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Monteforno, lo zampino della Von Roll

di

Sabina Zanini
E ora la storia di Giornico. Che fine ha fatto la ex Monteforno? Ricordiamo tutti la chiusura dell’acciaieria avvenuta nel 1994. Ricordiamo anche il contraccolpo economico che significò soprattutto in termini di disoccupazione. Da allora quell’attività non è mai più stata sostituita. Ma gli abitanti del posto continuano ad attendere un «rilancio della zona che dovrebbe passare attraverso la riconferma, anche da parte cantonale, dell’area quale zona artigianale-industriale d’interesse regionale». Così recita un documento inviato al Consiglio di Stato dalla Regione tre valli e dall’Associazione dei Comuni della Leventina. A scanso d’equivoci. Molte perplessità sulle strategie economiche Recentemente per fortuna, o per sciagura, un progetto di rilancio economico è stato presentato. Racconta Romano Rossi, sindaco di Pollegio, che un giorno «un certo signor Meier della Von Roll, partner industriale della Monteforno, ha proposto ai quattro sindaci della bassa Leventina un progetto per ristrutturare quell’area sulla quale un tempo sorgeva la Monteforno». Finalmente qualcuno si ricorda di quelle valli? C’è poco da rallegrarsi: «Meier illustra la possibile costruzione di un’area di sosta per autocarri, di un motel e di un’officina in quel di Giornico». «Quello stesso progetto», ci spiega Rossi, «è stato sostenuto a mezzo stampa e da Werner Nussbaumer mediante una mozione parlamentare». Un’altra cosa ricorda Rossi e non senza amarezza: «Meier è stato l’ultimo direttore della Monteforno, quello che ne ha curato quindi la liquidazione. Ora si fa avanti con quest’idea». Un’idea che non incarna di certo quello che gli abitanti della Leventina si aspettavano per rilanciare la zona. Rossi è convinto che si tratti di «uno specchietto per allodole». E aggiunge: «si parla di un’area di sosta per Tir con 500 e più posteggi. Possiamo facilmente immaginarci i disagi connessi in termini di inquinamento atmosferico e fonico e di traffico che subiranno gli abitanti». Qui naturalmente i fautori del progetto si sono prodigati per rassicurare i diretti interessati: «Nussbaumer parlava addirittura di un sistema per captare i gas di scarico. Ciò che tecnicamente non è ancora stato ben messo a punto. Mentre Meier nel suo rapporto ci assicurava che l’area di sosta sarà ubicata in una zona lontana dalle abitazioni dei residenti». Aggiunge Rossi caustico: «Sicuramente sarà lontana dall’abitazione dello stesso Meier». Neppure ci si illude più di tanto che il progetto possa generare chissà quale strabiliante indotto economico. «I posti di lavoro che si creerebbero non sarebbero tanti quanti quelli che otterremmo restituendo l’area ex Monteforno ad un’attività artigianale o industriale», continua Rossi. E il Motel come lo vogliamo considerare? Forse rappresenterebbe il tentativo di rilanciare turisticamente la bassa Leventina? Rossi è scettico, «qualcuno vede questi fantomatici utenti dell’area come dei grandi clienti, quasi dei turisti. Niente affatto. Gli utenti tipo saranno camionisti spesso provenienti da paesi economicamente fragili e che si fermeranno solo perché obbligati a farlo ma cercando di spendere il meno possibile (visti i loro salari). Non sosteranno certo per svago. Avranno bisogno di acqua, servizi e bidoni della spazzatura. Tutto qui». Se, come pare trasparire, il vero intento non è quello di risollevare le sorti delle valli quale sarà il vero obiettivo? Secondo Rossi «si stanno tentando due cose. Da una parte c’è l’urgenza di risolvere uno dei problemi legati al traffico pesante sull’autostrada. D’altra parte c’è la Von Roll, proprietaria dell’area ex Monteforno, che cederebbe volentieri il terreno e quel che rimane degli stabili dell’acciaieria al Cantone, visto che non sa più che farsene». Tra le tante promesse, o cavalli di Troia del posteggio per Tir, c’è anche quella di un punto di sdoganamento da organizzare sempre in quest’area. Anche qui Rossi è perplesso: «mi pare una barzelletta. A Chiasso si presume che la dogana resti, giustamente. Intanto ne hanno promessa una a noi e pure a Sigirino. E poi, magari in Ticino potrebbe pure esserci un certo interesse ad usare un altro punto per sdoganare la merce in transito ma da parte dell’Italia dubito fortemente. Perché gli italiani dovrebbero trasferire uffici e personale così lontano dal confine?» Infine ci si chiede come abbia accolto la popolazione di quelle valli il nuovo progetto imprenditoriale. «La popolazione in generale è preoccupata», ci dice Rossi, «ridurre l’area ad un posteggio è un affare che nessuno vuole». Quello che si vuole è altro, secondo le richieste della Regione tre valli: «Il Cantone dovrebbe impegnarsi a sostenere a sostenere lo sviluppo dell’area ex Monteforno, come già attuato per altre zone del territorio cantonale, attraverso gli strumenti promozionali messi in atto negli ultimi anni (Copernico, Legge per l’innovazione economica...)».

Pubblicato

Venerdì 11 Gennaio 2002

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