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Michel Platini il "Robin Hood" dei ricchi

di

Libano Zanolari
Tempi di votazioni. Tempi di trionfo della democrazia e dei "fra cercott": capponi e milioni. Chi chiede e chi offre, ma a far testo sono sempre i rapporti di potere, e ogni tipo di paura: del "Birlic" (il vero nome del Maligno secondo la zia Letizia) che induceva molti a dare qualcosa alla Chiesa; la paura del futuro che induce a votare per il partito di qualche ricco che metterà a posto il figlio. Chi cerca, chi compra, nello sport aveva sino a pochi anni fa una tariffa fissa, in franchi svizzeri, sede della nazione che ospita Comitato Olimpico e Uefa: 50'000. A Losanna c'era un'agenzia diretta dal figlio di un membro del Cio che chiedeva 50'000 franchi non per corrompere (figuriamoci!), ma per "presentare un dossier convincente sulla candidatura".
Ma ora arriva Michel Platini e dice che almeno in un mondo, il suo, quello del calcio, si fa come il famoso difensore del Panathinaikos Augias: si spazza  l'area di rigore, anzi… la stalla. Il calcio al calcio (boh?), il gioco è superiore al "business" (riboh?), i ricchi non devono diventare più ricchi e schiacciare i poveri, politici e giudici non devono più mettere le loro zampe nella nobile pasta dello sport. Con questo "programma" il Re operaio Michel ha battuto per 27 a 23 l'"orso di Solna" il massiccio evenziano svedese Lennart Johansson, anche grazie ai voti procacciati dal "Cardinal Mazzarino delle Alpi" il vallesano Sepp Blatter, presidente della Federazione Mondiale di calcio. La "Süddeutsche Zeitung" sostiene che Platini è un portaborse di Blatter che gli ha fatto ottenere i voti del pacchetto est (ex Urss ed ex Yugoslavia) e lo ha definito "Blattini": un mostro che domina il mondo (del calcio). E qual'era il programma sportivo-politico dello sconfitto Johansson? A questo punto uno immagina lo svedese come un trafficone. A chi gli chiedeva perché non faceva campagna elettorale Lennart rispondeva: perché la mia campagna è già stata fatta: è il mio comportamento in questi ultimi anni. Vero: Johansson ha vinto un terribile braccio di ferro ma ha dovuto fare compromesso per non perdere tutto contro il G14 la potente lobby dei club più ricchi d'Europa ispirata dal Milan di Berlusconi e Galliani, dalla Juve di Agnelli (il maestro di Platini per sua definizione) dal Real Madrid e dal Bayern di Monaco: volevano una superlega di tipo americano, a numero chiuso (il loro!): così, senza mai il rischio di non partecipazione, di no relegazione, sarebbero eternamente stati in Paradiso, si sarebbero eternamente spartiti il malloppo come la Banda del Buco e non avrebbero mai accettato un Basilea o un Thun regolarmente qualificati, per esempio. Ora la grande rivoluzione di Platini è la seguente: le grandi potenze, i ricchi, invece di iscrivere quattro squadre, due direttamente nel tabellone principale e due in qualifica, ne iscriveranno solo tre che però andranno direttamente al turno principale: se non è zuppa… Insomma Platini è un Robin Hood dei ricchi che invece di dare dieci cinghiali e cinque pernici al Barone e una gallina al contadino, statuisce che il Barone oltre alla gallina debba dare al paesano anche i resti del pranzo domenicale. È di moda: una remota venatura di socialismo è apparsa fra chi banchetta in continuazione.

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Venerdì 2 Febbraio 2007

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