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Moncucco all’Eoc? Un’occasione di riscatto per Fulvio Pelli

di

Franco Cavalli

Caso mai Fulvio Pelli dovesse passare alla storia, non sarà certamente per i successi avuti durante il suo periodo di presidenza del PLR nazionale: di questi successi non s’è vista neanche l’ombra, tanto da rischiare l’ultima volta addirittura di non essere rieletto in Parlamento. Potrebbe invece essere ricordato per una serie di flop, a cominciare dall’aver rovinato le sue reali possibilità di venire eletto in Consiglio Federale presentando la sua candidatura nel momento più sbagliato possibile.

 

Nella serie degli “exploits” non si possono poi dimenticare né la sua inopinata uscita la sera delle votazioni federali, per cui divenne il principale artefice della nomina di Blocher in Consiglio Federale e tanto meno che sia stato il capo cordata di coloro che hanno cacciato Dick Marty dal Consiglio degli Stati e quindi dal Consiglio d’Europa. Blocher e Marty sono gli unici due politici svizzeri conosciuti all’estero: chi parla del primo, salvo la famiglia Le Pen e i neofascisti, lo fa però turandosi il naso, mentre tutti ci invidiano Dick Marty.

 

A Fulvio Pelli bisogna riconoscere di essere sempre stato conseguente nei suoi principi politici: quale rampollo di una grande famiglia luganese ha sempre cercato, fin dove ha potuto, di peggiorare lo stato sociale e di favorire le privatizzazioni. Lo sta tuttora facendo nella sua posizione di presidente della Banca dello Stato(!) cercando di aumentarne la redditività per puntare a una sua trasformazione in società anonima. Ma come? Peggiorando i servizi per i clienti normali. A Bellinzona la vox populi dice che il record delle file d’attesa appartiene, a pari “merito”, alla biglietteria della stazione e alla Banca dello Stato. Per non parlare di agenzie più piccole, dove è un continuo chiudere sportelli, riuscendo sistematicamente ad allungare l’attesa e l’insoddisfazione.


Ma veniamo alla politica sanitaria: anche qui bisogna riconoscere che già in tempi non sospetti si è sempre battuto contro la cassa malati unica, mentre tanti suoi colleghi borghesi sono usciti allo scoperto solo quando hanno sentito che il vento, a suon di milioni, stava cambiando. Forse perché già da parecchio tempo è vice-presidente del potente gruppo privato Genolier, anche se, sapendo che quest’ultimo è ben poco popolare, ne aveva sempre parlato il meno possibile, almeno finché si trattava di farsi rieleggere.

 

In questo suo ruolo Fulvio Pelli si è ora profilato commentando il fatto che il gruppo Genolier aveva ritirato la sua offerta di comperare la clinica Moncucco di Lugano. E l’ha fatto con il suo  solito stile. Tipo: “Il prezzo è troppo alto… oggi si tratta di diminuire i costi della salute, non di aumentarli… Peccato, perché ci eravamo messi d’accordo con le suore sugli aspetti etici e sul mantenere i posti di lavoro”. Beh… ci vuole una bella faccia tosta, tenendo conto che lo scopo primo del gruppo Genolier è quello di fare soldi, e che per fare ciò si è specializzato nel disdire i contratti di lavoro: si veda in proposito il caso esemplare venuto alla luce con il recente lungo sciopero contro di loro in quel di Neuchâtel.

 

Ma forse Fulvio Pelli può riscattarsi: se vuole veramente diminuire i costi della salute, dovrebbe battersi affinché sia l’Ente Ospedaliero Cantonale a comperare la Clinica di Moncucco. Così facendo si eviterebbero costosissimi doppioni, il risparmio per il cantone sarebbe di svariate dozzine di milioni all’anno, c’è chi parla addirittura di circa 100 milioni annui. Se lui ci mettesse la Banca dello Stato e la sua influenza politica, probabilmente l’affare sarebbe fatto. E allora forse ci sarebbe una ragione per passare alla storia e questa volta in senso positivo.

Pubblicato

Giovedì 6 Novembre 2014

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