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Masoni col trucco

di

Generoso Chiaradonna
Il tormentone Ticino Turismo, non accenna a placarsi. È di questi giorni una lettera inviata da Daniele Besomi, docente presso la Scuola superiore di albergheria e turismo (Ssat) di Bellinzona all’assemblea dell’Ente ticenese per il turismo (Ett). L’oggetto del contendere sono i preannunciati “studi” sull’impatto economico del turismo sulla nostra regione. Ricordiamo, brevemente, che alcune settimane fa uno dei soci dell’Ett, Pietro Vanetti, aveva convocato l’assemblea dell’ente per sottoporle lo stanziamento di un credito volto alla preparazione un nuovo metodo di valutazione, ovviamente dal lato economico, del fenomeno turismo. Inutile dire che il credito fu respinto. La ragione? Secondo Marina Masoni, presidente di Ticino Turismo, sono già allo studio ricerche analoghe (uno del Seco e l’altro della Ssat) e aveva liquidato come un inutile e costoso doppione la richiesta di Vanetti. In particolare sul lavoro Saat, si è detto testualmente che «la ricerca, che coinvolge anche gli studenti dell’ultimo anno in un lavoro di diploma, è condotto dal prof. Daniele Besomi. Dovrebbe essere pubblicata nel tardo autunno di quest’anno. Il costo di questa ricerca – stando alle indicazioni di massima del Dipartimento competente – è nettamente inferiore all’importo di 200 mila franchi». Da qui la lettera di Besomi per precisare scopo e natura della ricerca scolastica che nulla ha che vedere con la metodologia richiesta da Vanetti (conto satellite). «… il Cda ha invocato quale ragione per il rigetto una ricerca scolastica da me diretta alla Scuola superiore di albergheria e turismo (Ssat). Temo di dover precisare in proposito che a quest’ultima sono stati consapevolmente attribuiti scopi, caratteristiche e tempistiche del tutto irragionevoli». Ciò che contesta Besomi è anche il modo subdolo con cui sono state assunte le informazioni. «Le informazioni sono state assunte senza interpellare la fonte diretta ma tramite alti funzionari del Dfee del Decs, i quali le hanno esplicitamente riconosciute come “molto vaghe”; forse ha anche un significato il fatto che queste siano state ricercate a poche ore dall’inizio dell’assemblea Ett del 17 febbraio». Prima precisazione il numero degli studenti. «…non “gli studenti dell’ultimo anno”, ma solo due di questi, (peraltro autori della ricerca e non mano d’opera a basso costo)». Anche gli obiettivi e i tempi sono stati stravolti o male interpretati dal Cda dell’Ett: «…agli obiettivi (eminentemente didattici, seppure volti a definire una misura di un aspetto concreto della realtà turistica cantonale: il turismo di giornata), e ai tempi (sarebbe evidentemente impossibile completare uno ‘studio’ dell’impatto economico del turismo in Ticino in meno di un anno con l’ausilio di due studenti e beneficiando di risorse finanziarie equivalenti a un’ora settimanale di stipendio: senza contare oltretutto che la stagionalità del fenomeno turistico richiede osservazioni annuali). L’implicito suggerimento all’assemblea Ett che la ricerca in corso alla Ssat potesse in qualche modo essere sostitutiva, e a costi molto minori, di quanto proposto da Vanetti è dunque, anche solo sulla base di queste considerazioni, del tutto fuorviante. Una riflessione riguardante più specificamente il conto satellite solleva tuttavia ulteriori perplessità. «Questo metodo di rappresentare il ruolo del turismo – scrive Besomi – in un sistema economico richiede, oltre alla raccolta di numerosi dati riguardanti le interdipendenze tra i vari settori economici e informazioni sulle caratteristiche della spesa dei turisti, un apparato tecnico-analitico fuori della portata non solo della Ssat (nonostante i rudimenti vi siano insegnati), ma anche dello stesso Ufficio federale di statistica, che ha dovuto demandarne la realizzazione al laboratorio di economia applicata dell’Università di Ginevra». E questo la dice lunga sulla professionalità di chi è chiamato a gestire il Turismo ticinese. La maggiore perplessità, tuttavia, non riguarda le lacune tecniche della Saat, ma l’interpretazione che la ricerca scolastica sarebbe più o meno equivalente a un conto satellite. «Ciò rivela un’incomprensione di fondo: il conto satellite non è una raccolta di statistiche con le quali, per riprendere l’espressione di un socio durante l’assemblea, si possono riempire i cimiteri. Il conto satellite è un modello, vale a dire una rappresentazione schematica delle relazioni tra il turismo e il resto del sistema produttivo e distributivo…». Tuttavia, nonostante le qualifiche di “inutile” e “spreco di denaro” con cui è stata apostrofata la proposta Vanetti, sono sempre più chiari i benefici che esso porta. «La sua preparazione è pertanto sollecitata da Ocse, Unione europea e da diversi organismi privati che rappresentano interessi turistici: il solo World travel and tourism council, un’organizzazione che raggruppa un centinaio tra i maggiori operatori turistici, ha investito milioni di dollari per finanziare l’elaborazione di conti satellite per un centinaio di paesi. Non meraviglia pertanto che i maggiori paesi industrializzati (compresa la Svizzera) stiano preparando tali conti, persino nell’Africa Sub-Shahariana si sta lavorando in questo senso. La domanda se sia opportuno impiegare una parte dei fondi che il Gran Consiglio ha recentemente stanziato per il turismo per realizzare un tale conto anche per il Ticino non è dunque oziosa.L’assemblea è libera di decidere ciò che meglio crede: mi chiedo tuttavia se le informazioni che ha ricevuto su questa difficile materia siano state appropriate».

Pubblicato

Venerdì 21 Marzo 2003

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