L'editoriale
Una crisi economica senza precedenti, esplosione della disoccupazione e del ricorso all’aiuto sociale, decine di migliaia di posti di lavoro a rischio, salari sempre più sotto pressione. Quella che sta uscendo, perlomeno ce lo auguriamo, dalla fase di pandemia è una Svizzera in grande difficoltà e tutte le previsioni ci dicono che in autunno andrà peggio. È dunque un contesto difficile quello in cui, subito dopo l’estate, si terrà la votazione popolare sull’iniziativa dell’Udc detta “per la limitazione”, un appuntamento politico cruciale per l’avvenire della Svizzera. E non solo per quello che concerne le sue relazioni economiche con l’Unione europea e la regolamentazione dell’afflusso di manodopera estera. Perché la vera posta in gioco il 27 settembre sono i diritti di tutte le salariate e di tutti i salariati che lavorano in questo paese, che siano immigrati, frontalieri,  lavoratori distaccati, residenti o cittadini svizzeri.
 
Al di là della sua denominazione e degli slogan propagandistici per accendere sentimenti nazionalisti e identitari nella popolazione fondati su una separazione tra comunità nazionale e tutti gli “altri”, l’iniziativa “Per un’immigrazione moderata” altro non è infatti che un attacco frontale alle (già fragili) norme di protezione dei salari e dei lavoratori. La limitazione dell’immigrazione e la rottura con l’odiata Unione europea sono solo obiettivi apparenti.
 
L’Udc non vuole meno lavoratori stranieri, perché la Svizzera, non si stanca di ripetere, anche con la sua iniziativa potrà continuare a ingaggiare tutta la manodopera estera necessaria alla nostra economia. L’Udc chiede semplicemente di cancellare diritti e di legalizzare il dumping salariale. Del resto, è bene ricordarlo, il partito dei Blocher ha sempre contrastato, sin dagli anni Novanta, ogni misura (anche la più timida) tesa a contenere gli effetti negativi sul mercato del lavoro del regime di libera circolazione delle persone. Effetti negativi sicuramente reali, soprattutto in una regione di frontiera come il Ticino (si pensi alla pressione sui salari o al fenomeno della sostituzione di manodopera residente con personale frontaliero sottopagato), ma che l’Udc utilizza solo per vendere la sua ricetta liberista fondata sullo sfruttamento delle persone.
 

Quella sui cui voteremo, è dunque un’iniziativa sì “per la limitazione”, ma per la limitazione dei diritti, che farebbe ripiombare la Svizzera all’epoca dei contingenti e dello statuto dello stagionale, in cui i lavoratori stranieri non avevano praticamente alcun diritto ed erano costretti, lontani dalla famiglia, a una vita fatta di lavoro e di ricatti. Questa politica migratoria, oltre ad essere disumana, favoriva naturalmente lo sfruttamento e la pressione sui salari dell’intero mercato del lavoro. Certo, questo fenomeno esiste anche oggi, ma va combattuto con un rafforzamento delle regole e un inasprimento delle sanzioni e non certo con la deregolamentazione voluta dalla subdola iniziativa dell’Udc. Una grave minaccia per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori!

Pubblicato il 

26.06.20..
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