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Mi disse: “Meglio sfruttato che disoccupato”

di

Villi Hermann
Durante i miei tre viaggi in Cina nel 2006, 2007 e 2008 ho filmato e fotografato nelle province del Sichuan, Guangdong, Hunan, Chongqing, Anhui, Jiangsu, Shanxi, Jiangxi, Hebei e nella Mongolia Interna. Quello che ho visto è parziale, settoriale e anche molto soggettivo. Sono stato colpito soprattutto dalla disparità nella vita quotidiana da una provincia all'altra e tra le regioni rurali e quelle urbane.

Dalla campagna alle megalopoli

Lo spostamento di migranti all'interno della Cina è una realtà che mi ha profondamente colpito. Attualmente, secondo una statistica ufficiale del 2006, ci sono 131,8 milioni di migranti interni. Si parla di "internal migration" o anche di "floating population". Un terzo della popolazione di Pechino è costituito da migranti.
A Pechino nei quartieri destinati alla demolizione ho visto ogni tanto sulle facciate delle case graffiti di ribellione: "Opponiamoci alla distruzione per dare forza al popolo" o "Stabilità sociale", un fenomeno piuttosto raro in Cina secondo il nostro interprete. Gli abitanti sfrattati sono stati rialloggiati nella periferia di Pechino, e le case vuote sono state occupate temporaneamente, in attesa delle loro demolizione, da migranti clandestini che vivono in stanze strapiene, con poca igiene, nutrendosi sempre dello stesso pasto, verdure e pasta (noodle soup), perché devono risparmiare per mantenere la famiglia rimasta in  campagna. In generale questi operai lavorano 11 ore al giorno e 26 giorni al mese e guadagnano circa la metà di un salario medio cinese.
Nella città di Shenzhen, nella quale ho seguito vari migranti, su 14 milioni d'abitanti, 12 milioni sono migranti. Con tutte le problematiche che ne derivano: lavoro nero, poca o nessuna assistenza medica e sociale. Nei grandi centri di sviluppo questi migranti sono spesso discriminati e sfruttati e non possono esercitare nessuna attività sociale e politica in quanto non dovrebbero allontanarsi dal loro domicilio (in campagna). Questi migranti provenienti delle province rurali di Anhui, Jiangxi, Henan o Sichuan spesso hanno lasciato in campagna i loro cari: genitori anziani, mogli e figli.
Nel Sichuan ho vissuto da un contadino che non teneva più il maiale perché costava troppo e non c'erano resti per nutrirlo. Aveva solo galline e anatre. Questo fatto mi ha profondamente colpito: per me un contadino che non può più permettersi di ingrassare suini non è più un contadino, tanto più che i cinesi mangiano tanta carne di maiale, quindi un mercato per questa carne ci sarebbe. Il contadino che mi ospitava vive solo grazie ai soldi che il fratello manda dalla grande città. D'altra parte il fratello, come tanti migranti nelle megalopoli cinesi, si lamenta al telefono: si sente solo, depresso ed è pessimista per il suo futuro.

Il carbone, il vero oro nero

Da oltre 30 anni non avevo più respirato l'odore del carbone. Questo ricordo olfattivo risaliva all'epoca dei miei studi a Londra. A Londra mi aveva colpito l'odore costante del carbone, dovuto al riscaldamento a carbone delle case. Come nell'Unione sovietica riconoscevo ovunque, negli alberghi, nelle scale delle abitazioni, nei cinema, l'odore persistente del cavolo mescolato a quello del carbone, in Cina ho ritrovato l'odore e la presenza, anche fisica, del carbone. In certe regioni della Cina la terra, i piazzali, le auto, la biancheria, i giardini e le case sono ricoperti da polvere di carbone. Si vive con il carbone e probabilmente ne ho ancora nei polmoni. Ma sicuramente non come i minatori cinesi.
Ho filmato nella regione del Datong, il maggiore centro di estrazione di carbone.
Il presidente cinese Hu Jintao è sceso nelle miniere del Datong, dove sono sceso anch'io ma senza guida né delegazione. Lui incitava i minatori a lavorare anche durante le vacanze e ad aumentare la produzione, perché tutta la Cina dipende dal carbone, per l'elettricità, per il trasporto, per il riscaldamento, per le stufe di casa e per le cucine domestiche. Ma come si fa ad aumentare la produzione aumentando anche la protezione dei lavoratori? I minatori con i quali ho parlato mi facevano capire che lavoravano anche a cottimo e che i controlli medici erano assenti. Il minatore che abbiamo intervistato diceva che aveva male dappertutto, alle ginocchia e alla schiena in particolare, e che tossiva di continuo. Aveva fatto l'ultimo controllo medico 15 anni fa; oggi ha 53 anni. A quest'età un minatore dovrebbe già essere in pensione o almeno lavorare in superficie e non a 400 o 700 metri di profondità. Parlava di macchinari obsoleti, di ventilatori deboli e diceva che i profitti degli ultimi anni non sono andati nella "modernizzazione", ma sono spariti. Era molto irritato dal fatto che doveva pagare anche gli scarti dell'estrazione che gli servivano per cucinare e riscaldare la stanza: usava una casseruola come forno. Tuttavia abbiamo capito che il grande problema delle zone carbonifere come il Datong è un altro, cioè le cosiddette miniere abusive, dove si scava illegalmente, senza concessione, senza controlli e anche di notte, il tutto sotto la direzione di affaristi poco scrupolosi. Il carbone è diventato l'oro nero della Cina. Solo nella provincia dello Shanxi ci sono tra 3 mila e 4 mila miniere illegali.
Un dato di fatto molto preoccupante ed inquietante è che gran parte dei minatori sono uomini che provengono delle campagne, che fuggono i campi che non danno più abbastanza da mangiare. "Diventano" minatori e si ritrovano esposti a tutti i pericoli della miniera. Sono pagati secondo il rendimento, non hanno nessuna sicurezza sociale e si dice che sono loro a doverci mettere gli abiti da lavoro e gli attrezzi. Mi ricordano le ricerche effettuate per il mio film "San Gottardo". Durante la lavorazione di questo film, nel 1977, erano presenti nella galleria autostradale minatori iugoslavi e bergamaschi con una grande esperienza lavorativa, ma anche turchi con poca esperienza che, per mancanza di un comportamento professionale, ho poi ritrovato negli ospedali.
Certo le statistiche ci informano che ogni anno i morti nelle miniere cinesi diminuiscono. In confronto ai 6 mila degli anni precedenti, nel 2007 se ne contano "solamente" 3 mila 786. Ma le statistiche tralasciano la silicosi e le altre malattie croniche. E dietro ogni morto c'è sempre una tragedia famigliare.

Ragazzi lavoratori, quale futuro?

Con i soldi risparmiati quasi tutti migranti fanno lo stesso investimento. Per prima cosa pagano al loro figlio, spesso unico, la scuola o gli studi. (In Cina tutto si paga, anche "il diritto" di avere un secondo figlio). Poi riattano la casa dove vivono i loro figli lasciati sotto la custodia dei nonni. Sistemano l'acqua corrente e le finestre che fino a poco tempo prima erano dei buchi tappati con della plastica e installano un angolo cucina che prima era una stufa aperta. Il pavimento è in terra battuta e i muri di mattoni fatti di malta mescolata con paglia.
Ovunque in campagna si notano gli alti camini con i forni per far cuocere l'argilla. Ho visitato un posto dove si estraeva l'argilla e si facevano asciugare i mattoni per poi farli cuocere. I lavoratori provenivano tutti da una valle della provincia del Sichuan. Tutto il gruppo viveva insieme nelle vicinanze, c'erano anche giovani mamme con i loro bimbi.
Una parte dei lavoratori sembrava minorenne. La legge proibisce di lavorare prima dei 16 anni ma le statistiche di organizzazioni straniere che sorvegliano le condizioni di lavoro in Cina parlano di 10 milioni di bambini al lavoro in Cina e menzionano uno sfruttamento disumano. Il lavoro minorile è considerato un "segreto di stato". È classificato come "Jimi", che vuol dire top secret, e chi trasgredisce questa legge rischia l'arresto immediato. Il nostro interprete ha insistito perché lasciassimo rapidamente la fabbrica di mattoni,  come il nostro autista che era molto nervoso.
Ma chi controlla l'età dei lavoratori? Il sindacato non esiste o meglio, il cosiddetto sindacato è controllato dal "management". Non per nulla i traduttori ufficiali cinesi fanno fatica a tradurre e a spiegare la parola "sindacato". Inoltre nei quartieri dove si vendono fotocopiatrici e materiale di computer, si trovano offerte per farsi una carta d'identità in poco tempo e a poco costo. Si offrono anche patenti di guida e ogni tipo di documento utile nella vita quotidiana, documenti persi o non ancora in possesso. Tutto può essere falsificato in pochi minuti e a costi modesti. Controllare l'età dei ragazzi lavoratori, soprattutto quando la richiesta di una manodopera sempre più a buon marcato aumenta, diventa molto difficile. Negli ultimi anni si assiste ad un incremento dell'analfabetizzazione, perché sempre più ragazzi e ragazze in età scolastica (come diceva il nostro interprete, che non hanno terminato «the basic education») lasciano le regioni rurali per trovare lavoro. Ma come si farà a lungo termine a produrre materiale di alta tecnologia con personale scarsamente educato e formato?

E perché la merce prodotta dai cinesi è così a buon mercato per noi? Perché la manodopera in Cina non costa nulla! Il carbone che produce tutta l'energia cinese è ancora poco caro e i sacrifici umani non vengono contabilizzati nel mondo globalizzato. I lavoratori sanno di essere sfruttati ma, come mi diceva un migrante del Sichuan, «meglio sfruttato che disoccupato».

Pubblicato

Venerdì 11 Luglio 2008

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