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Monika i prossimi mondiali vuole vederli a Varsavia, con la figlia

di

Tommaso Pedicini
Non siamo neanche agli ottavi di finale, ma l'edizione 2006 del campionato del mondo di calcio per alcuni è già un successo (economico) senza precedenti. È così certamente per la Fifa, che ha venduto a prezzi stratosferici i diritti televisivi a tutto il mondo, e per le stesse televisioni, pubbliche e private, che hanno potuto triplicare i prezzi della pubblicità prima, durante e dopo le dirette delle partite. Anche l'economia tedesca si aspetta quantomeno un rilancio dei consumi, se non una vera e propria ripresa strutturale, come diretta conseguenza della kermesse pallonara. I conti li farà, a fine anno, il ministro federale delle Finanze, Peer Steinbrück, ma, almeno per il momento, i vincitori di Germania 2006, insieme ad albergatori e ristoratori, sembrano essere soprattutto le imprenditrici e gli imprenditori del sesso a pagamento.
Già diversi mesi fa si era accesa una discussione sul probabile aumento della prostituzione in concomitanza coi mondiali. In quell'occasione un gruppo di associazioni per la difesa dei diritti umani lanciò l'allarme sul rischio di una tratta di ragazze dall'Est europeo verso la Germania. Amnesty International arrivò addirittura a parlare di 50 mila ragazze indotte forzatamente alla prostituzione dalla criminalità organizzata e già in viaggio per la Germania.
Quanto di vero ci sia dietro queste cifre è difficile a dirsi. In Germania, infatti, dal 2002 la prostituzione è un'attività legale. Case di tolleranza ed erotic club sono regolarmente registrati, le prostitute pagano le tasse (o almeno dovrebbero) e in cambio hanno diritto all'assicurazione sanitaria e alla pensione. Si tratta di un modello reclamato a gran voce, per anni, dalle rappresentanti della categoria e che ha, quantomeno, il vantaggio di aver ridotto il rischio di aggressioni rispetto alla clandestinità e al lavoro in strada. Il modello tedesco ha però anche diversi nemici. Sono in molti, infatti, a ritenere immorale che lo Stato tolleri la prostituzione e a sostenere che la legge del 2002 ha, di fatto, aumentato il numero delle prostitute, senza ridurne in modo significativo lo sfruttamento. Chi critica l'attuale sistema vorrebbe estendere alla Germania la legislazione svedese in materia, che prevede ammende severe per i clienti e che sembra aver contribuito al calo della prostituzione nel paese scandinavo.
In questo contesto diventa difficile capire se, alle circa 400 mila prostitute che lavorano regolarmente in Germania (questa la stima delle autorità tedesche), in queste settimane se ne siano aggiunte altre migliaia di irregolari. Nel quartiere a luci rosse di Amburgo, come nei grandi bordelli di Monaco, Berlino e Colonia è difficile anche per la polizia distinguere tra le une e le altre. La linea ufficiale del ministero federale dell'interno è, infatti, quella di confermare un «sensibile aumento della prostituzione legale» in concomitanza col mondiale, ma di negare, a prescindere, l'afflusso di nuove prostitute dall'estero e l'infiltrazione della criminalità organizzata nel settore. Di tratta di ragazze e di prostituzione forzata il governo federale e le amministrazioni dei Länder non ne vogliono nemmeno sentire parlare, come se dal 2002 il problema fosse svanito di colpo per effetto della nuova legge.
Non sappiamo se Monika sia una "regolare" o meno. Lei dice di essere polacca, di avere 26 anni e di lavorare già da un paio d'anni per lo stesso erotic club di Monaco. «Così tanti clienti come in questo periodo – racconta - non ne avevo mai visti. Europei, americani, africani, asiatici: ogni angolo del pianeta è rappresentato nel nostro club. Di solito i clienti vengono in gruppi per festeggiare la vittoria della loro nazionale. Sono molto più rumorosi e ubriachi dei clienti abituali e così, a volte, devono intervenire i buttafuori. Alcuni di loro continuano a blaterare di calcio persino in stanza».
Per i prossimi mondiali Monika ha altri programmi: «Fra quattro anni – spiega – la coppa del mondo voglio seguirla in pace, dal salotto del mio appartamento di Varsavia, magari assieme a mia figlia che nel 2010 avrà otto anni. Per allora spero di aver chiuso definitivamente con questa vita».

Pubblicato

Venerdì 23 Giugno 2006

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