Marina Masoni: deciderà il partito o il popolo liberale

Nell’ambito del fiscogate la consigliera di Stato Marina Masoni è stata invitata a dare le dimissioni. Siccome non ha infranto nessuna legge, neanche il suo partito, anche se volesse, potrebbe costringerla a ritirarsi. Sarebbe comunque contrario alla sua indole tirare i remi in barca e farsi da parte. La consigliera di Stato liberale è una persona intelligente, coerente e determinata. Sono delle qualità pregevoli proprio in un periodo in cui l’opportunismo prolifera. Tuttavia queste sue virtù, poiché le vive fin all’eccesso, mutano in debolezze: la possano mettere in situazioni imbarazzanti, perfino assurde. Ricordiamo solo il suo isolamento in governo quando continuava a sostenere la Thermoselect quando anche i sostenitori della prima ora come il collega di governo Borradori l’avevano abbandonata. La sua determinatezza nell’agire ha spesso contrastato la collegialità di governo. Appena eletta, ha commesso il primo fallo abbassando il salario minimo per i frontalieri, decisione che il governo dovette annullare. Anche nei confronti del collega di partito in governo, Gabriele Gendotti, si mostrò poco collegiale quando, davanti ai liberali di Lugano, lo spacciava quale Consigliere di Stato con potere limitato poiché, subentrato a Giuseppe Buffi, non era stato eletto direttamente. Le sue parole offensive si potevano leggere sul sito del Cantone. Il suo modo di fare politica andrebbe meglio in parlamento, dove sedette suo padre, suo modello di riferimento. Le persone convinte che la loro linea politica sia l’unica giusta, le persone che polarizzano, non sono adatte a far parte di un governo collegiale come dimostra l’incauta elezione in Consiglio federale di Christoph Blocher. Trovandoci, oggi, davanti a problemi complessi che richiedono delle soluzioni, non ci aiutano politici che preferiscono essere sconfitti in governo o in votazioni popolari anziché sacrificare un po’ della loro purezza ideologica; ci vogliono delle persone impegnate nella ricerca di soluzioni confacenti. Questo non è il problema solo di Marina Masoni e della destra che rappresenta, ma anche di taluni esponenti della sinistra. Vediamo poi come la consigliera di Stato liberale ha svolto il suo compito in situazioni difficili. Sorprende come ha informato tardi e lacunosamente i suoi colleghi di governo circa i conflitti all’interno della Divisione delle contribuzioni. Inoltre le risposte all’indirizzo del pubblico sono arrivate in diversi momenti ed erano contraddittorie. Si deve trarre l’amara conclusione che la ministra non era per niente all’altezza del suo compito e non aveva sotto controllo la divisione più importante del suo dipartimento. Poi, a proposito della fondazione di famiglia nel canton Svitto ha pronunciato l’ormai famosa frase «sono affari miei». È sbalorditiva l’incapacità della Consigliera di Stato di comprendere la gravità della sua situazione. La ministra sempre sorridente e sicura di sé ha dato però i primi segni palesi di debolezza, per esempio quando ha rifiutato di difendere nella campagna referendaria il decreto concernente le limitazioni dei sussidi, affossato dal popolo il 12 marzo. Si pongono quindi due domande. Primo: i liberali si sentiranno di riproporre Marina Masoni in vista delle elezioni del 2007? Questo quesito farà sudare i liberali tanto più in quanto gli altri partiti non interferiranno. Secondo: se Masoni sarà candidata, il popolo ticinese vuole essere ancora rappresentato da lei? A decidere saranno soprattutto le elettrici e gli elettori liberali poiché le elezioni in Ticino si fanno con il sistema proporzionale.

Pubblicato il

17.03.2006 13:30
Beat Allenbach