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«Mi sento tradita dalle nostre banche»

di

Veronica Galster
Come si può spiegare tanta  indignazione da parte della popolazione verso i bonus che le banche distribuiscono ai loro collaboratori? Un caso come tanti, quello di Maria, pensionata che si è vista dimezzare i risparmi di una vita, può aiutare a capire.

Quella di Maria, settantasette anni, è una storia come tante altre, di una signora di origini modeste che ha lavorato sodo tutta la vita, rinunciando a vacanze e sfizi per poter far studiare le sue figlie e mettere da parte qualche soldo per la vecchiaia. Giunta in Svizzera nel 1955 in cerca di lavoro assieme al marito, come tanti immigrati, avevano costruito una casa al loro paese, nel bergamasco, con l'idea di andarci poi a vivere una volta in pensione. Ma il marito muore prima. La casa è un costo, le ipoteche salgono. Informandosi un po' tra i suoi conoscenti, con rammarico decide che è meglio vendere la casa e mettere i soldi in banca. Al sicuro. Secondo i suoi calcoli, con quello che l'istituto di credito dice che frutteranno, riuscirà tranquillamente a coprire le spese fino verso i novant'anni.
Orgogliosa di aver gestito bene la sua vita da immigrata senza essere di peso allo stato che l'ha ospitata, nel 1999 Maria, oramai quasi settantenne, decide quindi di affidare tutti i suoi risparmi, circa 140mila franchi, ad una grande banca svizzera. Lei non è una conoscitrice del settore investimenti, ma si fida del suo consulente e del fatto che gli istituti di credito elvetici siano molto rinomati in tutto il mondo, e quindi, dal suo punto di vista, sicuri. «L'unica cosa che avevo chiesto allora» racconta Maria «era di non investire in dollari, perchè avevo sentito dire che non era un investimento sicuro».
All'inizio di quest'anno, sentendo parlare della crisi dei mercati finanziari, Maria decide di contattare il suo consulente bancario per chiedergli come sono messi i suoi soldi. Grandi sono la sorpresa e lo sconforto nello scoprire che il 60 per cento del suo capitale è svanito nel nulla. Maria chiede spiegazioni, non riesce a capacitarsi di questa grave perdita.
«Mi rispondono che, probabilmente, chi si è occupato dei miei investimenti nel 1999, lo ha fatto senza troppo prendere in conto la mia età e i miei mezzi per capire cosa significava comperare tale pacchetto piuttosto che tal altro» dice Maria. In questo caso, non è stato fatto un investimento ponderato (come la banca dice che succede abitualmente con le persone di una certa età), ma sono state comperate prevalentemente obbligazioni americane, in parte in franchi e in parte in dollari. Dopodichè, tra il 1999 e il 2009, apparentemente più nessuno si è degnato di dare un'occhiata a questi investimenti.
Il risultato oggi è che, oltre a dover rivedere i suoi piani per il futuro e dover cercare un appartamento che costi meno, dalla situazione di cui andava tanto fiera di potersi mantenere da sola, Maria si vede costretta a riempire i formulari per la richiesta della prestazione complementare. Per qualcuno questa può essere una cosa di poco conto, ma lei ne fa una questione di dignità. Dignità che sente di aver perso vedendosi costretta a chiedere un aiuto finanziario. «Mi sento tradita dalle banche svizzere nelle quali, come tanta altra gente, avevo creduto» dice, e aggiunge di sentirsi «una stupida ad aver voluto mettere i soldi li invece di spenderli e godermeli». Il suo progetto era quello di mettere qualcosa da parte anche per le sue figlie, mentre ora teme di dover chiedere loro qualcosa, tutte le certezze che aveva sono svanite assieme al suo capitale e questo ha ripercussioni non da poco sul suo morale. Al momento non riesce ancora a rassegnarsi a questa idea, è arrabbiata, ma non può esternare la sua rabbia perchè le viene detto che «siamo tutti sulla stessa barca», che anche il suo consulente bancario ha perso tanti soldi, che non è colpa di nessuno, è andata così e basta.


Compro, rivendo e intasco

I bonus dovrebbero avere una funzione incitativa per i dipendenti delle banche, e far sì che questi producano il maggior beneficio possibile all'istituto di credito. Tuttavia, se quest'ultimo continua ad essere generoso con i suoi collaboratori anche in caso di risultati negativi, è lecito domandarsi se il risultato sperato potrà essere comunque ottenuto, evitando delle cattive performance. Inoltre i manager partecipano fortemente ai benefici della banca per la quale lavorano, ma non alle sue perdite, il che costituisce un fattore di rischio. In sintesi, il sistema di bonus, spinge a concludere operazioni che portano un guadagno immediato, così da ricevere il bonus, senza doversi troppo preoccupare del fatto che magari nel lungo periodo tali operazioni potrebbero rivelarsi poco sostenibili.
Il problema non concerne però solo il sistema di retribuzione, ma può risiedere nella banca stessa. In effetti, come sottolinea su "Le Temps" Hans Geiger, professore all'istituto di studi bancari dell'Università di Zurigo, se la banca fosse obbligata a conservare almeno il 20 per cento della categoria di titoli che  compera e rivende, si preoccuperebbe certamente di verificarne fino in fondo la qualità. Mentre invece, potendoli rivendere tutti senza conservarli nel proprio bilancio, la qualità di tali titoli diventa per lei secondaria. Secondo Geiger, il modello ideale sarebbe quello dei banchieri privati, essendo i dirigenti anche i proprietari della banca, e quindi indissolubilmente legati all'andamento degli affari di quest'ultima.
Il sistema di retribuzione del settore bancario va rivisto, poiché basato sul guadagno a breve termine, con pesanti riper-
cussioni economiche (come stiamo vedendo). Alcuni istituti di credito hanno iniziato una politica di bonus diversa, con una distribuzione dei "premi" ripartita su alcuni anni. Questo con lo scopo di portare i collaboratori ad assumersi i rischi che prendono, tenendoli legati più a lungo allo stesso datore di lavoro. Questo però non è sufficiente, i criteri che regolano la componente variabile del salario (bonus) restano troppo generici e quindi soggetti ad interpretazioni.


«C'è bonus e bonus»

I bonus delle banche sono ormai argomento di conversazione anche al bar. Cosa siano questi bonus, apparentemente irrinunciabili, e chi li riceva sembra però ancora poco chiaro. Per Denise Chervet, segretaria centrale dell'Associazione svizzera degli impiegati di banca (Asib), «bisogna distinguere tra due tipi di bonus: quelli stratosferici destinati ai dirigenti delle banche, e i bonus più modesti (che rappresentano un salario mensile, raramente due) destinati agli impiegati».
Per gli impiegati, i bonus sostituiscono di fatto la tredicesima, soppressa nel settore bancario una decina di anni fa. Negli anni novanta infatti, le banche hanno deciso di ripartire la tredicesima sulle dodici mensilità integrandola nello stipendio. Inizialmente il lavoratore non vedeva differenze rispetto a prima: l'aumento di salario mensile corrispondeva realmente ad un tredicesimo stipendio.
La maggior parte dei contratti di lavoro nelle banche prevede una quota fissa e una quota variabile del salario, i bonus fanno parte della parte variabile. «Negli ultimi anni la parte di salario fissa è stata congelata», rileva Chervet, «e la crescita di salario ha interessato quasi esclusivamente la parte variabile. Il meccanismo dei bonus è quindi legato al fatto che gli stipendi fissi di chi lavora in banca non siano stati adattati all'aumento del costo della vita. Togliere i bonus vorrebbe quindi dire ridurre gli stipendi mensili degli impiegati, stipendi che sono mediamente dell'ordine dei 6 mila franchi nella maggioranza dei cantoni, e salgono a 7'670 franchi sulle piazze finanziarie  (Zurigo, Ginevra, Lugano, Basilea)».

Pubblicato

Venerdì 13 Febbraio 2009

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