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Migros vola, il personale è a terra

di

Francesco Bonsaver
Un altro migliaio di impieghi in meno e un utile di 754 milioni di franchi, il miglior risultato degli ultimi anni . Questi gli aspetti salienti della conferenza stampa di mercoledi dei vertici della Migros durante la presentazione del bilancio 2006. Il numero uno della vendita al dettaglio passa dagli oltre 85 mila del 2002, ai meno di 80 mila dipendenti di quest'anno. Oltre 5 mila posti di lavoro in meno nell'arco di 5 anni. Ma non è solo la Migros a comportarsi in questo modo. La sua diretta concorrente Coop ha aumentato di 568 persone il suo contingente tra il 2005 e il 2006, ma si tratta di impieghi a tempo parziale. I posti a tempo pieno sono invece diminuiti di 99 unità. È la tendenza in atto nel settore della vendita al dettaglio, che mira a ridurre il personale e ad una maggiore flessibilità oraria dei dipendenti per ottenere una migliore produttività. Ne abbiamo discusso con Andreas Rieger, copresidente di Unia e coresponsabile del settore terziario.

Andreas Rieger, come valutare l'annuncio di una nuova soppressione di posti di lavoro alla Migros?
In tutto il settore della vendita al dettaglio si constata una tendenza ad una politica di contenimento dei posti di lavoro. La strategia è chiara: diminuire la parte della spesa salariale per rapporto alla cifra di affari. È la risposta alle concorrenti Aldi e Lidl (catene di supermercati tedeschi, ndr.) che hanno dei prezzi inferiori in parte grazie ad una produttività più elevata. A titolo di esempio, per Aldi e Lidl, i costi del personale rappresentano il 4-5 per cento della cifra d'affari. Invece, per Migros essi costituiscono il 20 per cento e per Coop il 17 per cento. Queste ultime stanno, lentamente e progressivamente, abbassando i loro costi del personale. Ma difficilmente riusciranno a raggiungere la stessa percentuale di Aldi e Lidl perché queste hanno un numero molto inferiore di prodotti in vendita, contrariamente a Migros e Coop. Questo porta ad una ondata di compressione dei posti di lavoro che si traduce per il personale in una maggiore flessibilità del tempo di lavoro. Ma che influiscono sulla produttività vi sono anche le nuove tecnologie, ad esempio nella logistica.
In questo contesto, in futuro le condizioni di lavoro nella vendita al dettaglio sembrano dunque destinate a peggiorare...
Il pericolo esiste. Una migliore tecnologia potrebbere essere anche un fatto positivo, nel senso che potrebbe alleggerire il peso del lavoro per il personale. Ma il rischio molto probabile è che aumenterà ulteriormente la flessibilità richiesta al personale, peggiorandone le condizioni di lavoro a parità di salario.
L'anno scorso, durante la presentazione del bilancio 2005, Herbert Bolliger, direttore generale di Migros Svizzera, aveva affermato che la riduzione del personale era forzatamente uguale all'aumento salariale negoziato. Cioè visto che nel 2005 l'aumento salariale concordato era del 1,5 – 2 per cento, la riduzione dei posti di lavoro sono state della stessa percentuale.
È semplicemente ridicolo. Ciò che più conta in senso economico è sviluppare la produttività. La diminuzione del personale è dovuta allo sviluppo della produttività. L'aumento dei salari non ha nulla a che vedere.
Dunque il punto centrale è l'aumento della produttività?
Chiariamo un cosa. Non siamo per principio contrari ad una più alta produttività. L'aumento della produttività in se non è negativo per il personale se corrisponde ad un alleggerimento del lavoro. La questione è di sapere se i dipendenti approfittano dell'aumento della produttività in termini di miglioramenti salariali, o di una diminuzione del tempo di lavoro o dei due aspetti combinati. Se invece l'aumento della produttività è dovuto unicamente ad una compressione del lavoro e ad una flessibilizzazione accresciuta del tempo di lavoro, essa è negativa per i salariati.
Per poter influire su queste decisioni, sarebbe necessario che i sindacati rappresentativi ed importanti come Unia possano partecipare alle trattative contrattuali con Migros. Finora però il gigante arancione si è rifiutato di avere come partner contrattuale il sindacato Unia. Ci sono delle novità in questo senso?
Non c'è nulla di nuovo. Noi chiediamo di poter partecipare alla elaborazione delle trattative, ma senza essere sottoposti a clausole che ci impediscano di informare e comunicare con i nostri associati apertamente e sviluppare delle campagne.
La politica di Migros di esclusione dei sindacati realmente rappresentativi, come la si può valutare?
L'atteggiamento attuale di Migros è in contraddizione flagrante con lo spirito e lo statuto lasciato dal suo fondatore Gottlieb Duttweiler. Vedremo fino a quando potranno vivere con questa contraddizione.

Pubblicato

Venerdì 20 Aprile 2007

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