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Modificati senza trasparenza

di

Fabia Bottani
Lo ricordano tutti: il 27 novembre di due anni fa, il popolo svizzero appoggiò l'introduzione di una moratoria di cinque anni sull'utilizzo in agricoltura di piante o animali geneticamente modificati. Una moratoria richiesta attraverso l'iniziativa popolazione "per alimenti prodotti senza manipolazioni genetiche". Pochi sanno o ricordano invece che, appena qualche giorno dopo la votazione popolare, il Consiglio federale incaricò il Fondo Nazionale per la Ricerca scientifica di realizzare alcuni test – riuniti sotto il mantello di Progetto Pnr 59, volti a individuare l'utilità e i rischi della proliferazione di piante geneticamente modificate. Sul tavolo del Fnrs giunsero così ben 92 progetti di ricerca: da questi ne vennero selezionati 27.
Che ne è oggi di queste sperimentazioni? Lo scorso 3 settembre l'Ufficio federale dell'ambiente ha dato il via libera ai primi tre test pratici che dovrebbero venir condotti tra il 2008 e il 2010 dall'Istituto Scienze delle piante del Politecnico federale di Zurigo e dall'Istituto di biologia vegetale dell'Università di Zurigo. L'intento è quello di comprendere se le piante di grano geneticamente modificate abbiano o meno un'accresciuta resistenza ai funghi patogeni, anche in campo aperto. Due progetti si svolgeranno presso presso l'Istituto di ricerca Agroscope di Reckenholz (Zh); il terzo presso l'Istituto Agroscope di Changins di Pully, nel canton Vaud.
La selezione dei progetti da condurre è stata effettuata da un gruppo di esperti di fama internazionale. Ma ciò non li ha scongiurati dalle critiche. Soprattutto a Pully dove un ricorso presso il Tribunale federale amministrativo è stato recentemente inoltrato da un gruppo di cittadini guidati dal Parti ouvrier populaire (Pop) della regione Lavaux-Oron.
area ha incontrato il suo presidente, Julien Sansonnens, per capire le ragioni dell'opposizione da lui guidata.

«Due anni fa accettando la moratoria di cinque anni sugli ogm, il popolo svizzero ha espresso un chiaro segnale di freno al proliferare incontrollato di organismi geneticamente modificati cui assistiamo da diversi anni nel mondo. Un segnale di paura di fronte all'ignoto che cela un desiderio di saperne di più prima di zappare la terra per lasciare spuntare piante misconosciute. Decidere dunque di concentrare la ricerca per colmare quest'ignoranza è una decisione del tutto lodevole e giusta. Non è possibile infatti affrontare la decisione politica, cui saremo per forza confrontati  quando la moratoria scadrà, senza prima avere a disposizione tutte le conoscenze necessarie sugli Ogm». Esordisce così Juliens Sansonnens giovane presidente del Pop della regione Lavaux-Oron che lo scorso ottobre, insieme a 6 concittadini di Pully ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo federale contro il progetto di sperimentazione all'aperto di una coltivazione di grano geneticamente modificato nel suo comune. «Chi non ascolta le nostre ragioni ci taccia di oscurantismo ma noi non siamo contrari alla ricerca e nemmeno all'idea di ogm a priori». A non piacere ai ricorsisti è infatti la procedura applicata a Pully, lasciando intendere che se già si "sgarra" nel primo test, chissà cosa potrà succedere in seguito.
Prima obiezione: la mancanza di informazione trasparente. La legge in questo senso (vedi box a destra) è molto chiara «tuttavia la decisione dell'istituto zurighese è stata presa senza prima consultare gli abitanti che hanno saputo del progetto dalla stampa o, i più attenti, leggendo il Foglio federale cosa che ben pochi "semplici cittadini" hanno l'abitudine di fare», afferma Sansonnens che definisce una forzatura questa procedura utilizzata «se la popolazione rifiuta, come prova la moratoria, di avere degli elementi transgenici nel proprio piatto, di certo non li vorrà, ignaro, nei propri campi, a qualche metro da casa…»
Nemmeno le autorità politiche locali sono state prevenute con largo anticipo: purtroppo il terreno in questione è di proprietà della Confederazione, un "dettaglio" che riduce il diritto di parola locale sull'argomento. «Anche se poi nel comune solo il nostro partito, purtroppo assente sia dal municipio sia dal consiglio comunale, ha mostrato una ferma opposizione. Nemmeno i Verdi, pur non entusiasti del progetto hanno reagito chiaramente. Non hanno nemmeno voluto collaborare al ricorso (sembrerebbe per non sprecare soldi pubblici… ndr)» commenta il rappresentante del collettivo degli oppositori di Pully.
Ma la mancanza di informazioni non è il solo punto messo sulla "lista nera". A Pully il test intende verificare se le piante di grano sono in grado di conservare anche "all'esterno" lo stesso gradi di redditività malgrado la presenza di funghi patogeni  come già verificato in condizioni "controllate". In questo tipo di test la legge prevede che si proceda secondo la cosiddetta procedura "per gradi": ossia nessuna coltivazione all'esterno è consentita senza che  tutta la pianta sia prima sottoposta in serra, passo per passo, alle stesse prove. «Peccato che la legge in questo sia "furba": se da un lato infatti tende a rassicurare il cittadino garantendo premura, dall'altro lo è meno». Questa legge, infatti autorizza test all'aperto qualora questi non possono venir effettuati al chiuso. E in questo modo dà così il via libera ai test che intendono verificare le interazioni tra piante ogm e ambiente. «Dunque praticamente in tutti i casi, a discapito della sicurezza» sostiene il nostro interlocutore. E il suo scetticismo in tal senso non è il solo. Il Servizio dell'ambiente e dell'energia del canton Vaud ha infatti già constatato "l'assenza ingiustificata di alcune misure di sicurezza"; la Commissione federale etica per l'ingegneria genetica si è interrogata  sul rispetto della procedura per gradi; e la Commissione federale di esperti per la sicurezza biologica ha rilevato l'assenza, nella richiesta di autorizzazione del test, di esami sulla tossicità e l'allergenicità delle piante.
Terzo aspetto sollevato nel ricorso: «La principale preoccupazione dei cittadini è legata ai rischi e percoli dovuti all'introduzione di ogm e le possibilità di gestirli» racconta Sansonnens «purtroppo nel caso di Pully questo aspetto non è assolutamente preso in considerazione» E guardando in prospettiva i futuri sperimenti previsti si nota che solo 3 sui 27 progetti si concentrano sulla valutazione e la gestione dei rischi...
Quarto punto: la contiguità del campo sperimentale a vigneti, campi e case, come ben illustra la fotografia in pagina.
Per ora il collettivo di Pully non perde le speranze e attende con ansia il responso del Tribunale federale sperando che l'affermazione di Bruno Oberle, direttore dell'Ufficio federale dell'ambiente «gli sperimenti non presentano nessun pericolo per la salute», venga smentita.

Pubblicato

Venerdì 16 Novembre 2007

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