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Nel Ps manca la capacità di confrontarsi

di

Chiara Orelli
Cinque mesi fa, nell'aprile del 2002 – dunque a un anno esatto dalle elezioni, e dunque, soprattutto, un buon numero di mesi fa – area ospitava un intervento di Werner Carobbio, il quale traeva spunto da una trasmissione televisiva per alcune riflessioni. In quella trasmissione, presenti i presidenti dei partiti di governo e i capigruppo, venivano presentati i risultati di un sondaggio elettorale sulle elezioni cantonali dell'aprile prossimo; secondo questo sondaggio il partito socialista si troverà confrontato, nella migliore delle ipotesi, con una stagnazione della sua base elettorale. Ecco come commentava allora Carobbio quei dati: «la mediocre valutazione dell'efficacia dell'azione del governo e dei suoi componenti, nessuno escluso, esprime una realtà: quella di un Consiglio di Stato debole e soprattutto contraddittorio nelle sue scelte» (e qui il riferimento era al quarto pacchetto fiscale, votato da tutto l'esecutivo). E ancora: «quanto all'orientamento politico del paese, il prevalere del cento destra… è anche il risultato della debolezza di una cultura politica di sinistra alternativa a quella della destra», ma anche di un'incapacità della sinistra di interrogarsi sulle cause profonde di quella tendenza negativa, «magari dovuta alla scarsa coerenza del profilo politico dei socialisti ticinesi nell'attuale contesto politico cantonale. O all'insistenza nel voler mediare posizioni contrapposte (…)». Con esplicito riferimento alla questione Banca Stato – la cui privatizzazione a tappe è stata, ancora una volta, votata da tutto l'esecutivo – così concludeva Carobbio: «Sarebbe ora che di queste situazioni si discutesse finalmente apertamente». Nulla di nuovo, dunque, nel testo che area ha pubblicato qualche settimana fa, e che tanti scudi ha fatto levare: nulla di nuovo, mi pare, quando Carobbio richiama la necessità per la sinistra di scelte chiare e impegni politici precisi («l'unità deve poggiare su precisi contenuti»). C'è semmai da chiedersi come mai Carobbio, che certo non è un politico disattento o cui faccia difetto lucidità di analisi, abbia sentito l'esigenza di reiterare le sue osservazioni, di riproporle a qualche mese di distanza. Io credo che la risposta sia quella più semplice e immediata: Carobbio ha riproposto quelle questioni perché ad esse non è stata data una risposta, o una risposta sufficiente. Cercherò di dire rapidamente perché ho questa impressione. Come tutti gli altri partiti che chiederanno ai cittadini di sostenere con il voto il proprio programma politico, anche il partito socialista deve affrontare la prossima battaglia elettorale attuando una riflessione sulla propria azione politica nella legislatura che sta per terminare e sugli obiettivi che intende conseguire nella prossima: la campagna elettorale non coincide infatti unicamente con l'elezione del Consigliere di Stato, o dei Granconsiglieri socialisti, ma comporta pure la chiara presa di posizione sugli argomenti dell'attualità politica. Dato che questa tornata elettorale non prevede per il partito particolari movimenti o riequilibri interni, sembrerebbe che per questo motivo (la scontata riproposta – e probabilmente rielezione – di Patrizia Pesenti) venga meno la necessità del dibattito interno, del confronto fra posizioni e sensibilità diverse, tradizionalmente vivi all'interno del partito socialista in particolare in occasione degli appuntamenti alle urne. In altri termini, il Partito socialista sembrerebbe volersi presentare come una realtà monolitica, fortemente unito attorno al suo esponente nell'esecutivo, e in cui il dibattito si svolge con una assoluta concordanza tra le diverse parti che costituiscono il partito stesso. A me pare un'immagine un poco oleografica e non corrispondente alla realtà (a "tutta" la realtà). Mi sembra invece che sui temi centrali della politica cantonale venga progressivamente meno proprio il dibattito e il confronto: ma non certo perché manchino all'interno del partito le idee, i pareri, le opinioni. Il problema sta altrove: sta innanzitutto nella difficoltà di conoscere – prima ancora che comprendere – le posizioni delle principali figure, per ruolo che ricoprono nella vita pubblica, del partito, Consigliere di Stato in testa, rispetto ad alcune questioni di particolare importanza per il nostro cantone, in modo da poterle discutere, farle proprie ma anche, se necessario, distanziarsene; ma sta anche nella sensazione che non vi sia da parte di tutti uguale volontà nel procedere attraverso una politica concertata, in cui la strategia del membro socialista dell'esecutivo, pur nella necessaria autonomia delle sue scelte, sia definita anche in seguito al confronto: con il gruppo parlamentare, ad esempio. La minaccia di uno scollamento all'interno del partito, in cui sono fortemente allentati i necessari collegamenti tra i suoi componenti, ha già prodotto a mio avviso incertezze e incoerenze: anche, ad esempio, rispetto alle prospettate riforme in senso liberista di alcuni importantissimi settori del servizio pubblico e contenute in alcuni messaggi licenziati dall'esecutivo cantonale, in testa le tuttora attualissime questioni della trasformazione giuridica dell'Azienda elettrica ticinese e della BancaStato, che chiamano in causa la dialettica tra pubblico e privato, il ruolo del servizio pubblico e la funzione dello Stato quale erogatore di servizi, calibratore del mercato e garante dell'equità sociale: tutti temi su cui la sinistra dovrebbe avere ancora qualcosa di chiaro da dire. In questo senso, se questo era il senso delle parole di allora e di ora di Werner Carobbio – conoscere e potere discutere prese di posizione espresse con chiarezza, risultato di analisi approfondite e solide, e che tendono alla formulazione di proposte concrete di azione politica – io condivido quelle parole. Parole che infine hanno alla base la medesima preoccupazione di chi invece pone l'accento (altrettanto giustamente) sulla necessità dell'unità, della compattezza di fronte al "blocco" di maggioranza, di destra e neoliberista: la preoccupazione, cioè, di avere un partito socialista forte, e che esca rafforzato dal voto di aprile, che sappia sempre meglio rispondere alle esigenze del paese nel solco di una tradizione di lotta e di difesa dei più deboli che ancora oggi mantiene intatta la sua ragion d'essere. *deputata Ps in Gran consiglio

Pubblicato

Venerdì 27 Settembre 2002

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