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Marx in campo all'Old Trafford

di

Libano Zanolari
I grandi che si ritirano perché è giunta l’ora o perché vittime di troppi infortuni non ritornano mai – «they never come back» – non ce la fanno, dice una massima inglese. E sono sovente patetici. Eppure, proprio in questi giorni, uno è riuscito nella difficile impresa: K. Marx. Non solo: Marx ritorna al centro dell’attenzione proprio nel paese (l’Inghilterra) e nella città (Manchester) da cui aveva preso spunto la sua carriera internazionale. Manchester: in quel triste sito 150 anni fa i figli del popolo non studiavano e non giocavano, passavano 12-14 ore rinchiusi in filande malsane o sui pericolosi cantieri della rivoluzione industriale per arricchire i loro padroni. Poi, le lotte socialiste imposero una schiavitù minore, sino ai diritti conquistati (ma da difendere) dei nostri giorni. Sino al sabato e alla domenica liberi per riposare e per vedere la partita di calcio. Che Marx di questi tempi guardava con sospetto: ohibò! – quegli 80 mila all’Old Trafford ad urlare per i mitici “reds”, eredi dei tessitori e dei ferrovieri. Rossi, sì, ma nelle magliette e nelle mutande. E amati da tutte le classi sociali. E per di più, mazzata finale, arriva un’astiosa maitresse sado-maso detta “Signora di Ferro” che bastona i sindacati e sostiene che il popolo deve diventare proprietario delle imprese attraverso le azioni! E allora tutti a comperare pezzetti di “Manchester United”. Tutti uguali, tutti uniti, tutti proprietari, tutti capitalisti! E Marx finisce in panchina. Sino a pochi giorni fa; quando spunta tale Malcolm Glazer, statunitense di origine lituana, e annuncia tutto giulivo che in soli 2 anni ha rastrellato il 75,8 per cento delle azioni dei “reds”! E cioè, avendo superato quota 75 per cento, secondo la legge inglese diventa proprietario del club e decide di farlo uscire dalla borsa. Addì 22 giugno dell’anno 2005. Tutti gli altri, i rimanenti azionisti, democraticamente hanno un mesetto di tempo per vendere i loro pacchetti: al signor Glazer, s’intende, e al prezzo fissato da lui medesimo (Mr. Glazer). Dopo il termine ciò che resta in mano sarà carta straccia. Nel frattempo i tifosi sono insorti. Con la loro logica spietata: vendete e comprate tutto ma non la nostra passione! Cornuti, mazziati e due volte alienati: dal loro lavoro quotidiano e dal calcio, un modo di sfuggire la prima alienazione attraverso un’altra. E hanno scoperto, per il momento, la legge del Menga (the Menga-rule, das Menga-Gesetz) che in italiano vescovile fa: «chi sta sotto, sotto stia e così sia». Dimenticavamo: i 778 milioni di euro spesi da GIazer per acquistare il Manchester possono essere addebitati al club stesso: saranno recuperati aumentando il prezzo dei biglietti d’entrata in applicazione del secondo emendamento della suddetta legge (del Menga): «chi ha pochi soldi in tasca aiuti i ricchi e li spenda!». Mai sentita? Gnuranti…

Pubblicato

Venerdì 17 Giugno 2005

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