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Marina Masoni un progetto ce l’ha

di

Giuseppe Dunghi
La signora Masoni («Isoliamo Masoni…», tuona l’ultimo numero del “Caffè” riferendo sulla conferenza cantonale socialista) non è una persona cattiva o sgradevole. Tutt’altro. È gentile, parla con proprietà e soprattutto possiede una qualità per la quale bisognerebbe esserle riconoscenti: in un momento storico caratterizzato dall’appiattirsi della politica sull’economia e dal suo ridursi alla pura e semplice amministrazione, lei crede in un progetto. Riassumiamolo. Per ridistribuire in un certo modo la ricchezza nella società, occorre che il modo proposto risulti vincente rispetto a ogni altra ipotesi di ripartizione. Ma tutte le varie ipotesi poggiano sulla cultura, sulla storia, sul sentire morale delle persone, in breve sul vissuto degli uomini in un determinato momento storico. Dunque occorre agire sul piano antropologico. Bisogna cioè creare uomini e donne diversi da quelli che hanno pensato la liberazione dal bisogno, la giustizia sociale, l’uguaglianza, la fiducia reciproca, la solidarietà. Devono esistere uomini e donne poveri e impauriti. Su questo tipo umano si costruisce la cultura dell’individualismo, e su questa cultura nasceranno partiti e sindacati che democraticamente faranno scelte economiche in sintonia con il modo desiderato di distribuire la ricchezza. Praticamente: il socialismo deve coincidere con il totalitarismo; il liberalismo deve ridursi a una sua caricatura, il liberismo, in modo da non offrire più appigli alla riflessione politica; il cristianesimo in versione ciellina: via il concilio, via la Riforma, via san Tommaso, via sant’Anselmo, credo quia absurdum, bigotti di tutto il mondo unitevi, per non dover fare i conti con duemila anni di pensiero razionale. Poi si dà spazio a clown come Blocher, Berlusconi, Bossi, Haider che esprimono le pulsioni più vili dell’animo umano, oppure si affida a chierichetti zelanti, Blair, Schröder e D’Alema, il compito di spiegare che tutto va bene così. E intanto si licenzia, si fa in modo che il lavoro diventi un favore, non un diritto. E l’istruzione un privilegio. Si tratta di un progetto da incubo. Dobbiamo solo augurarci che non venga completato. Tuttavia è un progetto. E siccome l’uomo è un animale progettante (direbbe oggi Aristotele), dovremmo essere grati alla consigliera di Stato per aver riempito un vuoto umiliante. Saremmo animali altrimenti. I socialisti non possiedono nemmeno lontanamente qualcosa che somigli a un progetto di società. Se si balbetta qualcosa come «costruire il socialismo» in presenza di qualsiasi militante socialista, ci si deve aspettare una risata isterica, lunga, di quelle che per educazione di solito cerchiamo di reprimere, insomma la sigla di “Scacciapensieri”. Il vuoto. Come quando si domanda a un cattolico praticante «Quale morale, quale progetto (poiché la morale non è altro che il progetto di società che si ha in mente) hai?» e ci si sente rispondere: «La morale esposta nelle encicliche papali!». «E se non ci fossero le encicliche?», «Il papa ne scriverebbe delle altre!». Reinterpretando il celebre anacoluto manzoniano: quelli che non hanno un progetto, qualcun altro lo fa per loro.

Pubblicato

Venerdì 5 Dicembre 2003

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