Congiungersi o non congiungersi con la Lega… Noi per prima cosa siamo per le congiunzioni con consanguinei perché queste indubbiamente migliorano la razza politica. La chiamerei volentieri eugenetica partitica. Ma abbandoniamo questa dolce evocazione e infiliamoci in una metafora. Vedete, anche politicamente è importante trovare un buon partito per concludere un matrimonio fortunato, rallegrato da molti voti. E bisogna sposarsi tra persone della stessa razza politica, bisogna condividere un patrimonio programmatico. Condividere i molti odi e un fondamentale amore, quello per la Patria. Solo a Gianfranco Montù concediamo la bigamia patriottica: due passaporti, due patrie, una devozione divisa a metà. Italia e Svizzera nel caso citato, mica Burundi e Svizzera! D’accordo quest’ultima coppia è formata da due paesi extraeuropei, a differenza della prima. Ma bisogna saper che le nostre antipatie sono organizzate a cerchi concentrici: vieppiù ci si allontana dai confini nazionali l’antipatia cresce. A esser precisi cresce di più procedendo verso sud che verso nord e verso est che verso ovest. Ma abbiamo le nostre buone ragioni, cioè è un discorso molto, molto scientifico. Chi ci può capire? Noi ci muoviamo nelle alte sfere dei nostri ideali di cristallina purezza. Invece tutti, gretti materialisti, a chiederci perché non abbiamo voluto Maspoli Flavio sulla nostra lista congiunta Lega-Udc per il consiglio degli Stati e Bignasca Giuliano invece sì. Avremmo potuto opporre un orgoglioso «me ne frego». Nel senso che sono affari nostri. Ma non l’abbiamo fatto. Potevamo anche dire che noi non volevamo un candidato coi capelli bruni. C’è ancora la democrazia in questo paese? Siamo liberi di non scegliere un candidato con i capelli bruni sulla nostra lista per il Consiglio degli Stati? D’accordo, Marco Borradori, il nostro primo corteggiato, ha i capelli neri. Rimangono affari nostri: i capelli neri o candidi sì, bruni no. È incredibile come non si possa più fare un discorso razionale, con assunti scientifici, in questo scadente contesto politico che stiamo cercando di risollevare. Tutti a ricordarci la questione morale. Ah, la morale. Se c’è una cosa che ci riesce benissimo è trovare soluzioni semplici a problemi complessi. Noi politicamente siamo in grado di risolvere equazioni di terzo grado col pallottoliere. E allora, avanti con la questione morale. Una risposta per quietare altisonanti pruriti morali noi l’abbiamo. A chi storce il naso abbiamo dato un consiglio: turatevelo. Dolci misteri della politica: è nata la quarta scimmietta, quella che si tura il naso. La scimmietta che deve convincere un elettorato che non deve vedere, sentire, parlare ma votare. Fidatevi. Il motto per le prossime elezioni nazionali è “credere, obbedire, votare”.

Pubblicato il 

19.09.03

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