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Dietro lo specchio

Necessità di resilienza

di

Ferruccio D'Ambrogio

Estate agli sgoccioli. Una palpabile incertezza plana su qualsiasi discorso riguardante il futuro. L’evoluzione del coronavirus sta riprendendo forza, facendo temere un secondo lockdown. Le previsioni annunciano che andremo incontro a mesi “bui”: ulteriore contrazione del Pil, degli ordinativi, della domanda interna. Molte aziende hanno dato avvio a ristrutturazioni con taglio degli effettivi, altre seguiranno, sommate a chiusure di attività rafforzeranno la spirale negativa: aumento della disoccupazione, minore reddito disponibile, minori consumi, aumento dei disagi sociali, diminuzione delle entrate fiscali ecc.


I vari aiuti pubblici hanno dato ossigeno, allentando preoccupazioni e timori. Una riedizione getterebbe ulteriore sabbia negli ingranaggi del “motore economico” già in affanno, con il rischio di mandarlo in tilt. Con tutte le conseguenze derivanti anche per la coesione sociale. Costi quello che costi ha dichiarato Angela Merkel, la coesione sociale va mantenuta, lo Stato tedesco interverrà con aiuti finanziari per sostenere l’economia. La Germania (e il nostro), in virtù della sua situazione finanziaria può dirlo e farlo autonomamente. Ma ciò non vale per la maggioranza degli altri paesi Ue, fra cui Italia, Spagna, Francia, che malgrado il recente accordo raggiunto dal Consiglio europeo sul Recovery Fund destinato alla ricostruzione post Covid-19 rimangono ingabbiati dal loro debito pubblico accumulato.


A complicare ulteriormente le cose è l’urgenza clima, caduta in oblio, offuscata da crisi economica e coronavirus. Megaincendi, megauragani, megasiccità flagellano il globo intero, seminando morte, distruzione, danni enormi, che paralizzano le attività Sono “mostri” d’una intensità e violenza sconosciuta che si auto alimentano, secondo dinamiche proprie che mandano in “tilt” conoscenze e modelli di previsione per contrastarli.
È “disastro permanente” frutto dell’aver ignorato la legge dell’entropia e creduto di poter domare la natura usando senza scrupoli le sue risorse come se fossero infinite, inesauribili edoltre tutto gratuite! «Ed ora la natura ci presenta il conto sotto forma di cambiamento climatico che mette in pericolo tutte le comunità del mondo» spiega Jeremy Rifkin.
Insomma è crisi sistemica. Le crisi stanno a indicare che l’ordinamento in auge è inadeguato, non sostenibile, e portano le società a una biforcazione: dover scegliere quale via seguire.


Qualsiasi soluzione obbliga a prendere in considerazione anche la natura. E chi dice natura dice resilienza. Per noi umani approntare un sistema socioeconomico in modo che l’ecosistema del globo – del quale facciamo parte – possa reagire e ripristinare condizioni di equilibrio adeguate alla nostra specie.


«Il treno dei desideri all’incontrario va» cantava Celentano. Come il “treno” delle rivendicazioni degli ambienti economici nostrani e internazionali che a gran voce perorano ulteriore liberalizzazione del mercato: maggior flessibilità di contratti, meno vincoli legislativi, meno tasse; un ritorno alle leggi del “far west”, con tutti gli effetti secondari conosciuti: divarico dei redditi, indigenza diffusa, indebitamenti, “necessaria austerità”, inquinamento, effetto serra, distruzione ambientale, indigenza, tensioni sociali ecc. Oltre tutto comporterebbe anche procrastinare  decisioni importanti e urgenti per affrontare l’emergenza climatica e realizzare una società resiliente capace al contempo di rispondere ai bisogni umani.


Di certo la “mano invisibile” da sola non ci guiderà nell’era della resilienza. Non fosse altro perché non ha impedito l’insorgere dei problemi attuali!

Pubblicato

Giovedì 10 Settembre 2020

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