoce del governo Oswald Sigg, prenderà una decisione in merito entro l'autunno.
Ma non sarà una cosa facile. Le attuali norme stabiliscono che gli amministratori delle casse pensioni possono fare i loro affari personali purché non danneggino la fondazione previdenziale loro affidata. È una regola troppo blanda e facile da aggirare. Molti – e tra questi anche la commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati – hanno chiesto l'introduzione di regole più severe nel settore degli istituti di previdenza. Ciò che si vuole è una maggiore trasparenza, cioè l'obbligo per i gestori delle casse pensioni di rendere conto dei poropri affari privati, ed una più chiara definizione dei reati insider. Il Consiglio federale vorrebbe attuare questa riforma nel quadro delle nuove norme contro il riciclaggio di denaro sporco e la corruzione. Ma la Commissione federale delle banche non è d'accordo, poiché non vede che cosa c'entri il riciclaggio con la trasparenza nella gestione delle fondazioni di previdenza.

I nuovi banchieri, così a destra

Chi è Thomas Matter? Questo quarantenne, fondatore, capo e comproprietario della Swissfirst, rappresenta una nuova generazione di giovani banchieri: più aggressivi, più rapidi nelle decisioni, adoperano nuovi metodi, coltivano nuove relazioni e, soprattutto, sono politicamente molto orientati a destra. Appartiene insomma a quel gruppo di giovani manager che sta continuando quello che negli anni Novanta Christoph Blocher e Martin Ebner avevano iniziato nel settore finanziario: rompere il dominio del vecchio establishment, liberarsi dalle collusioni e dai maneggi con il Plr e stabilire una nuova rete di contatti politici con l'Udc. I rapporti di Matter con Blocher e con Ebner risalgono alla sua famiglia. Suo padre, Peter Matter, era nel consiglio di sorveglianza della cassa pensione di Roche e sedeva nei consigli d'amministrazione della Ems-Chemie di Blocher e della Vision di Ebner. Il figlio Thomas, dopo un apprendistato all'Ubs e un po' d'esperienza alla Merril Lynch, ha seguito le orme di Ebner: s'è messo in proprio con un capitale, dice lui, frutto dei suoi risparmi. E subito s'è fatto un nome quale specialista nella compravendita in blocchi di grossi pacchetti azionari. Ma di geniale ci doveva essere ben poco, se è vero che il primo affare di Matter è stato il commercio di opzioni Roche, quando suo padre era ancora attivo nella multinazionale basilese. I metodi da lui seguiti si lasciano indovinare (e la vicenda della Swissfirst ne dà conferma). Illuminanti sono anche i suoi contatti politici. Con Blocher, oltre alle relazioni di famiglia, c'è una foto che li ritrae insieme quando il politico zurighese entrò in Consiglio federale. Documentati e pubblicamente esibiti sono i rapporti di Matter con il parlamentare Udc e consigliere d'amministrazione di Swissfirst Hans Kaufmann, con il deputato radicale (filoUdc) Filippo Leutenegger, e con  il politico Udc ed imprenditore Peter Spuhler.

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Venerdì 1 Settembre 2006

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