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Merck Serono chiude e si defila

di

Silvano De Pietro
Nonostante la ferma protesta che dura ormai da due mesi, il gruppo tedesco Merck Serono ha comunicato di mantenere ferme le sue decisioni, cioè la chiusura della sua sede di Ginevra e quella di Coinsins, il licenziamento di 500 persone e il trasferimento all'estero di altri 750 posti di lavoro. Il personale è furioso: mobilitazione e scioperi non sono serviti a smuovere una direzione d'impresa piuttosto arrogante, che non ha voluto neppure prestar orecchio alle autorità politiche che hanno sostenuto proposte alternative credibili.

Martedì scorso, all'annuncio che Merck Serono considerava definitivo il suo piano di ristrutturazione, circa cinquecento dipendenti riuniti in assemblea generale hanno deciso lo sciopero ad oltranza a partire da mercoledì 20 giugno. Per esprimere la loro collera, gli impiegati si sono poi assiepati a centinaia davanti all'entrata principale della sede della ditta, sfidando le decine di agenti di sicurezza privati che la direzione di Merck Serono ha ingaggiato. Ciò nonostante, l'assemblea del personale ha deliberato di mantenere davanti alla sede della società un «accampamento di indignati». La direzione ha risposto alzando il tono: in una e-mail indirizzata ai dipendenti ha ricordato loro che rimane vietato ogni manifestazione o segnale rumoroso di protesta all'interno dell'edificio; e che le stampanti della società non devono essere utilizzate per sostenere le rivendicazioni del personale. Ormai è scontro duro.
«Prego con insistenza il Dipartimento ginevrino del lavoro ad intervenire per trattare un vero piano sociale», ha detto il segretario regionale di Unia, Alessandro Pelizzari. Quello proposto dall'impresa appare oggettivamente ridicolo: un mese di salario d'indennità per ogni anno di anzianità di servizio. In Spagna, invece, Merck Serono ha offerto due mesi per anno di anzianità. Non si capisce, quindi, perché in Spagna il plafond dell'indennità media è stato fissato dalla ditta a 380 mila euro e in Svizzera solo a 150 mila franchi. Uno dei delegati del personale, Stéphane Henchoz, che ha partecipato alla discussione sul piano sociale, ha detto che la direzione ha respinto ogni diversa proposta fatta dal personale. La ditta si è limitata a qualche piccolo miglioramento, abbassando per esempio a 56 anni il limite dei 58 anni per il diritto alla pensione anticipata.
In un'intervista al quotidiano Le Temps, il direttore della divisione di biotecnologia del gruppo Merck, Stefan Oschmann, ha negato che la società abbia respinto le proposte del personale. Qualcuna, come quella dell'età di pensionamento anticipato, è stata accolta. Ed ha aggiunto che la proposta relativa al fondo di 30 milioni di euro per progetti di creazione di imprese sono ancora allo studio. Questo fondo, secondo Oschmann, sarebbe «generoso» e comparato «a quelli decisi in occasione di altre ristrutturazioni in Svizzera». Quanto alla differenza rispetto ai piani sociali proposti da Merk Serono in Spagna o in Germania, Oschmann ha detto che «è veramente impossibile comparare le condizioni sociali e le legislazioni del lavoro nei diversi Paesi. Nessun dipendente può aspettarsi di ottenere in caso di licenziamento condizioni simili nel mondo intero. Il piano sociale in Svizzera è corretto se comparato a quelli del sistema industriale locale».
Insomma, da quest'orecchio Merck Serono non ci sente. Da qui la decisione dell'assemblea del personale di rinnovare il suo appello alle autorità politiche, affinché intervengano per mediare in questo conflitto. Anzi, nelle intenzioni dei lavoratori lo sciopero dovrebbe servire soprattutto a provocare la mediazione politica. Ciò che viene chiesto in particolare alle autorità è di fare il possibile per realizzare in tempi ragionevoli un istituto polivalente di biotecnologia che permetta di mantenere nella regione dell'Arco Lemanico le competenze attualmente presenti nei laboratori di Merck Serono. Questo piano, che va comunque negoziato con Merk Serono, era già stato discusso nei giorni scorsi da una task-force costituita da rappresentanti della Confederazione, del cantone, dell'università e dei sindacati.
La speranza di riuscire a sfondare su questa strada è alimentata anche dall'intervento dello stesso  consigliere federale Johann Schneider-Ammann, ministro dell'economia, che il 12 giugno ha incontrato i manifestanti sulla "place des Nations". Ai dipendenti di Merck Serono il ministro ha riconosciuto la serietà delle loro proposte ed ha promesso il sostegno della Confederazione per realizzarle. Tali proposte sono quelle formulate in una petizione corredata di 15.000 firme e consegnata al Dipartimento federale dell'economia. In essa si chiede alla Confederazione di sostenere concretamente, con mezzi finanziari, i progetti alternativi sviluppati insieme nella task-force; di sostenere le autorità ginevrine nel necessario coordinamento tra i differenti attori, quali gli istituti di ricerca, i cantoni e le commissioni federali competenti; di creare le condizioni-quadro favorevoli alla realizzazione di questi progetti.
Da questi sforzi sembra volersi sfilare il gruppo Merk Serono, che non ha ancora dato alcun segnale alle autorità. «Dovrebbero almeno dirci quali attivi intendono apportare, sotto forma di locali o di molecole, per esempio», ha dichiarato il ministro cantonale dell'economia e presidente del Consiglio di Stato di Ginevra, Pierre-François Unger. Ad irritarlo è proprio la passività di Merck Serono, che così facendo ritarda l'avanzamento del progetto. Tutti gli altri partner vogliono evidentemente vederci chiaro, prima di impegnarsi. Si tratta pur sempre di un investimento globale di 300 milioni di franchi. Secondo Unger, il minimo che possa fare Merck Serono, dopo aver confermato la soppressione di diverse centinaia di posti di lavoro, è di dare al progetto «un contributo significativo a livello di 100 milioni di franchi».
Per il governo cantonale i 30 milioni messi a disposizione da Serono sono «del tutto insufficienti». Il progetto messo a punto dalla task-force prevede la creazione di un istituto di ricerca in biotecnologia. Questa opzione richiede il riacquisto di certi attivi di Serono. È una soluzione già sperimentata in altri Paesi. Istituti di scienza applicata in regioni votate alla biotecnologia esistono già, per esempio a Boston, dove c'è il celebre Mit (Massachusetts Institute of Technology), o presso l'Università di Lovanio, in Belgio. Occorrono però investimenti notevoli. E sono cose che non si creano dall'oggi al domani. Il denaro e il tempo, dunque, sono i maggiori ostacoli che si frappongono ad una soddisfacente soluzione di questa vicenda.
Ma Merck Serono non risponde a tono a queste esigenze. Della disponibilità finanziaria abbiamo detto. Quanto al tempo, la direzione si è limitata a dire che i dipendenti saranno informati sulla loro situazione individuale entro la fine del mese di luglio. La chiusura del sito di Ginevra è prevista per la metà del 2013, mentre quella di Coinsins avverrà nel 2014. Nei due mesi passati dal primo annuncio in aprile, il capo della sede ginevrina della multinazionale, François Naef, ha detto che questo tempo è stato impiegato «per ascoltare un certo numero di proposte del personale». Peccato che le richieste accolte sono poca cosa, mentre sull'obiettivo importante la direzione tace e prende tempo. Un brutto segnale.

Pubblicato

Venerdì 22 Giugno 2012

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