Il periodo prenatalizio è propizio per tirare i primi bilanci sulle attività svolte nel corso dell'anno e per presentare i pronostici per i mesi a venire. A dire il vero, sembra che con la fine dell'anno debba fermarsi tutto, per poi riprendere il suo corso abituale a partire dal successivo 1° gennaio.
Sappiamo tutti, però, che non sono la rincorsa continua delle onde cangianti, né la costante accelerazione dei ritmi o la capacità di anticipare gli eventi quanto più conta, bensì quel che si è riusciti a realizzare o a mettere perlomeno in opera. Che Sos Ticino sia un vasto e complesso cantiere aperto, me ne sono accorto assai in fretta, fin da quando sono entrato in carica all'inizio di quest'anno. Pur avendo dei campi d'azione ormai consolidati, sia nell'ambito del reinserimento professionale dei disoccupati, sia nell'accompagnamento sociale di richiedenti l'asilo e rifugiati riconosciuti, sia ancora nella lotta contro la precarietà tramite il progetto di aiuto alimentare per persone bisognose "con-dividere", si è trattato di contribuire a consolidare le basi del nostro lavoro. Ed è stata anche per me una sfida interessante porre mano a simile impegno, tenendo conto degli equilibri spesso delicati nei rapporti tra i diversi attori in scena: gli utenti, anzitutto, con le loro problematiche non solo lavorative o sociali, bensì spesso umane ed esistenziali, a cui sono rivolti i nostri servizi; i collaboratori, poi, sottoposti in maniera costante a sovraccarico professionale (fatto che, per il ruolo affidatomi, è fonte di ripetuta preoccupazione) a motivo dell'insufficienza di personale, di margini di manovra e di finanziamenti (al riguardo, il clima politico e sociale, per certi versi degradato, istauratosi nel Cantone non facilita di sicuro le cose né a Sos Ticino, né a chi gli attribuisce i mandati di prestazione); il Comitato, le cui incombenze non sono sempre ovvie da assumere, tra il necessario sostegno all'operatività di chi si trova al fronte e il bisogno di elaborare strategie realistiche per lo sviluppo dell'Associazione; i committenti, che sono i diversi uffici cantonali di riferimento (e in minima parte pure federali e comunali), posti essi stessi nella difficile condizione di contenere i costi, far rispettare le leggi e dare seguito alla loro missione politica di garantire un trattamento equo e dignitoso a qualunque persona residente sul territorio ticinese.
Se possiamo guardare con gratitudine e soddisfazione a quanto siamo stati in grado di realizzare nel corso del 2008, sotto l'albero di Natale per l'anno prossimo poniamo il fermo auspicio che le nostre condizioni di lavoro possano migliorare (non da ultimo, grazie ad una maggiore coesione interna), come pure che nell'insieme della collettività cantonale e nazionale s'imponga di nuovo la fiducia vicendevole con cui impostare su fondamenta diverse la convivenza sociale. Le condizioni di un'autentica serenità è che chiunque possa esserne partecipe, senza preclusioni, né favoritismi.

* direttore di Sos Ticino

Pubblicato il 

19.12.08..

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