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Mare Nero

di

Flavia Parodi
Come faceva la canzone? «Luglio, un bagno nel petrolio, che bene che mi fa, ahi, ahi, ahi, aaaahi!» E intanto con luglio, fine di un grande tema estivo-balneare: il supposto danno ambientale causato dalla fuoriuscita di greggio nel Golfo del Messico. Eh sì, finalmente la falla è stata tamponata del tutto e così il suddetto Golfo non sarà più impreziosito da copiose barilate di oro nero.
Purtroppo però non si arresta il profluvio di discorsi ecologisti. Ma quale catastrofe si è mai prodotta? Il petrolio è sostanza naturalissima, non è assolutamente un prodotto di sintesi artificiale. Viene dalle viscere della terra e lì sta tornando, perciò risulta davvero incomprensibile tutta questa agitazione. Si guasta il plancton? Brutta notizia per le balene o che so io. Ma credo che nessuno di noi pasteggi a plancton normalmente, giusto? Muore il corallo? Pazienza. Possiamo ripiegare sulle perle, sui lapislazzuli, chiedetelo agli orafi, ai gioiellieri, sapranno orientarvi. Il petrolio si deposita sui fondali marini? Una stupenda visione futura: enormi posteggi subacquei già asfaltati. Al limite si può pensare anche ad autostrade sottomarine, l'asfalto non manca. E la zona già ora è un simpatico crocevia di traffici d'ogni sorta.
Ecco. Già mi pare di sentire le recriminazioni dei pescatori. Una categoria già di per sé lamentosa: geremiadi infinite per i predatori naturali che entrano in competizione con loro nella pesca, e poi il pesce che non è mai grande abbastanza, e poi adesso non va più bene neanche il colore. Insomma, prendete esempio dalle seppie che nel Golfo del Messico possono risparmiare il proprio inchiostro (qualcuna è persino riuscita a scrivere un libro con la tinta in esubero). Quel pesce lì poi è ottimo da mangiare: già condito con olio di prima qualità, come il tonno in scatola. Persino Barack Obama l'ha assaggiato e (purtroppo) non gli ha fatto nulla.
A proposito del presidente degli Stati Uniti, recentemente durante una vacanza in Florida ha dimostrato che anche fare il bagno in quelle acque è senza conseguenze: è uscito nero solo perché così era entrato. Meglio essere chiari. In tutti i sensi.
Se però devo mio malgrado far mie le istanze del politically correct, non capisco perché ai benpensanti stia bene un presidente americano nero ma non un mare nero. E allora cosa dovrebbero dire i paesi che nell'Est europeo si affacciano sul Mar Nero? Personalmente mi sta più antipatico il Mar Rosso, al punto che lo vorrei Mar Morto.
Torniamo per un attimo sulla terra ferma. C'è solo una fuoriuscita liquida che ancora non si riesce ad arginare: quella delle lacrime dei dirigenti Bp confrontati con perdite di utile stratosferiche. Per loro è un buco nero che produrrà solo bilanci in rosso. Di questo gli ecologisti, gli amici del cormorano non si crucciano di certo. E tutti noi se rimarremo a secco di benzina cosa daremo da bere ai nostri poveri Suv che ci guarderanno con occhi tristi, fermi nei loro box auto? Cosa metteremo nei loro capienti serbatoi desolatamente vuoti? Plancton??

Pubblicato

Venerdì 27 Agosto 2010

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