Dopo un tira e molla serrato, ecco la decisione del Tribunale cantonale amministrativo: i negozi resteranno chiusi per San Giuseppe.

«Con questa sentenza viene premiata la tenacia del personale organizzato in Unia, che da oramai 15 anni si batte contro la deregolamentazione degli orari. Una battaglia che in realtà non è settoriale, ma investe l'intera società». Così Enrico Borelli, responsabile del settore terziario per Unia Ticino e Moesa, commenta la decisione del Tribunale cantonale amministrativo di restituire l'effetto sospensivo ai ricorsi interposti contro la decisione del Consiglio di Stato di concedere l'apertura dei negozi per San Giuseppe. In altre parole i negozi resteranno chiusi sabato 19 marzo. Una sentenza che non sorprende il sindacato: «ci aspettavamo un risultato del genere – prosegue Borelli – d'altronde, con questa decisione, il Tribunale non fa che confermare quello che è il quadro legale».
Sorpresa c'era invece stata il 3 marzo, quando il Consiglio di Stato aveva deciso di ribaltare la decisione del Dipartimento delle Finanze e dell'Economia (Dfe), ammettendo una deroga eccezionale rispetto alla prassi, dando il via libera per l'apertura dei negozi il giorno di San Giuseppe, come richiesto dalla Federcommercio. «Quello del Consiglio di Stato è stato un tentativo maldestro di forzatura del quadro giuridico, facendo leva sul fatto che Laura Sadis non potesse votare. È quindi stata una decisione presa dalla minoranza, e questo non è ammissibile». Ricordiamo che la decisione aveva visto divisi i quattro consiglieri con diritto di voto (Sadis non aveva potuto votare in quanto responsabile del Dfe, dipartimento che non aveva concesso la deroga), due a favore e due contrari. Il doppio voto del presidente, Luigi Pedrazzini, aveva poi fatto pendere l'ago della bilancia verso il sì.
Anche la decisione dei commercianti di ricorrere contro quella, negativa, del Dfe lascia esterrefatto il sindacato, come spiega Borelli: «riteniamo che sia stato grave che abbiano interposto ricorso, perché questo traduce una visione quanto meno singolare di quelle che sono le norme alla base dello stato di diritto: era chiarissimo che non c'erano i presupposti legali per poter aprire e che sarebbe stata una forzatura». Secondo Borelli, questo atteggiamento testimonia l'incapacità di dialogo e di confronto da parte di Federcommercio e Disti, che hanno voluto imporre una visione unilaterale, senza tener conto di quelle che sono le esigenze del personale.
Sorprendenti anche le cifre avanzate: 10 milioni di perdita sulla cifra d'affari, secondo Disti e Federcommercio, per la mancata apertura di domani. Secondo Borelli «è soprattutto la grande distribuzione ad approfittare di queste aperture nei giorni festivi. Sappiamo infatti benissimo che molti piccoli commercianti sono assolutamente in difficoltà a seguito di queste aperture festive». Tesi sostenuta anche da Stelio Mondini, uno dei due privati che hanno presentato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo contro la decisione del Consiglio di Stato di accordare una deroga. Mondini è titolare di una macelleria a Locarno e, intervistato da La Regione, dice che «i piccoli commerci, incluso il sottoscritto, hanno non poche difficoltà a tener aperto nei giorni festivi», aggiungendo che comunque non riusciranno mai a far concorrenza alla grande distribuzione.
«Noi diciamo solamente una cosa – prosegue Borelli – Unia è una grande organizzazione, con una responsabilità sociale anche nei confronti delle future generazioni, per questo pensiamo al benessere di tutti i cittadini e non solo alla cifra d'affari della grande distribuzione. Credo che oggi i consumatori possano ritenersi soddisfatti: i negozi sono aperti 6 giorni su 7, sul mezzogiorno, al giovedì sera fino alle 21, nel mese di dicembre sono state accordate molte deroghe e ci sono gli orari differenziati in alcune zone del Cantone. Esistono quindi i presupposti per rispondere veramente alle esigenze della clientela, contrariamente a quanto dice chi vorrebbe trasformare il Ticino in un grande bazar, rincorrendo la massimizzazione esasperata dei profitti e galoppando sempre più velocemente verso una società delle 24 ore e un consumismo sempre più spinto, che non hanno però delle ricadute positive sulla qualità di vita e non danno delle risposte ai problemi reali della popolazione». Non è un caso se, in questi ultimi anni, progetti come quelli sostenuti da Federcommercio sono sistematicamente bocciati in votazione popolare.
Una cosa è certa, questa sentenza del Tribunale cantonale amministrativo è accolta con grande soddisfazione da parte del personale, come conferma Borelli: «sono tantissime le testimonianze di sostegno che ci sono giunte dai negozi, e questo ci riempie di gioia. È una sentenza che regala, com'era giusto che fosse, al personale della vendita un San Giuseppe tra gli affetti familiari. Probabilmente l'unico weekend all'anno in cui il personale può passare il sabato e la domenica in famiglia».   

Pubblicato il 

18.03.11..

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