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Micro-avvenimenti e massimo profitto

di

Mauro Marconi
Le privatizzazioni ed i loro effetti fanno parlare di sé quando ci sono delle votazioni, o quando si verificano dei disastri di grande portata ed impatto mediatico. Ma la nostra vita quotidiana è intrisa di micro-avvenimenti che non fanno notizia, che non notiamo, ma che sono strettamente legati alla logica delle privatizzazioni. Logica che scaturisce, e mi permetto solo questo breve accenno, dalla ricerca del massimo profitto. Lavorando in una stazione ferroviaria dismessa e riaperta al pubblico sotto forma di agenzia privata, mi capita spesso di essere confrontato con questi micro-avvenimenti. Ve ne voglio raccontare tre. a) In una stazione dismessa non c’è più personale ad attendere alla sicurezza dei viaggiatori e del transito dei convogli. Tutto viene gestito a distanza, telematicamente. Così, spesso, mi capita di vedere persone che attraversano candidamente i binari (per non parlare di chi pratica lo skate-board sui marciapiedi). Certo, prima guardano a destra e a sinistra, come se fossero sulle strisce pedonali di una qualsiasi strada. Ma è comunque un’operazione rischiosa. (Detto per inciso, una volta ho fatto notare il pericolo di morte ad un ragazzo che mi ha risposto «Tanto per vivere una vita così» – ma questo meriterebbe un articolo a sé). b) Mi è capitato di prendere in custodia una bambina di nove anni che in un’altra stazione dismessa ha sbagliato treno, e si è quindi trovata a viaggiare nella direzione opposta a quella che avrebbe dovuto prendere. Ho contattato i genitori ed aiutato la bambina a prendere il treno successivo. Cosa avrebbe fatto, se avesse trovato la porta chiusa? Avrei gradito poterla affidare ad un controllore che la aiutasse a raggiungere la sua destinazione, ma il treno al quale l’ho accompagnata ne era privo. Ha viaggiato sola. c)Mi è capitato anche di aiutare una donna ultrasettantenne che aveva sbagliato fermata, mentre la figlia aveva proseguito il viaggio. La signora, una turista tedesca, si è ritrovata alla stazione sola, senza documenti, senza soldi, senza biglietto, perché la figlia aveva tutto con sé. L’ho messa in contatto con gli operatori della fermata seguente. Sono questi i micro-avvenimenti, che non fanno notizia, che non notiamo. Fino a quando non succede qualcosa. Non generano nemmeno profitto. Ed al privato quindi non interessano. Ma meritano un’attenzione, ed un servizio, pubblici. In un bel volumetto ad uso del fumatore indeciso se smettere o meno, questi viene invitato ad annotare quali inconvenienti gli derivano dalla sua abitudine di fumare. Gli vengono suggeriti, a mo’ d’esempio, alcuni aspetti quali l’alito sgradevole, il cattivo odore, i soldi spesi. Tutti micro-avvenimenti nella vita di un fumatore. Ma il volumetto funziona e c’è chi smette di fumare. Chissà se un libricino dal titolo «E se smettessi di privatizzare?», in cui ognuno potrebbe annotarsi i suoi micro-avvenimenti, non aiuterebbe un po’ tutti a disintossicarci dalla ricerca del massimo profitto?

Pubblicato

Venerdì 16 Novembre 2001

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