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Metti un contratto in vetrina

di

Sabina Zanini
L’accordo tra sindacati e Fox Town viene stipulato nel 1996. Ma nasce con una spina nel fianco: la concessione del lavoro domenicale. Pure se con i dovuti supplementi di paga, s’intende. Allora si era in un periodo di crisi occupazionale e la concessione fu fatta in virtù della possibilità che offriva il centro commerciale di risollevare le sorti di una zona particolarmente depressa quale il Mendrisiotto. A maggio il contratto è stato disdetto e la scorsa settimana è stato rinnovato con degli importanti miglioramenti a favore dei lavoratori. Anzi, dei miglioramenti tali che si auspica facciano scuola per il resto del settore che da anni vive in una sorta di limbo contrattuale. Ne abbiamo discusso col sindacalista del Sindacato edilizia e industria (Sei), Luca Gatti. Illustriamo l’appena stipulato contratto col Fox Town procedendo di conquista in conquista. La prima è il divieto del lavoro su chiamata. Questo a Mendrisio ma com’è la situazione nel resto del settore della vendita? Per il resto del settore, tranne le catene con contratti o regolamenti interni, attualmente si è in regime di contratto normale, emanato dal Cantone, e non vincolante. Non comprende norme concernenti il lavoro su chiamata ma il Sei non intende demordere su questo punto. Si entrerà in discussione in merito ad un contratto collettivo per tutto il settore della vendita solo se sarà garantito il divieto del lavoro su chiamata. Intanto nei grandi magazzini si continua allegramente a praticare il lavoro su chiamata… Sì, alla Manor o al Denner, ad esempio. Per contro nei piccoli negozi è paradossalmente meno praticato: se hanno bisogno di qualche ora in più chiedono ore straordinarie al loro personale. È un problema che riscontriamo piuttosto nella grande distribuzione. Quando nei grandi magazzini stabiliscono che in una certa fascia oraria c’è un vuoto o un rallentamento dell’attività preferiscono mandare a casa gli impiegati. Se poi, invece, le previsioni non si avverano allora il personale viene richiamato. E così quest’ultimo deve mantenersi sempre a disposizione, in balia di eventuali cali o impennate di attività. Un episodio eloquente: alla Manor di Balerna è successo che una signora, lavoratrice frontaliera, nel suo giorno di libero è stata chiamata a casa alle 11:30 per venire a fare solo un’ora di lavoro, dalle 12:30 alle 13:30. Non credo che quel che ha guadagnato le sia valso il viaggio. Un’altra importante conquista per il Fox Town: la riduzione degli orari di lavoro che, entro il 2004, dovrebbero essere portati a 40 ore la settimana. Dapprima qualche considerazione generale: nei grandi magazzini come Coop e Migros le ore di lavoro la settimana ammontano a 41, ma al Jumbo c’è gente che lavora anche 44 ore la settimana. È sicuro che la riduzione del carico orario di lavoro aumenterà la qualità di vita dei collaboratori. Un punto che sta molto a cuore, e giustamente, ai lavoratori: la paga. Al momento della disdetta del vecchio contratto, a maggio, rivendicavate aumenti salariali di 600 franchi. Cosa avete ottenuto? Infatti il Sei chiedeva 600 franchi, l’Ocst ne chiedeva 500 e ne abbiamo ottenuti 550, certamente un buon risultato! Altro aspetto positivo del Ccl Fox Town è che il rincaro è dovuto automaticamente. Quindi nel 2003 i lavoratori riceveranno carovita e, in più, un aumento di 100 franchi quale aumento reale: cosa ce ne faremmo di un salario più alto se quello non bastasse a compensare il rincaro del costo della vita. Per la fine del periodo contrattuale, cioè il 2006, siamo sicuri di raggiungere i 3000 franchi mensili anche per i lavoratori non qualificati. In termini di stipendi gioca un ruolo importante pure l’eventuale qualificazione professionale o l’esperienza lavorativa. In questo contratto siamo riusciti a far passare il seguente concetto: chi lavora da 5 anni nel settore deve essere parificato a chi ha una formazione di due anni e due anni di esperienza. Quindi verrà riconosciuta anche la formazione sul campo e non importa se sia stata acquisita in un negozio al di fuori del centro Fox Town. C’è un dato oggettivo da rilevare. Se andiamo a vedere in quali settori lavorano i cosiddetti «working poors» scopriamo che la maggior parte è impiegata nel settore alberghiero, della ristorazione o della vendita, appunto. Tale tesi è proprio emersa nel corso della Conferenza professionale. Dobbiamo smettere di considerare come sussidiari i redditi di chi lavora in questi settori. D’accordo, nelle vendite troviamo spesso donne «a carico» di qualcuno, marito o famiglia che sia. D’altra parte come farebbero ad affrancarsi? È impossibile vivere soli con certi stipendi. Inoltre il discorso del «reddito sussidiario» poteva essere vero fino a 15 anni fa. La realtà ora è quella di ragazze che non possono andare a vivere sole perché materialmente non ce la fanno a sbarcare il lunario con stipendi tra i 2600 e i 2700 franchi. Il contratto col Fox Town segna una vera e propria svolta nell’ambito delle contrattazioni: lascia ben sperare che un Contratto collettivo decente sia estendibile a tutto il settore. Le medesime condizioni contrattuali le avevamo sottoposte pure alla Federcommercio ma finora ci hanno sempre risposto picche. Speriamo che il successo di queste trattative costituisca un segnale per le successive trattative. A ben vedere, sotto il cappello del Fox Town troviamo una miriade di negozi di piccole dimensioni. Paragonabili, per dimensioni, ai negozi che possiamo trovare in un centro cittadino... Sì, ma, evidentemente, il Fox Town dispone di un «management» più lungimirante che ha capito che con il personale qualificato e soddisfatto delle proprie condizioni lavorative il negozio rende di più, ma è chiaro che per trovarlo bisogna offrire retribuzioni adeguate. Un’unica ombra sul contratto Fox Town: il permesso di lavorare la domenica. Quali problemi pone? Il lavoro domenicale al Fox Town è confermato. E per noi rimane una spina nel fianco. Prima di andare a trattare con i dirigenti del centro abbiamo organizzato delle assemblee col personale. In quella sede abbiamo posto l’interrogativo del lavoro domenicale. La maggior parte dei partecipanti, con le condizioni che si intravedevamo, non era così avversa al lavoro domenicale. Comunque sono previsti i supplementi di paga per il lavoro domenicale come pure per gli straordinari. In queste questioni emergono spesso differenze tra impiegati con figli (relativamente pochi) e impiegati senza prole. Oltre a ciò molte ragazze vivono in Italia. Una di loro mi ha detto senza mezzi termini che se lavorasse in Italia guadagnerebbe 2’000’000 di lire (circa 1600 franchi) e dovrebbe lavorare tutte le domeniche. In questa prospettiva è certamente meglio lavorare due domeniche al mese con uno stipendio che convertito in lire ammonta a circa 4’000’000. D’altra parte quella concessione è frutto della cattiva congiuntura economica di quando è stato inaugurato il centro commerciale. Ma il pericolo è sempre imminente: rischiamo che, visto che al Fox Town possono lavorare anche di domenica, si faccia avanti, un giorno o l’altro, qualcuno della Federcommercio a pretendere la stessa concessione per tutto il settore, senza offrire condizioni salariali e contrattuali adeguate.

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Venerdì 5 Ottobre 2001

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