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Metallurgici in lotta

di

Generoso Chiaradonna
Ristrutturazioni e licenziamenti, nell'industria svizzera e non solo, si stanno susseguendo a ritmo vertiginoso. I segnali di rallentamento dell’economia mondiale sono evidenti. È questo il quadro in cui il sindacato dei lavoratori della metallurgia e dell’orologeria deve operare. A margine della presentazione alla stampa dei punti guida della trattativa salariale, abbiamo rivolto alcune domande a Renzo Ambrosetti, presidente nazionale del sindacato Flmo. Quali sono le rivendicazioni del sindacato Flmo per il settore dell'industria delle macchine? Nell'industria delle macchine le trattative non vengono portate avanti a livello centrale ma fatte azienda per azienda fra la direzione e la commissione aziendale. Se fra direzione e commissione non si arriva ad un accordo c'è la possibilità di chiedere l'intervento dell'associazione padronale e sindacato ai fini di una mediazione. Se anche la mediazione non ha esito positivo, una delle parti, generalmente quella sindacale, chiede l'intervento di un tribunale arbitrale costituito da un presidente neutro, scelto di comune intesa tra le parti; ed ognuna delle medesime designa un proprio giudice assessore. Questo tirbunale riascolta la direzione, la commissione, il sindacato e l'associazione padronale e se non si arriva ancora ad una soluzione, lo stesso emana la sua sentenza che è inappellabile e vincolante per le parti. Questa è la procedura che abbiamo nel settore dell’industria metalmeccanica sottoposta alla convenzione nazionale della metallurgia. Nel merito della politica salariale, il sindacato dà delle indicazioni di massima, tenuto conto della situazione del ramo, di quella occupazionale e degl indici del costo della vita e della produttività. Su cosa punta il sindacato? Per questa tornata di trattative salariali, la nostra indicazione principe è al primo punto la piena compensazione del rincaro. Quando abbiamo fatto le nostre valutazioni in agosto, si parlava di un rincaro di 1,5-1.7 per cento. Ora, i dati aggiornati parlano di 1,2 per cento. Per noi, la questione del rincaro e quindi del mantenimento del potere d'acquisto, rimane un punto fermo della trattativa. Negli ultimi 10 anni è stato un tema bistrattato, soprattutto da parte padronale. Per gli industriali è sempre stata solo una componente del tutto o per lo meno quella considerata di meno. Noi vogliamo fortissmamente rimettere al centro la questione del rincaro. Quale altra rivendicazione sul tappeto? La seconda rivendicazione è l'aumento anche reale dei salari. Noi l’abbiamo cifrato al 5 per cento, compreso il rincaro e riteniamo che questo aumento reale dei salari debba essere corrisposto tenuto conto che abbiamo alle nostre spalle degli anni di crisi in cui pur aumentando la produttivita (numero di unità prodotte per un'ora di lavoro) e licenziando un sacco di lavoratori, i salari sono rimasti al palo anzi hanno subito una leggera diminuzione. Quindi si tratta di recuperare il terreno perduto finora. Altri punti delle trattaive riguarderanno i salari minimi mensili. Non dovranno esserci salari lordi inferiori a 3'500 franchi e soprattutto, parità salariale tra uomini e donne. Chi fa lo stesso lavoro e ha le stesse competenze deve essere pagato allo stesso modo, indipendentemente dal suo sesso. Inoltre, aziendalmente potrà vertire su temi quali il tempo libero o da dedicare alla formazione professionale, che può essere considerato un modo alternativo di aumenti reali. Rientrano comunque nel complesso delle richieste avanzate dal Sindacato Flmo. Si tratta quindi di richieste ragionevoli? Ritengo che siano richieste ragionevolissime che non creano difficoltà neanche dal punto di vista della competitività alle imprese svizzere. I nostri vicini europei, si pensi alla Germania, mercato principale per la nostra industria delle esportazioni, negli anni scorsi hanno ottenuto aumenti salariali, in termini percentuali, più consistenti. Bisogna tenere conto che gli aumenti salariali non si tramutano automaticamente in aumenti, di pari importo, del costo dei prodotti finiti ma incidono unicamente nella misura di un terzo. Il nostro è uno sforzo anche a favore dell'economia in generale. Se i salari aumentano, aumentano anche i consumi e il sistema economico ne traggono beneficio. Si calcola, approssimativamente, che un aumento dell’uno per cento della massa salariale svizzera genera la creazione di 18’000 posti di lavoro. Tornando alle disparità salariali tra uomini e donne. Quali sono le giustificazioni che adduce la controparte padronale per continuare a mantenerle? Normalmente si portano una serie di scuse. Si dice che le donne si assentano di più, non possono fare tutta una serie di lavori. Ma sono appunto scuse. Noi della Flmo, ribadiamo che a parità di competenze, la dove si svolge la stessa attività, ci deve essere parità di salario. Ricordo che la componenete femminile non è sporadica ma ben rappresentata, soprattutto nelle aziende che operano nel settore dell’alta tecnologia e nell’orologeria. I segnali dell’economia mondiale mostrano un rallentamento e si annunciano licenziamenti massicci anche nel settore dell’industria. La ABB ha annunciato 12’000 licenziamenti. Questo tema può essere utilizzato dalle associazioni padronali per frenare le richieste sindacali? Sui licenziamenti annunciati ci sono almeno due aspetti da tenere presente. Uno è un problema di management e di errori commessi in passato, come nel caso della ABB che ha effettuato riorganizzazioni aziendali a più riprese negli scorsi anni, e l’altro è l’occhio puntato alla redditività del capitale e il modo più semplice per risolvere i problemi è licenziare. Probabilmente il rallentamento dell’economia, incominciato negli Usa, anche se non si sa ancora quali ripercussioni avrà in Europa, sarà utilizzato dalla parte padronale come arma di discussione. Ma va altresì ricordato che non c’è, da questo punti di vista, nulla di nuovo sotto il sole. In primavera, alla vigilia delle assemblee degli azionisti, le aziende sono floride, in autunno in prossimità delle trattative salariali, le cifre diventano sempre più rosse e tira aria di crisi. Queste notizie di licenziamenti non creano insicurezza negli operai che magari non sono addentro a determinati meccanismi? Gli operai, in determinate aziende, sono molto informati e si rendono conto perfettamente degli errori di strategia industriale commessi dalla direzione. Questi licenziamenti sacrificano persone e competenze professionali all’altare del profitto finanziario. A questo stato di cose deve reagire anche il padronato. Non è possibile che la piazza industriale svizzera venga smantellata unicamente per favorire operazioni di massimizazzione della redditività del capitale. Faccio un esempio: la Sulzer, fiore all’occhiello dell’industria svizzera è passata, nel giro di 10-15 anni, da 24 mila addetti in Svizzera a 800. Noi della Flmo ci assumiamo un ruolo di responsabilità sociale; le associazioni padronali devono fare altrettanto.

Pubblicato

Venerdì 7 Settembre 2001

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