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L'editoriale

Mobilitazione per tutti

di

Claudio Carrer

di Claudio Carrer
Giornate lavorative di 12 ore e settimane di 58, flessibilità assoluta, lavoro su chiamata in funzione delle necessità dell’impresa e, di conseguenza, vita privata e familiare pianificata dal padrone e accresciuti rischi per la sicurezza sui cantieri e per la salute degli operai. Sono le minacce attuali e concrete che incombono sugli oltre 90mila lavoratori edili attivi in Svizzera, vittime di un attacco frontale ai loro diritti e alle loro già difficili condizioni di lavoro, sferrato dalla Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic) nel quadro dei negoziati per il rinnovo del Contratto nazionale mantello (Cnm) dell’edilizia che giunge a scadenza a fine anno.
Un contratto che da settant’anni regolamenta i rapporti di lavoro nel settore ma anche un modello, un punto di riferimento per tutti i salariati di questo paese e che ora rischia di saltare per ingordigia padronale. Di qui la rabbia e la determinazione di oltre 20.000 lavoratori edili di tutta la Svizzera che nelle scorse settimane, nell’ambito di votazioni organizzate dal sindacato, si sono detti a larghissima maggioranza pronti a salire sulle barricate in difesa e per il rafforzamento dei loro diritti. E per respingere al mittente le provocazioni degli impresari costruttori.
Servono urgentemente maggiori tutele, un alleggerimento del carico del lavoro giornaliero e settimanale, un’organizzazione del lavoro adeguata alle condizioni climatiche (spesso avverse, o per il caldo estremo o per il freddo) e compatibile con il diritto a una vita privata, alle relazioni familiari e sociali. Così come sono necessari, a maggior ragione nell’attuale contesto di forte rincaro dei beni e dei servizi di prima necessità, aumenti dei salari reali. Un’esigenza quest’ultima riconosciuta anche dagli impresari costruttori, disposti però a darle seguito solo in cambio della flessibilizzazione totale dei calendari di lavoro, che di fatto consentirebbe una pianificazione dei turni quasi in tempo reale, dall’oggi al domani, in funzione delle esigenze del momento. Il che significherebbe di fatto introdurre il lavoro su chiamata. Gli operai verrebbero costretti a settimane di lavoro massacranti di una durata fino a 58 ore in alcuni periodi dell’anno (per esempio durante la bella stagione) per poi essere lasciati a casa quando fa comodo all’impresa. Semplicemente una follia, nella sostanza come nella forma: i lavoratori edili non sono disposti a sacrificare salute e vita privata in cambio di un aumento (dovuto) del salario.
Dunque: nessun peggioramento delle condizioni di lavoro, ma più tutele e aumenti salariali degni di questo nome. Sarà questo in estrema sintesi il messaggio delle giornate di mobilitazione in difesa del Cnm che si terranno in diverse città elvetiche a partire da lunedì 17 ottobre con lo sciopero in Ticino (si legga a pagina 7) e che coinvolgeranno migliaia di operai. In ballo vi sono nell’immediato le sorti di 91.000 edili e di almeno altre 210.000 persone che lavorano nell’edilizia secondaria (artigiani e settori fornitori dell’edilizia principale) e delle loro famiglie. Ma la posta in gioco è ancora più alta, perché un vuoto contrattuale nell’edilizia spianerebbe la strada a processi di smantellamento in tanti altri settori e a danno della gran parte delle salariate e dei salariati.
La mobilitazione è degli edili ed è per tutti.

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Giovedì 13 Ottobre 2022

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