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Missione impossibile

di

Stefano Angelini
Tra gli anni ’70 e gli anni ’80 il governo iracheno si costruì una sostanziale capacità nucleare, nella produzione di armi chimiche e biologiche, così come nella missilistica, con l’aiuto di Unione Sovietica, Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti. L’Iraq utilizzò le sue armi chimiche durante la lunga guerra (1980-88) contro l’Iran e nessuno di questi paesi ebbe nulla da obiettare. Tantomeno Washington, che invece fornì a Saddam consulenti militari, satelliti spia e tutto ciò che potesse servire ad identificare i bersagli delle forze armate iraniane da attaccare con le armi chimiche. Dopo la Guerra del Golfo, la risoluzione 687 (1991) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite richiedeva all’Iraq la distruzione di questi arsenali e gli ispettori delle Nazioni unite iniziarono a lavorare controllando che questo avvenisse. Nel 1998, quando il lavoro degli ispettori era stato quasi completato, gli attacchi aerei di Stati Uniti e Gran Bretagna posero di fatto fine al processo di ispezione. Oggi, gli esperti sono in disaccordo nel dire se l’Iraq abbia di nuovo sviluppato una qualche (limitata) capacità riguardo la costruzione di queste armi. Mercoledì 27 novembre sono iniziate le ispezioni del nuovo team nominato dall’Onu. Ma cosa stanno cercando in effetti gli ispettori delle Nazioni unite che in questo momento sono in Iraq? Il Presidente degli Stati Uniti Bush ed il Primo Ministro Britannico Tony Blair insistono sul fatto che il leader iracheno Saddam Hussein stia sviluppando armi chimiche, biologiche e nucleari, presentando questa minaccia al mondo come giustificazione per la rimozione del regime di Baghdad. Alcuni membri del team delle Nazioni unite che presero parte alle investigazioni svoltesi dal 1991 al 1998 riferiscono che probabilmente l’Iraq possiede delle notevoli scorte di gas nervino ed antrace. Il paese non possiede la bomba nucleare, ma ha dei disegni, attrezzature ed esperienza per costruirla velocemente, nel momento in cui potesse venire in possesso di uranio o plutonio arricchiti adatti agli armamenti. L’intelligence americana riferisce che negli ultimi mesi sono stati fermati alcuni equipaggiamenti trasportati via nave e destinati all’Iraq, ma omette di spiegare dove o di cosa si trattasse esattamente. Si esclude, in ogni caso, che l’Iraq abbia potuto ottenere uranio o plutonio arricchiti. La risoluzione stessa obbliga l’Iraq ad osservare una stretta tabella di marcia per rispettarla. A partire dall’8 dicembre dovrà fornire un dettagliato resoconto di ogni programma che possa essere collegato alla produzione di armi biologiche, chimiche o nucleari. George Bush ha messo sull’avviso Saddam Hussein: se l’Iraq continuerà a sostenere di non possedere armi di distruzione di massa, per lui sarà l’inizio della fine dei suoi giorni come leader del paese. Tutto ciò mette gli ispettori sotto grande pressione. Le prime visite sono in corso nei siti già a lungo sospettati, in particolare quelli che stavano monitorando quando furono costretti ad andar via nel 1998, e ciò facilita in parte il loro lavoro. Questa volta hanno molto più potere rispetto alle precedenti; ad esempio possono entrare nei vasti complessi presidenziali che in passato gli erano stati proibiti. Ma anche potendo entrare nei palazzi governativi, probabilmente non troveranno niente. A tal proposito gli americani hanno già detto che l’Iraq ha avuto molto tempo a disposizione per nascondere qualsiasi evidente connessione con i suoi programmi di armamento. Tra i luoghi scelti per nascondere le prove potrebbero esserci strutture e laboratori inseriti in edifici urbani dall’aspetto comune, oppure documenti ed armi potrebbero essere spostati in continuazione. Di fatto si chiede agli ispettori di scoprire se vi sono missili armati con testate chimiche o degli stock di agenti biologici precedentemente non scoperti, che possano potenzialmente essere usati per fabbricare queste armi. Dovranno anche intervistare scienziati e ufficiali delle forze armate irachene. La vera difficoltà stà nel fatto che spesso gli equipaggiamenti e i siti di produzione e ricerca hanno finalità sia civile che militare. In Iraq vi sono un gran numero di impianti petrolchimici che hanno un doppio uso. Il consigliere per la sicurezza di George Bush ha ammesso, nei giorni scorsi, che attaccheranno l’Iraq anche se gli ispettori delle Nazioni unite non dovessero trovare armi. L’ex ministro della difesa Peter Kilfoyle dice: «l’America sta ingannando il mondo facendo credere di appoggiare le ispezioni. Il presidente Bush intende entrare in guerra anche se gli ispettori non troveranno nulla. Questa è una presa in giro dell’intero procedimento attuato dall’Onu ed evidenzia la reale determinazione dell’America a bombardare l’Iraq». Il dr. Perle, presidente del consiglio per le politiche di difesa Americano dichiara: «supponiamo di essere capaci a trovare qualcuno che sia stato coinvolto nello sviluppo delle armi e ci dica che esistono depositi di gas nervino, che non possono essere scoperti perché ben nascosti. Voi pensate che sarebbe veramente necessario entrare in possesso di questi agenti chimici per poter essere convinti della loro esistenza?» Peter Kilfoyle è rimasto atterrito ascoltando queste ammissioni: «Saddam è talmente odiato in Iraq che non sarà difficile trovare qualcuno che dica di essere testimone della costruzione di queste armi». Una prospettiva agghiacciante.

Pubblicato

Venerdì 6 Dicembre 2002

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