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Nella valle del (sotto)sviluppo

di

Maria Pirisi
Finestre mancanti, temperature polari (-7/8 gradi), macchinari ricoperti di ghiaccio, servizi igienici fuori uso. Così, sotto il segno della desolazione, si è presentato ai funzionari del sindacato Unia Ticino e Moesa l’ambiente di lavoro (si vedano le foto sotto) alla Woodtech Sa di Giornico, la ditta che lo scorso gennaio ha rilevato la T-Pallet, destinata alla produzione di palette ferroviarie e imballaggi in legno. Ma le precarie condizioni ambientali dei capannoni sono solo uno degli aspetti più “visibili” della grave situazione in cui si sono ritrovati ad operare con la nuova gestione i 12 operai della piccola fabbrica. Con il passaggio di proprietà, i dipendenti infatti hanno dovuto accettare un Contratto collettivo di lavoro (Ccl) nettamente sfavorevole rispetto a quello precedente. Il tutto è stato portato alla luce e denunciato dai segretari cantonali Unia Saverio Lurati e Rolando Lepori e dai funzionari Francesco Bonsaver e Nicola Fontana in un conferenza stampa tenutasi lo scorso martedì a Bodio. Più che la via dello sviluppo, se così dovesse continuare, le Tre Valli rischiano di prendere la via del sottosviluppo (si veda anche il riquadrato), ha fatto notare Lurati. I motivi di tale decadimento – come hanno spiegato i sindacalisti – sono riconducibili ad una mancata difesa dei diritti dei lavoratori in sede contrattuale. Lo scorso gennaio infatti gli operai, tutti aderenti all’Organizzazione cristiano sociale (Ocst), non vengono in sede di concertazione per il nuovo Ccl. Così, ciò che a gennaio del 2006 i lavoratori si ritrovano a firmare sono una serie di condizioni peggiorative rispetto al precedente contratto stipulato con la T-Pallet. Esempi? La durata del lavoro passa da 42.5 a 43.5 ore settimanali, i supplementi salariali del 25 per cento scattano dalla 45esima ora e non più dalla 43esima, viene abolito il supplemento salariale per il lavoro a turni e un sabato su due diventa lavorativo (mentre prima la giornata era considerata festiva). Le paghe mensili subiscono una flessione, cosicché gli operai qualificati passano da 4’061 franchi a 4’000, quelli semiqualificati da 3’507 circa a 3’500 e quelli non qualificati mantengono pressappoco la stessa paga di 3’000 franchi. Una situazione palesemente al ribasso di fronte alla quale tutti i dipendenti della fabbrica in corpore hanno chiesto ad Unia d’intervenire. Il sindacato ha subito cercato di contattare il direttore della Woodtech Daniele Rigamonti che – ha spiegato Lurati – non si è mai fatto trovare. A rendere oggi più sconcertante il quadro – hanno ribadito i sindacalisti – è l’assenza di controllo da parte dell’Ispettorato del Lavoro che, alla luce della recente denuncia di Unia, dovrà intervenire e pronunciarsi. Resta preoccupante inoltre il fatto che la Woodtech, così come la T-Pallet, avrebbe la possibilità di beneficiare di sgravi fiscali in quanto in teoria dovrebbe contribuire allo sviluppo economico delle Tre Valli. Ma quale sviluppo? Si è chiesto Lurati: situazioni come quella di Giornico non sono altro che l’anticamera dell’imbarbarimento industriale della regione. Gli esempi della Woodtech e della Ecotechnology di Preonzo (si veda riquadrato) se non ripresi dalle autorità competenti – ha concluso il segretario cantonale Unia – rischiano di produrre un effetto valanga attirando imprenditori senza scrupoli, determinati a produrre degli utili a qualsiasi costo. E in un’area dove al momento la flessibilità ha trovato terreno fertile. Sulla cattiva strada del dumping salariale Il caso della Woodtech Sa nella regione Tre Valli, non è isolato. Anche un’altra ditta, la Ecotechnology Sa di Preonzo ha imboccato la strada del dumping salariale. Denunciata da Unia, al momento la situazione è in mano all’Ufficio di conciliazione che dovrà pronunciarsi sugli stipendi offerti ai dipendenti (in totale circa una ventina): 3’100 franchi mensili per i qualificati e 2’900 per i non qualificati. Fiore all’occhiello dell’industria moderna, la Eco technology, impegnata nel riciclaggio di truciolati provenienti dalle bottiglie in Pet, è caduta sotto il mirino di Unia a sua volta allertata dal personale in corpore. «In attesa della sentenza – ha detto il segretario cantonale Unia Rolando Lepori – si può comunque considerare con preoccupazione come anche piccole industrie innovative dal punto di vista economico, tentino di portare avanti una politica contrattuale a beneficio esclusivo dell’azienda e a detrimento dei lavoratori». Che senso ha sostenere ditte del genere – ha aggiunto il segretario cantonale Unia Saverio Lurati – come la Woodtech che contribuiscono ad ingrossare le fila dei working poor? «Se non posseggono i mezzi per retribuire ed offrire condizioni decenti ai loro dipendenti, sarebbe meglio allora che chiudessero. Il Ticino, oramai parente povero, soprattutto sul versante salariale, della Svizzera, rischia di diventarlo anche della Lombardia.»

Pubblicato

Venerdì 17 Marzo 2006

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