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McDonald's, I'm lovin it?

di

Stefano Guerra
Impiego notturno e domenicale di giovani non autorizzato, occupazione per più di 6 giorni consecutivi, confisca del diritto alle pause, al riposo giornaliero e settimanale. La Legge sul lavoro continua ad essere poco più di carta straccia per McDonald’s Svizzera. A dirlo, con altre parole, è un rapporto interno che il seco ha stilato sulla scorta dell’esito dei controlli effettuati negli ultimi mesi dagli ispettorati cantonali del lavoro in 54 ristoranti del colosso del fast-food in Svizzera. Dalle ispezioni emerge un quadro desolante. In 39 dei 54 ristoranti controllati sono state riscontrate infrazioni alle disposizioni legali concernenti durata del lavoro e riposo; in 25 di essi le infrazioni scoperte sono definite «gravi» o «massive» dal Segretariato di Stato dell’economia. La direzione di McDonald’s Svizzera per ora non rilascia dichiarazioni. Il sindacato del settore terziario unia, dal canto suo, ritiene che i risultati dei controlli promossi dal seco dimostrano che le infrazioni alla Legge sul lavoro e al contratto collettivo da parte del colosso del fast-food in Svizzera non sono dei casi isolati, bensì una pratica diffusa e persistente. I controlli promossi dal seco sono una conseguenza della serie di abusi (salari inferiori ai minimi contrattuali, mancata concessione delle pause, eccetera) venuti a galla lo scorso mese di agosto in alcune filiali di licenziatari McDonald’s nella Svizzera orientale. A seguito delle rivelazioni dei mass-media, la società con sede a Crissier (presente in Svizzera dal 1976, forte di 140 ristoranti ai quattro angoli del paese e di 7’100 collaboratrici e collaboratori) è stata obbligata a versare arretrati salariali (in alcuni casi fino a 30 mila franchi) a centinaia di lavoratrici e lavoratori. Nel frattempo il seco aveva reso attenta la direzione di McDonald’s Svizzera ai suoi obblighi legali e incaricato gli ispettorati cantonali del lavoro di effettuare dei controlli sul riposo e sulla durata del lavoro. «La direzione di McDonald’s ha riconosciuto i problemi e ci ha assicurato che avrebbe fatto di tutto affinché le disposizioni legali fossero rispettate», si legge nella lettera che il Segretariato di Stato dell’economia ha spedito il 2 aprile agli ispettorati del lavoro. Mesi dopo, si scopre che poco o nulla è stato fatto. A inizio aprile, 16 ispettorati del lavoro su 26 avevano risposto alla sollecitazione del seco. Dalla sintesi dei loro rapporti emerge che in 39 ristoranti su 54 sono state riscontrate infrazioni di diversa entità alla Legge sul lavoro. In 25 di essi le infrazioni venute alla luce sono considerate «gravi» o «massive» (si tratta essenzialmente dell’impiego notturno e domenicale di giovani, dell’occupazione per più di 6 giorni consecutivi, della mancata concessione delle pause e del riposo giornaliero e settimanale). In 14 ristoranti gli ispettori hanno scoperto infrazioni definite «leggere», mentre in 15 ristoranti non è emerso nessun abuso. Il seco giudica «gravi» le infrazioni scoperte nei cantoni di Basilea città, Basilea campagna, Lucerna, Neuchâtel, San Gallo, Ticino (in ristoranti che dipendono direttamente dalla casa madre e non in franchising, si veda anche articolo sotto) e Vaud. Nei cantoni di Friburgo, Ginevra, Sciaffusa e Soletta sono state rilevate infrazioni leggere, mentre nessuna infrazione è emersa dai controlli effettuati nei cantoni di Svitto e Turgovia. Nella lettera in cui sintetizza i risultati dei controlli, il seco prega gli ispettorati del lavoro di non adottare per ora «altre misure» (leggi denunce penali per infrazione alla Legge sul lavoro) nei confronti dei ristoranti controllati. Le autorità cantonali d’esecuzione della Legge sul lavoro, si precisa, verranno informate delle misure decise dopo una riunione fra il seco e la direzione di McDonald’s Svizzera prevista entro la fine del mese. La società per ora si rifiuta di commentare i risultati del sondaggio promosso dal seco. Nina Krucker di Trimedia Communications – l’agenzia che cura in Svizzera la comunicazione del numero 1 del fast-food – afferma che McDonald’s Svizzera non intende prendere posizione adesso sui risultati dei controlli in quanto essi «non sono ancora pubblici» e poiché a fine mese «ci sarà un incontro fra il Segretariato di Stato dell’economia e la direzione di McDonald’s Svizzera». La direzione del gigante del fast-food, dal canto suo, fa sapere ad area che è prematuro commentare dati i cui «dettagli non sono chiari». Ad avere qualcosa da dire è invece Andreas Rieger, co-presidente del sindacato del settore terziario unia (si veda anche, qui sotto, l’intervista al segretario centrale di unia Mauro Moretto): «È uno scandalo che un’impresa così standardizzata, che produce gli stessi hamburger in tutto il mondo, non sia capace di controllare le condizioni di lavoro dei suoi ristoranti. O meglio: ne sono sicuramente capaci, ma sembra che questo per loro non sia importante», dice Rieger. «McDonald’s Svizzera – prosegue il co-presidente di unia – si era difesa qualche mese fa affermando che quelli scoperti nella Svizzera orientale erano casi isolati. Questo è la prova flagrante che non è vero. Dopo le rivelazioni dello scorso mese di agosto i responsabili del personale non hanno fatto il lavoro che dovevano fare: hanno avuto tutto il tempo necessario per mettere ordine, non l’hanno fatto». Secondo Rieger, l’aumento delle sanzioni previste dal Contratto collettivo di lavoro (Ccl) e, come suggerisce anche il seco, la formazione dei titolari di licenze McDonald’s alle disposizioni della legge sul lavoro, potrebbero contribuire in futuro a contenere gli abusi. Mai però come gli auto-controlli e le denunce da parte dei lavoratori e delle lavoratrici stessi di McDonald’s Svizzera, al momento virtualmente non organizzati ed estremamente reticenti a denunciare chi offre loro un impiego ai margini di Ccl, Legge sul lavoro e dignità. "Casi isolati", ritornello stonato Le infrazioni nei ristoranti di McDonald’s Svizzera riscontrate negli ultimi mesi dagli ispettorati cantonali del lavoro (si veda articolo sopra) non stupiscono Mauro Moretto: «Purtroppo non sono sorpreso: ciò che è stato constatato adesso rispecchia quasi esattamente su scala nazionale ciò che avevamo denunciato l’anno scorso nel canton San Gallo», dice il segretario centrale del sindacato del terziario unia. La scusa dei “casi isolati” è «una musichetta che da anni dobbiamo ascoltare». «Quando li abbiamo colti in flagrante hanno sempre affermato che loro rispettano le leggi e si sono sempre detti molto dispiaciuti e pronti a risolvere i singoli casi. Sono pronti a riconoscere gli errori, a risarcire, dando così l’impressione che tutto è stato messo a posto. Fino al prossimo caso. È la loro strategia, e bisogna riconoscere che in questo sono molto abili», spiega Moretto augurandosi che «i controlli effettuati quasi a tappeto in tutta la Svizzera spingano McDonald’s a prestare maggiore attenzione a quanto sta scritto nella Legge sul lavoro e nel contratto collettivo». Pensate di denunciare McDonald’s Svizzera? Lo valuteremo. Molto dipenderà dalla possibilità di coinvolgere lavoratori e lavoratrici, cosa tutt’altro che facile. In tutto il settore, non solo da McDonald’s, chi viene da noi a denunciare condizioni di lavoro inadeguate rappresenta l’eccezione, la punta dell’iceberg. Persone che per necessità, non per scelta, hanno impieghi precari ci pensano dieci volte prima di denunciare delle infrazioni. Come è successo ad esempio mesi fa nei McDonald’s sangallesi, spesso lo fanno solo una volta lasciato l’impiego o una volta licenziate. In caso di violazioni della Legge sul lavoro, le denunce penali a mio avviso sono la ultima ratio, uno strumento a cui ricorrere quando sono state esaurite altre opzioni. Spesso infatti le cose vanno per le lunghe, non è detto che l’impresa nel frattempo aggiusti le cose. Infine le multe quasi sempre sono ridicole. Quali misure dovrebbe adottare McDonald’s Svizzera per evitare il ripetersi delle situazioni documentate dal seco? Innanzi tutto bisognerebbe informare i titolari di una licenza dei doveri che derivano dalla Legge sul lavoro e dal contratto collettivo. Dopo gli abusi di San Gallo abbiamo fatto pressione in questo senso sul responsabile delle risorse umane di McDonald’s Svizzera. Lui ci ha promesso che avrebbe informato in modo capillare i gerenti e ci ha invitati a denunciare altri abusi o negligenze, cosa che abbiamo fatto sistematicamente negli ultimi mesi. La direzione della ditta deve assumere le sue responsabilità, non può continuare a lavarsi le mani dicendo che si tratta di negligenze isolate da parte dei gerenti, estranee alla volontà dell’impresa. Abusi formato Big Mac in Ticino Pause non rispettate, riposo giornaliero e settimanale non concesso, intervalli di lavoro ignorati, impiego non autorizzato di giovani durante la notte e la domenica. Il Ticino non sfugge alla legge McDonald’s. Il seco (si veda articolo sopra) ha definito «gravi» le infrazioni commesse nei suoi ristoranti a sud delle Alpi. Ma il rapporto che il Segretariato di Stato dell’economia ha spedito a Bellinzona a inizio mese non soddisfa l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro: perché i McDonald’s visitati e colti in flagrante dagli ispettori cantonali sono tre e non uno come indicato nel rapporto; e perché in tutti e tre è stata riscontrata un’infrazione (quella relativa all’impiego notturno e domenicale di giovani al di sotto dei 19 anni) passibile di denuncia penale. L’Ufficio dell’ispettorato del lavoro sta valutando proprio in questi giorni la possibilità di denunciare McDonald’s Svizzera al Ministero pubblico per infrazione alla Legge federale sul lavoro. Dando seguito alla richiesta del seco, l’11 e il 12 febbraio gli ispettori ticinesi hanno visitato i McDonald’s di Lugano-Pazzallo, Locarno-Muralto e Sant’Antonino, ristoranti da qualche mese non più gestiti da terzi ma dipendenti direttamente dalla casa madre. Si è trattato della prima ispezione vera e propria effettuata nei ristoranti McDonald’s a sud delle Alpi da quando il colosso del fast-food sbarcò in Ticino 10 anni fa. Sulla base dei rapporti stilati dagli ispettorati cantonali del lavoro, il seco ha allestito una tabella di valutazione che però non riflette la realtà dei controlli effettuati e delle infrazioni commesse in Ticino. A far notare l’omissione al Segretariato di Stato dell’economia è stato lo stesso ispettorato cantonale del lavoro. Il 5 aprile il capoufficio Federico Del Don ha scritto a Berna sottolineando da un lato che i ristoranti visitati dagli ispettori sono tre (Lugano-Pazzallo, Locarno-Muralto e Sant’Antonino), dall’altro che in tutti e tre sono state riscontrate infrazioni gravi alla Legge federale sul lavoro. Oltre a quelle citate nel rapporto del seco ve ne sono altre che sono state omesse, fra cui l’occupazione di lavoratori e lavoratrici per più di 6 giorni consecutivi. Del Don nella e-mail spedita nelle scorse settimane alla Direzione del lavoro del seco sottolinea inoltre la grave situazione relativa all’impiego di giovani nei ristoranti McDonald’s del cantone. In tutti e tre gli esercizi controllati sono stati scoperti casi di giovani al di sotto dei 19 anni impiegati la notte o la domenica. Secondo la Legge federale sul lavoro nell’industria, nell’artigianato e nel commercio, tale infrazione è passibile di denuncia penale anche se commessa per negligenza: «Il datore di lavoro è punibile se viola le prescrizioni in materia di: a) protezione della salute nel lavoro e approvazione dei piani, intenzionalmente o per negligenza; b) durata del lavoro e del riposo, intenzionalmente; c) protezione speciale dei giovani o delle donne, intenzionalmente o per negligenza», recita il capoverso 1 dell’articolo 59 (il corsivo è nostro). Pur affermando di voler attendere eventuali sviluppi a livello nazionale (a giorni ci sarà un’incontro fra seco e direzione di McDonald’s Svizzera), l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro sta valutando la possibilità di sporgere denuncia penale al Ministero pubblico. Una possibilità tutt’altro che remota, stando a fonti dell’ispettorato cantonale. Il primo ristorante familiare McDonald’s in Ticino venne aperto 10 anni fa a Pazzallo. Da allora ne sorsero altri a Morbio Inferiore, Coldrerio (fu il primo McDonald’s “autostradale” in Svizzera), Bellinzona, Locarno-Muralto, Lugano e nelle immediate vicinanze dell’aeroporto di Lugano-Agno. L’ultimo McDonald’s aperto al sud delle Alpi fu quello di Sant’Antonino, inaugurato il 22 dicembre 2000. Fino allo scorso mese di ottobre tutti i ristoranti erano gestiti dalla Diemacona, società anonima con sede a Pazzallo, iscritta il 29 ottobre 1993 al Registro di commercio di Lugano e joint-partner di McDonald’s Svizzera secondo una formula che permette ai licenziatari della casa madre di gestire fino a 12 ristoranti. In liquidazione dalla fine di ottobre 2003, la Diemacona Sa ha nel frattempo restituito sette degli otto ristoranti ticinesi a McDonald’s Svizzera. Al momento attuale quello di via Zorzi a Bellinzona è rimasto il solo McDonald’s in Ticino ad essere gestito da terzi. Titolare della licenza è Patricia Dietliker-Arrigoni, moglie dell’ex presidente della Diemacona Sa.

Pubblicato

Venerdì 23 Aprile 2004

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