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L'Italia di Renzi

Mattarella, il colpo da maestro

di

Loris Campetti

Il nuovo uomo della provvidenza festeggia il suo primo anno di governo, ma al brindisi decide di non invitare il vecchio uomo della provvidenza, quello che per 12 mesi si era dimostrato il suo più fedele alleato.

Matteo Renzi ha diverse ragioni per festeggiare: ripescando dallo stagno della Prima Repubblica la pratica delle alleanze a geometria variabile, il presidente del Consiglio è riuscito a restare in sella agendo a seconda delle circostanze e della convenienza almeno tre diverse alleanze, da quella classica di governo con l’Ncd di Alfano, a quella con Berlusconi e Forza Italia, fino a (minacciare) l’alleanza con la sinistra di Sel.

 

A ogni cambiamento di rotta Renzi è riuscito a portarsi a casa un drappello di parlamentari: l’ala governativa di Sel guidata da Gennaro Migliore, arruolato neanche nel Pd ma direttamente nel nascente Partito della nazione del premier, e oggi è proprio lui, il Migliore, il candidato renziano per la conquista della Campania; poi ci sono gli ex grillini, svariate decine di transfughi che formano la raggiera della seconda ruota di scorta; ed ecco altri otto-dieci parlamentari, questa volta in fuga dai centristi di Scelta civica di Supermario Monti il giorno prima dell’inizio di un congresso inesistente di un partito che non c’è più, tutti risucchiati dalla calamita del sindaco d’Italia per garantire la terza ruota di scorta. Infine, il colpo da maestro: proponendo, anzi imponendo il nome di Sergio Mattarella come presidente della Repubblica ricompatta il suo partito, cancella l’opposizione Sel di Vendola, che entusiasta come Bersani e tutta la minoranza dem si schiera a favore del democristiano siciliano con la faccia pulita, spacca Forza Italia che registra almeno 40 fuoriusciti che invece di astenersi come chiedeva Berlusconi, nel segreto dell’urna votano Mattarella. Neanche a dirlo, quel nome magico ingloba l’Ncd di Alfano e i democristiani sparsi in tutti i cespugli della politica italiana. Una mossa magistrale, la mossa del cavallo di chi sostiene di non aver più bisogno della complicità berlusconiana grazie alle numerose ruote di scorta supplementari. Patto del Nazareno addio? Un colpo da maestro secondo alcuni (l’intera sinistra riportata all’ovile), un tradimento secondo parte dei berlusconiani, dopo 12 mesi di lavori parlamentari in cui nell’80-85 per cento dei casi Forza Italia aveva votato nelle commissioni insieme al Pd.


Sarà vero? Durerà, e fino a quando, questo stato di grazia (o di disgrazia, a seconda dei punti di vista)? Certo è che il Pd è come il Grand Hôtel, con la porta girevole e personaggi che entrano e escono, come il giuslavorista Ichino, nemico giurato dello Statuto dei lavoratori, che dopo essere uscito dal Pd “colpevole” di non aver liberalizzato fino in fondo i licenziamenti era entrato in Scelta civica e ora, dopo l’affaire Mattarella, annuncia il suo ritorno. Scilipoti e Razzi, comprati con grande scandalo pubblico dal partito di Berlusconi, impallidiscono di fronte alla spregiudicata campagna acquisti di Renzi. La controriforma del lavoro, quella della Costituzione, quella della legge elettorale si fanno con chi ci sta. Berlusconi si rassegni. Ma Berlusconi sedotto e abbandonato brancola nel buio, è messo in mezzo da tutta Forza Italia, da destra e, si fa per dire, da sinistra e dichiara morto il patto del Nazareno, ma trema per i suoi interessi e vorrebbe riportare indietro le lancette della storia alla stagione degli amori con Renzi (costi delle concessioni tv e minicondono per gli evasori per cancellare l’interdizione dell’ex cavaliere dalla politica, non sono che due delle contropartite del patto segreto del Nazareno). E così torna d’obbligo il vecchio patto di Forza Italia con la Lega, con quel fenomeno di Salvini in grande ascesa che si è già dimenticato di aver giurato “con Berlusconi mai più”.


In questo clima di gattopardismo tipicamente italiano, anche le relazioni internazionali di Renzi sono segnate dal tradimento: poche ore dopo la straordinaria vittoria di Alexis Tsipras alle elezioni greche, Renzi aveva accolto con doni e solidarietà l’uomo che vuole cambiare le regole truffaldine dell’Europa, salvo poi accucciarsi nell’arco di pochi giorni ai piedi della Merkel per far fuori definitivamente Tsipras e la Grecia.


Dunque, sbancato da Renzi quel poco che restava della tradizione comunista italiana, moriremo democristiani. Con un unico vantaggio che ha per nome Mattarella, non esattamente un renziano, certamente un antiberlusconiano, un appassionato sostenitore della Costituzione. Speriamo che sia capace di stupirci, così come in passato ci aveva stupito un altro democristiano: Oscar Luigi Scalfaro.

Pubblicato

Giovedì 12 Febbraio 2015

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