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Negare le cure è illegale

di

Olivier Peter, avvocato

Lo scorso mese d’agosto, l’assicuratore malattia Sasis Sa ha inviato una lettera a 25.000 medici svizzeri invitandoli a rifiutare le cure a chi aveva degli atti di carenza beni per dei premi di cassa malati arretrati. La lettera conteneva una lista di nomi di persone che sarebbero dovute essere curate solo in caso di emergenza, ovvero in caso di rischio di conseguenze irreversibili per la salute o per la vita. Un’abile trovata per limitare il diritto alla salute dei pazienti più poveri e accrescere ancora di più i profitti milionari delle casse malati.


Il portavoce di Santésuisse, la lobby degli assicuratori malattia, ha dichiarato che questa pratica sarebbe «autorizzata dalla legge» e che sarebbe già applicata dai farmacisti. D’altronde, da una persona pagata con i nostri premi per difendere i profitti degli azionisti non potevamo aspettarci altro.  Ma l’istigazione a rifiutare le cure ai più poveri e abbandonarli così alle loro sofferenze è davvero legale?


Sebbene la Costituzione federale proibisca ogni discriminazione fondata sulla posizione sociale (art. 8 § 2), e fissi l’obbligo di assistere le persone nel bisogno fornendo i mezzi per un’esistenza dignitosa (art. 12), il parlamento federale ha scelto di includere nella LAMal la possibilità per i cantoni di autorizzare le pratiche discriminatorie incentivate dalla Sasis Sa.  Tra i pochi parlamenti cantonali che hanno approfittato di questa possibilità, c’è quello ticinese. Nel nostro cantone esisterebbe infatti una lista nera a disposizione di medici per incentivarli a escludere i debitori dall’accesso alle cure non urgenti, una lista che potrebbe contenere fino a 15.000 nomi! (dati Supsi, 2011).


Peccato però che il codice deontologico della Federazione dei medici svizzeri (Fmh) imponga di trattare tutti i pazienti «indipendentemente dalla loro condizione economica» (art. 4). Chiedere a un medico di non rispettare il codice è un po’ come invitare un avvocato a divulgare i segreti dei clienti morosi o di abbandonare nel mezzo di un processo l’accusato troppo povero per pagare la parcella.


Inoltre, nel 1992 la Svizzera ha aderito al Patto delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali. Si è così impegnata ad assicurare a tutti e tutte «servizi medici e assistenza medica in caso di malattia.» (art. 12). In caso di malattia, appunto, non solo in caso di emergenza.


Per quanto conforme alla LAMal, la legalità della pratica di Sasis Sa è quindi quantomeno dubbia, poiché istiga pubblicamente i medici a violare sia il regolamento professionale sia il diritto internazionale.
Siddharta Gautama, fondatore del buddismo, disse un giorno che «la salute è il miglior guadagno». Dipende per chi, verrebbe da aggiungere. Per certi assicuratori privati e grazie alla complicità della maggioranza del parlamento federale, il miglior guadagno resta la salute del ricco e la sofferenza e la malattia del povero.

Pubblicato

Giovedì 25 Settembre 2014

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