Il conto consuntivo 2002 del Cantone, a fronte di un deficit preventivato di 151,1 milioni di franchi, presenta un disavanzo corrente di soli 42,2 milioni. Addirittura, tenendo conto del conto degli investimenti al netto degli ammortamenti, si arriva ad ottenere un avanzo di bilancio pari a 3,7 milioni di franchi. Per il quarto anno consecutivo, quindi, i dati dei consuntivi hanno importanti discrepanze rispetto a quelli a preventivo. La domanda, se non ce ne fosse bisogno, sorge spontanea: a che gioco giochiamo signora Masoni? Si continua e si persiste nell’esagerare i preventivi per giustificare poi i conseguenti tagli alla spesa? La scusa, sempre pronta, è l’inaspettato aumento del gettito fiscale delle persone giuridiche per quanto riguarda gli anni dal 1998 al 2001. Ammettiamo che sia così, che per avere i dati definitivi delle persone giuridiche di competenza bisogna aspettare 2-3 anni e che in fase di preparazione dei preventivi non se ne possa tenere conto, ma è proprio questo che crea maggiore inquietudine. La preoccupazione del Ps, dei suoi elettori e di chi ha mosso le critiche alla politica fiscale del Dipartimento delle finanze ed economia è la messa in pericolo della solidità dello Stato e del suo ruolo di regolatore della società. Il quadriennio che va dal 1998 al 2001 è stato forse quello più florido per l’economia ticinese e non solo. Gli utili delle banche presenti sulla piazza sono stati altissimi e il relativo gettito fiscale pure. Oggi non è più così. E non bisogna essere economisti da premio Nobel per rendersi conto che stiamo entrando in una crisi strutturale che non si risolverà entro pochi mesi. Gettiti sostanziosi – anche scaglionati nel tempo – non sono più garantiti, non a breve termine. È qui il punto. Come affrontare, allora, il prossimo quadriennio se le entrate fiscali saranno in fase calante? E con le casse vuote è difficile, se non impossibile, attuare politiche economiche anticicliche. Politiche che si possono riassumere nel seguente assunto: aumentare la spesa pubblica nei periodi di recessione e diminuirla in quelli di crescita. È paradossale, ma gli sgravi fiscali avrebbero avuto più senso in un periodo di vacche magre che in uno di vacche grasse.

Pubblicato il 

21.03.03

Edizione cartacea

Nessun articolo correlato