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Misure che non spaventano frodatori ed evasori

di

Silvano Toppi

La ricchezza delle nazioni è un libro-bibbia dell’economia, pubblicato nel 1776, opera di Adam Smith. Vi si trova l’idea della “mano invisibile“, del mercato supremo giudice che regola e sistema tutto, fondamento di quel liberismo economico in cui siamo tutti inzuppati e affogati.


La ricchezza nascosta delle nazioni è il libro di un giovane economista, Gabriel Zucman (docente alla London School of Economics e a Berkeley, California: quindi non l’ultimo venuto) che fa da contraltare al primo o svela ciò che non si vuol dire del liberismo economico, della “mano invisibile”.


Il primo capitolo di quel libro (che tratta un tema di cui gli addetti ai lavori si sono a lungo disinteressati, dice l’autore) prende di mira la Svizzera, paese specializzatosi nel nascondimento della ricchezza  con l’offerta di servizi ad alta opacità fiscale. Zucman, per dimostrarlo, si attiene ai dati della Banca nazionale elvetica. Ne trae la conclusione che la Svizzera amministra 1800 miliardi di euro non dichiarati al fisco. Tra il 50 e il 60 per cento di tale somma appartiene ad europei. Ne deriva una prima sorta di legge: la frode e l’evasione fiscali sono innanzitutto organizzate nelle “reti di prossimità”. Quanto a dire, nelle vicinanze. Ciò non toglie che si prenda anche la strada della mondializzazione finanziaria, ma se si vuol lottare contro queste pratiche bisogna dapprima guardare appena al di là della frontiera.

 

Così lo studio sostiene che i primi tre “clienti” della Svizzera sono la Germania (200 miliardi dissimulati), la Francia (180 miliardi), l’Italia (120 miliardi). Quei soldi (chiamiamoli così per semplificare) passano generalmente dalle Isole Vergini britanniche per mascherare la loro identità, poi, attraverso la Svizzera, privilegiano i fondi di investimento lussemburghesi: «Isole Vergini britanniche - Svizzera - Lussemburgo: ecco il trio infernale che è il perno dell’evasione fiscale europea». La perdita fiscale per i paesi citati ammonterebbe a 130 miliardi di euro all’anno: rappresenta una buona parte della ricchezza nascosta delle nazioni.


I calcoli esposti da Zucman non sono molto lontani da quelli elaborati, quasi contemporaneamente, da altri ricercatori. Ciò può dimostrare, al di là delle differenze per eccesso o per difetto, che la sostanza è una sola ed è veritiera.


Dovremmo dedurne (deduzione ormai scontata e dimostrata) che la “mano invisibile” è invisibile non perché miracolosa ma perché truffaldina. O  che è la ricchezza di pochi, ottenuta spremendo molti lavoratori, che si nasconde generando povertà e rovina delle nazioni. Le quali si limitano, sin nei loro angoli remoti (come capita nel minuscolo canton Ticino) ad offrire amnistie o indulgenze per ricuperare neppure uno scarto di quella ricchezza depredata e perduta.


Ci vogliono forti sanzioni e strategie aggressive per poterne uscire, si conclude. Forse. Le misure sinora messe in atto (come lo scambio di informazioni fiscali, a cui si è dovuta adeguare anche la Svizzera), non sembrano spaventare più di quel tanto frodatori ed evasori. I dati della Banca nazionale ci dicono, ad esempio, che dal 2009 all’autunno 2013  l’ammontare dei patrimoni stranieri depositati in Svizzera è aumentato, nonostante le minacce, del 14 per cento. D’accordo, non sono tutti “fuggitivi“, però… E allora, rassegnarsi? Per niente. Bisogna invece insistere su strumenti e su regole che riescano a far emergere la ricchezza nascosta delle nazioni. Anche perché ne va delle stesse nazioni, della loro economia, della loro vita civile, della loro democrazia.

Pubblicato

Mercoledì 18 Dicembre 2013

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